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“Toxic” ha mille vite, l’ultima ha qualcosa di horror

Mentre Britney Spears l’ha usata per commentare il nuovo documentario, il film Promising Young Woman la utilizza con un altro significato. Storia di un brano immortale, e molto importante.

19 Febbraio 2021

Nel 2003, una cantante americana ha consolidato il proprio successo con una canzone scritta da una donna inglese e tre produttori svedesi, sulla base di una melodia utilizzata in un film indiano. Eppure “Toxic” non era stata pensata per Britney Spears. Cathy Dennis aveva composto il brano inizialmente pensando a Janet Jackson, per poi offrirlo invece a Kylie Minogue e lei a sua volta, forse completamente sorda, l’aveva rifiutato. Con il suo famoso giro di archi, il video con la parrucca sintetica bionda, rossa, mora, “Toxic” grazie a Spears è diventato da allora molto più di un brano di musica pop: è la canzone che la stessa Britney ha scelto in questi giorni per pronunciarsi sull’uscita del controverso documentario Framing Britney Spears, condividendo su Instagram il video di una sua esibizione. «Non posso credere che questa performance di “Toxic” sia di 3 anni fa», poi, «quello che pensiamo di sapere sulla vita di una persona non ha niente a che fare con quanto sta dietro l’obiettivo», mentre una versione di lei del 2017 canta «there’s is no escape, I can’t wait», in un singolo immortale che è una melodia indimenticabile, una storia universale divenuta negli anni rappresentazione di un certo modo nocivo e fallimentare di trascinarsi in un rapporto.

Quella di obbligarci a leggere tra le righe è una cosa che Britney Spears ormai fa da tantissimo tempo. Da quando, apparentemente lobotomizzata, stava dando ai fan alcuni segnali sulla sua condizione-interdizione (ne parlavamo qui), attraverso magliette e frasi stranianti. Ed è chiaro che “Toxic” nelle sue diverse interpretazioni, dedicata a una misoginia pericolosa, ai riflettori di cui puoi e non puoi fare a meno (cercando “Britney Toxic” su Google si trova spesso il binomio “Toxic Tabloid”) ben si presta a commentare tutte le malignità operate su di lei visibili nel documentario. Dire senza dire, “lasciare intendere” è un’operazione simile a quella che Promising Young Woman, il bellissimo film di Emerald Fennel con Carey Mulligan, un revenge-drama sulla scia di Lady Vendetta ma purtroppo non ancora visibile su nessuna piattaforma, fa con la colonna sonora. In particolare, proprio con “Toxic”.

Nel film, acclamato soprattutto per il soundtrack, la musica pop evidenzia la complessità dei sentimenti della protagonista Cassie, e più specificatamente la sua rabbia di fronte alla cultura dello stupro. «Volevo che fosse una colonna sonora femminile», ha spiegato Fennel a Vanity Fair Us, «volevo usare le canzoni di ragazze come Paris Hilton e Britney Spears che generalmente non vengono prese sul serio», tanto da scegliere “Toxic”, nella versione strumentale, rallentata e sinistra arrangiata da Anthony Willis, per il momento più alto di tutto il film. Quando Cassie decide di affrontare l’uomo che al college ha violentato la sua migliore amica, sta per entrare nella casa, la suspense aumenta, non è immediato ma dopo pochi secondi capiamo che stiamo ascoltando Britney. «La cosa più sorprendente di “Toxic” è che contiene delle corde da film horror, ha un sottotono malevolo, terrificante ed elettrizzante che ti fa vibrare l’anima», ha detto Willis, che l’ha ritenuta perfetta per sintetizzare l’idea di pericolo. A proposito di film: tra gli altri ad aver usato una canzone di Britney Spears con ottimi risultati c’è stato Spring Breakers di Harmony Korine, con James Franco che suona al pianoforte “Everytime” circondato da ragazzine armate in passamontagna rosa. Per quanto riguarda le cover, invece, le migliori di “Toxic” sono quelle senza voce arrangiate con l’orchestra, tutte le altre sembrano sempre uscite da una playlist “Chill Louge Vibes” con il tramonto.

Da una scena di Promising Young Woman, in cui si sente “Toxic” in sottofondo

Parlare di “Toxic”, considerata tra le canzoni più importanti del secolo, impone di dedicare spazio a quelle memorabili, stridule, serpentesche, parti orchestrali. Furono campionate da un musical di Bollywood del 1981, dal titolo Ek Duuje Ke Liye, in cui il protagonista maschile a un certo punto si libra in una danza fatata su una scogliera per conquistare l’amante. Il team di autori e un duo di produzione svedese, Bloodshy & Avant, ha riprodotto minuziosamente piccoli frammenti della canzone in hindi “Tere Mere Beech Mein”, passando il tutto attraverso il filtro della tecnologia di registrazione analogica dei primi anni ’80. Così che “Toxic” potesse avere un tocco drammatico, cinematografico, con gli archi in Do minore e poi la nota più dissonante di tutte, spiacevole come una ferita (il Fa#). La stessa modalità con cui il musicista cinematografico britannico Monty Norman, nel 1962, compose il tema principale di James Bond. Da un brano col sitar, sempre di origine indiana.

Nme nel 2015 ha scritto che “Toxic” sarebbe stata destinata alla gloria anche senza raggiungere la laringe della giovane reginetta del pop, perché dal punto di vista musicale è stata scritta per essere ricordata – come la colonna sonora di Psycho, un’altra tra le melodie che hanno ispirato la canzone. Ma se “Toxic” è più che un semplice brano è proprio grazie al fatto che Britney Spears è stata da sempre più che una semplice popstar, quando ancora a noi non era dato saperlo e potevamo soltanto immaginarlo, prima del crollo emotivo o che qualcuno provasse a svelarne i retroscena, c’è stato sempre qualcosa di incomprensibile in lei per cui abbiamo desiderato approfondirla.

Il mio primo approccio a “Toxic” è avvenuto nello stesso luogo in cui è ambientato il video musicale: su un aereo. Nel 2003 non davo un senso al testo, era solo una canzone che “passava”, «you’re toxic, I’m slippin’under» erano solo parole. Tutto quello che sapevo è che una volta sentito quel giro di note stonate che è quasi fastidioso come una zanzara, sarei stata pronta a seguire Britney ovunque mi stesse portando. Perché “Toxic”, una hit su cui ballare e a cui pensare, da ogni punto di vista racchiude in sé l’energia violenta e trainante di quelle storie logoranti a cui spesso si cede. Un brano incredibile da cui anche a distanza di anni, come da quelle storie, è ancora difficile staccarsi.

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