Questa edizione del Roma Pride è stata una delle meno battagliere della storia recente. Gli slogan politici sono stati quasi completamente coperti dalle canzoni pop, forse perché in questi anni ci siamo assuefatti alla contestazione.
Dopo quasi tre anni di distruzione, due ragazzi hanno aperto la prima nuova libreria di Gaza
Si chiama Phoenix Library ed esiste grazie all'incessante lavoro di Omar Hamad e Ibrahim Massri.
A Gaza, tra i crateri lasciati da trenta mesi di sterminio e distruzione, la vita resiste. Dal 21 aprile, la Phoenix Library (Al-Ankaa, in arabo) ha aperto le sue porte, trasformando un cumulo di macerie in una casa. Fondata da Omar Hamad e Ibrahim Massri, la libreria è una prova di resistenza, un atto di libertà, un presidio culturale che sorge laddove tutto il resto è stato cancellato, restituendo ai palestinesi uno spazio di esistenza nel cuore di un conflitto che sembrava aver bandito la vita stessa.
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La collezione della Phoenix è il frutto di due anni e mezzo di lavoro incessante. Hamad e Massri hanno raccolto i libri tra i resti dei palazzi distrutti, recuperando volumi dai detriti e spostando il proprio “tesoro” da un punto di raccolta all’altro man mano che l’avanzata dell’IDF distruggeva la geografia della Striscia. Ogni libro esposto diventa quindi un frammento di memoria salvato dall’oblio, protetto durante una fuga che ha visto i due fondatori diventare custodi di un patrimonio che rischiava l’annichilimento, muovendosi tra le rovine per preservare la parola scritta mentre il mondo intorno crollava.
Ma quello che l’esercito israeliano sta compiendo – in questo caso, dal punto di vista non solo militare ma anche culturale – a Gaza ha un nome preciso: si chiama “scolasticidio”, ovvero la distruzione sistematica e intenzionale del sistema educativo, dalle infrastrutture fisiche alle vite di studenti e docenti. In un contesto in cui biblioteche e università sono state rase al suolo per annientare anche il futuro culturale del territorio, l’apertura della Phoenix Library – documentata e celebrata anche via social come un baluardo – è per il momento l’unica risposta possibile alla cancellazione della cultura. Per poter sostenere ed espandere il proprio lavoro, Omar Hamad e Ibrahim Massri a dicembre 2025 hanno avviato una raccolta fondi che ha raccolto più di 113 mila dollari in donazioni.