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17:35 martedì 11 agosto 2026
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.

Building the Revolution

Un'immersione nell'arte e architettura Sovietica 1915-1935 nel tempio della corona britannica

24 Novembre 2011

Londra. È uno strano momento per visitare una mostra del genere: mentre lo spazio antistante la cattedrale di St. Paul è ancora occupato da un presidio di esponenti della classe media che protesta contro i vizi e le storture del capitalismo, la Royal Academy – tempio che fu dell’ortodossia estetica nazionale, così come del prestigio della Corona – ospita una grande e interessante esposizione che intesse la storia dell’arte con l’architettura e la fotografia documentaria per raccontare la stagione creativa della massima rivoluzione proletaria del XX secolo.

C’è quindi poco da sorprendersi se l’allestimento di Building the Revolution: Soviet Art and Architecture 1915-1935 (sino al prossimo 22 gennnaio), prevede che nel cortile della RA, spazio che esprime tutta la misura e il neoclassico equilibrio di un potere monarchico capace di attraversare imperturbabile l’avvento della società di massa liberal-democratica, troneggi una costruzione futurista in acciaio rossa alta una decina di metri che si avvita nervosamente verso l’alto, quasi umiliando la statua di quel Sir Joshua Reynolds che l’Accademia fondò e davanti al quale si trova. È il modello in scala di ciò che non fu mai, ovvero il monumento alla Terza Internazionale di Vladimir Tatlin (1920), qualcosa che – se realizzato – sarebbe stato alto 400 metri e avrebbe sovrastato l’orizzonte di San Pietroburgo.

È emblematico che la mostra si apra con un modello di qualcosa di irrealizzato: un edificio “pornograficamente” modernista, molto più alto della Torre Eiffel, con tanto di aula magna, sale riunioni, auditorium, ecc., che avrebbe dovuto gridare al mondo i successi della rivoluzione. E che si chiuda con il (realizzato) Mausoleo di Lenin, contrassegno architettonico del culto della personalità brevettato da Stalin, quasi a simboleggiare l’inizio e la fine di una stagione unica e drammatica.

Building the Revolution è un tour de force attraverso le due fasi che contraddistinsero la politica culturale del regime: l’esplosione di creatività modernista della fase immediatamente successiva all’ottobre e il corrispondente riflusso perbenista e ortodosso (di segno paradossalmente borghese) del Realismo Socialista staliniano che questa stessa creatività finì per raggelare.

Il percorso è doppiamente binario. Da una parte le opere, quadri, schizzi, disegni, dell’avanguardia “classica” sovietica, suddivisa principalmente in Suprematisti e Costruttivisti: Malevič, Rodčenko, Popova, Lisickij, Klutsis. Bozzetti tanto visionari da delineare città volanti che sarebbero riemerse anni dopo da gruppi di architettura militante occidentali come il londinese Archigram. Alcuni sono piccoli gioielli, come i “chioschi propagandistici” dello stesso Klutsis. Non mancano opere note del tempo, come “Costruzione di spazio-forza” di Liubov Popova (1921).

Eppure, ad appena tre anni dal quella dedicata a Rodčenko alla Hayward Gallery, forse non è questa la parte più rivelatrice della mostra. Che spetta invece alle lucide ma anche stranianti foto di Richard Pare, fotografo di architettura che ha documentato il degrado di queste grandi opere pubbliche durante la metamorfosi dell’ex URSS nell’attuale Russia semiautoritaria e ultraliberista.

E qui s’innesca uno stimolante doppio contrasto. Le foto di Pare, scattate per lo più negli anni Novanta subito dopo l’implosione del regime, sono esibite a confronto di fotografie d’epoca degli stessi edifici provenienti da fototeche pubbliche. La giustapposizione permette di vedere l’”ora” e “l’allora” delle opere pubbliche in questione con i piani cronologici tra oggetto e documento irrimediabilmente sfasati. Si hanno immagini nuove del vecchio o vecchie del nuovo; non è data la conciliabilità tra presente e passato. Gli edifici fotografati emanano inoltre un senso drammatico di sperequazione fra l’afflato estetico e sociale di cui furono espressione e il loro stato attuale. Molti sono ancora utilizzati, ma altrettanti in rovina, simboli potenti di un esperimento che non ha avuto successo. Altro stimolante contrasto è quello tra la fulminante obsolescenza in cui versano simili creazioni dell’avanguardia e l’immediata freschezza ancora espressa dal design di alcune di esse: tra tutte, segnalerei lo stupendo Gosplan Garage di Konstantin Melnikov e V. I. Kurochkin, (del 1936) e la colossale antenna radiofonica Shabolovka di Vladimir Šuchov (1922) entrambe a Mosca e ancora in uso.

Così come a St. Paul si cercano soluzioni protestatarie a un problema eterno, le algide sale della Reale Accademia raccontano alcune delle reazioni che a questo stesso problema il passato ha tentato di fornire.

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