Si chiama Phoenix Library ed esiste grazie all'incessante lavoro di Omar Hamad e Ibrahim Massri.
Dopo anni di digitalizzazione, la Svezia reintrodurrà carta e penna nelle scuole per contrastare il crescente analfabetismo di ritorno degli studenti
Dopo che nel 2019 era stato deciso l'uso dei dispositivi digitali persino negli asili, ora il Paese spenderà oltre 200 milioni di euro in libri "veri e propri" da usare nelle scuole.
La Svezia ha deciso di reintrodurre carta e penna nelle aule scolastiche. Con lo slogan “från skärm till pärm” (che in svedese significa “dallo schermo al raccoglitore”, e siamo sicuri che in originale lo slogan suoni assai più accattivante che in italiano), il governo di Stoccolma sta smantellando il primato degli schermi per riportare carta, penne e volumi cartacei al centro della didattica. Dopo aver imposto l’uso dei dispositivi digitali persino negli asili nel 2019, la nuova coalizione di destra ha invertito bruscamente la rotta, stanziando oltre 200 milioni di dollari per riacquistare libri di testo e introducendo un divieto totale sui dispositivi. È un paradosso geografico: una delle nazioni più digitalizzate al mondo sta scommettendo sul ritorno all’analogico per salvare i propri studenti da un declino “accademico” che si fa ogni anno più preoccupante.
La scelta non è una questione di nostalgia, ma una risposta ai preoccupanti dati ricavati dei test PISA (indagine internazionale che valuta le competenze dei 15enni in lettura, matematica e scienze), che hanno visto crollare le competenze svedesi in lettura e matematica. Come scrive Bbc, supportato da neuroscienziati del Karolinska Institute di Solna, il governo sostiene che gli schermi agiscano come un costante elemento di disturbo, frammentando l’attenzione e ostacolando la capacità del cervello di elaborare informazioni complesse. Per il governo, leggere su carta e scrivere a mano non sono esercizi obsoleti, ma condizioni necessarie per acquisire conoscenze che la digitalizzazione sembra aver polverizzato, portando quasi un quarto dei 15enni svedesi a non raggiungere i livelli minimi di comprensione del testo.
Tuttavia, il ritorno all’analogico ha portato a un acceso dibattito tra gli educatori e le aziende tecnologiche, preoccupate che un distacco eccessivo dal digitale possa minare la competitività economica della nazione(e la loro, soprattutto). Sebbene l’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico) confermi l’elevata presenza di distrazioni digitali nelle classi svedesi, molti esperti avvertono che il problema risiede nel metodo, non nel mezzo, e che limitare l’accesso alla tecnologia potrebbe lasciare gli studenti impreparati a un mercato del lavoro sempre più digitale.
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Secondo l'accusa, l'imputato Phoenix Ikner avrebbe utilizzato il chatbot non solo come fonte di informazioni ma come un vero e proprio "consulente stragista".