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Werner Herzog ha spiegato il vero significato del “pinguino nichilista”, la scena del suo documentario Encounters at the End of the World diventata un popolarissimo meme

Lo ha fatto con un reel su Instagram, in cui racconta di essere affascinato tanto dal comportamento dell'animale quanto da quello di chi ne ha fatto un meme.

29 Gennaio 2026

Werner Herzog è affascinato dall’improvvisa attenzione che sui social stanno riservando a una scena di un suo documentario di vent’anni fa. Tanto da condividere sul suo account Instagram un lungo reel in cui racconta la genesi del “pinguino nichilista”, così come è stato ribattezzato online il protagonista di uno spezzone del suo documentario del 2007 Encounters at the End of the World. Il meme, virale sui social, nasce da una scena del documentario girato in Antartide da Herzog per raccontare la vita nella base antartica di McMurdo, sull’isola di Ross. Durante quel viaggio Herzog immortalò con il suo cameraman Peter Zeitlinger un pinguino Adelia che si allontanava improvvisamente dai suoi simili, incamminandosi verso l’entroterra del continente: una direzione che lo porterà lontano dai suoi simili e dalla vita, quasi certamente alla morte. Commentando la scena, la voce fuoricampo di Herzog s’interroga sul comportamento suicida dell’animale, ipotizzando una forma di “pazzia del pinguino”.

Il passaggio, rimasto un piccolo cult per i cultori di Herzog e del documentario, ha acquisito un’improvvisa popolarità su TikTok e sui social a inizio 2026. La sequenza è stata estrapolata dal contesto e trasformata in un meme noto come “pinguino nichilista”. Il comportamento dell’animale è stato usato per rappresentare alienazione, autodistruzione consapevole o rifiuto delle convenzioni:  atteggiamenti ammirati dagli utenti che condividono il meme sui social, lamentando di essere così sopraffatti dal presente dal capire la scelta dell’animale. DesignTaxi ha ricostruito la storia del meme e rilanciato il video in cui il regista è tornato a riflettere sulla celebre scena del suo “pinguino solitario”. Spiega di essere affascinato dal mistero di quel pinguino e dal suo comportamento inspiegabile. Herzog si dice inoltre affascinato da come quelle immagini abbiano dimostrato una sorprendente capacità di parlare al pubblico, venendo continuamente reinterpretate e associate a contesti diversi. Il regista racconta inoltre di aver scelto consapevolmente, all’epoca, un voice over modulato sul registro tipico dei documentari crime per conferire alla scena lo stesso livello di enfasi e pathos narrativo, amplificando il senso di mistero e inquietudine del momento.

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