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09:03 giovedì 12 marzo 2026
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Che anno è stato il 2020 per la tecnologia

Da Zoom ai live streaming passando per i fallimenti di Quibi, Immuni e Cyberpunk 2077: cos'è successo nel mondo del tech.

28 Dicembre 2020

Nel corso di quest’anno mi sono chiesto più volte: “Ma come facevamo nel 1996 a finire l’anno in corso senza maledirlo per svariati mesi?”. Non ne ho davvero idea. Più o meno a partire dal 2016 abbiamo preso questa sana abitudine di trattare ogni annata come una piaga d’Egitto, attenendo con un misto di ansia e terrore quella successiva. Quello che volge al fine, l’anno 2020 d.C., è stato un anno assurdo, tragico e lungo. A differenza di molte annate “storiche”, il 2020 è stato particolarmente statico: mentre lì fuori il mondo veniva sconvolto dalla pandemia e dalle sue conseguenze, miliardi di persone in tutto il mondo stavano a casa. Davanti alla tv. O al computer. Schermi, fortissimamente schermi, sempre accesi e connessi al feed di assurdità del giorno. Quello che segue è quindi un riepilogo di quello che è successo attorno a questi schermi nel corso dell’annus horribilis. E sì, partiremo da Quibi.

Quibi
Ho seguito la vicenda di Quibi fin dai suoi inizi. Come potevo non farlo, del resto? Un servizio di streaming pensato per gli smartphone che riceve quasi due miliardi di dollari di investimenti sulla parola dai dinosauri del settore dell’intrattenimento e del digitale, grazie al suo fondatore, la vecchia volpe Jeffrey Katzenberg, il quale non sembra essere in grado di usare uno smartphone? E quel nome, poi: Quibi, delicata crasi di Quick Bytes? E poi, il lancio nel pieno dei primi mesi pandemici, il buco nell’acqua, gli show miliardari e iper-prodotti che nessuno ha guardato, i dati sugli abbonati, che parlavano di un crollo del 90 per cento degli utenti dopo il periodo gratuito di prova. Da qualche parte del multiverso esiste un universo in cui Quibi ha fatto meglio di Disney+, ed è l’unico multiverso più stupido del nostro, dove invece Quibi ha chiuso lo scorso ottobre, ad appena sei mesi dal trionfale lancio. 

Il 5G
Che l’Occidente non sarebbe stato in grado di gestire un’emergenza lo si poteva anche prevedere osservandolo alle prese con il 5G, la nuove frontiera delle telecomunicazioni, e le teorie cospiratorie (o meno) che ha ispirato da ben prima del Covid-19. Da una questione puramente tecnologica (se sono le aziende cinesi a produrre queste antenne, non c’è il rischio che il governo di Pechino ci metta lo zampino e ci spii tutti?) si è passati al sublime delirio del 5G che trasmette il virus e, infine, a Bill Gates che ha causato la pandemia per poterci vendere un vaccino che, tramite il 5G, ci renderà automi. In tutto questo, tra qualche anno arriverà il 6G: prepariamoci.

Zoom
Tra i momenti più significativi degli ultimi dodici mesi, a mio avviso, c’è stato quello in cui le azioni di Zoom sono crollate dopo l’annuncio del primo vaccino contro il Covid-19, lo scorso novembre. Difficile trovare una metafora migliore del groviglio di ansie e interessi del nostro mondo, combattuto tra la guerra al virus e la necessità di mantenere alto il profitto. Prima che la pandemia ci costringesse lontano dai nostri uffici, Zoom è stato per anni l’anti-Skype usato da una nicchia di affezionati sin dal 2011, anno della sua fondazione. In poche settimane il virus ha accelerato tutto, trasformando il software in uno strumento essenziale per milioni di lavoratori, tanto da diventare quasi sinonimo di “videochiamata” o “call”: “Ci sentiamo su Zoom”, “Facciamo tutto su Zoom” (è un po’ quello che è successo a Scottex, brand con cui possiamo indicare qualsiasi rotolone di carta assorbente). Cosa ne sarà di Zoom (e dei suoi simili) tra qualche mese, nel mondo post-pandemico? Torneremo a lamentarci delle riunioni “che potevano essere una semplice mail” o a maledire la goffaggine delle videochiamate? Nel frattempo, da fine novembre, il titolo dell’azienda ha perso circa 80 punti.

Live Streaming
Durante il primo lockdown sembrava che tutti fossero in diretta Instagram, con i loro pallini verdi a monopolizzare le Stories nell’applicazione. Interviste, soliloqui, Dj-set: andare live ha salvato più di qualcuno dalla noia della quarantena. Nel corso dei mesi, questa ondata di neofiti del live ha scoperto realtà che esistono da anni proprio per il live streaming, come Twitch, dove si può giocare ai videogiochi ma anche, semplicemente, parlare dei fatti propri e interagire con gli spettatori. È anche grazie alla pandemia che il mainstream italiano si è avvicinato a Twitch, dopo essersi tenuto a debita distanza, confuso dai suoi strani pulsantini. Quando qualche giorno fa, Fedez ha fatto la beneficenza elargendo mazzette ai poveri e bisognosi come un Re Magio in Lambo, chi c’era con lui? Panetty, noto streamer di Twitch. Il fatto che Bobo Vieri vi sia sbarcato alla faccia di Sky e tutti gli altri programmi sportivi, non fa che confermare la nostra ipotesi: i normies stanno scoprendo Twitch.

Immuni
Cosa si può dire a questo punto di Immuni, la nuova Croce Rossa su cui allenare il tiro? L’app funziona, pare; è tutto il resto a non farlo, tra tracciamento dei dati e Ulss, rendendola di fatto inutile. Di Immuni ricorderemo le grandi polemiche sulla privacy e la sacralità dei “nostri dati” gridate dallo stesso tipo di persone che alimenta la truffa decennale del principe nigeriano. Rimane il rimpianto di non aver unito Immuni alla campagna del Cashback di Stato: ho come l’impressione avrebbe avuto molti più download.

I social pandemici
È stato un anno difficile per chi di mestiere fa (o tenta di fare) l’influencer. Difficile praticare la professione rimanendo a casa, senza possibilità di viaggiare e con il sospetto di non poter “flexare” troppo per timore di fare arrabbiare orde di follower messi a dura prova dalla pandemia. Se Facebook ha assorbito le ansie pandemiche diventando se possibile peggio di prima, le trasformazioni del 2020 hanno avuto strani riverberi su Instagram e LinkedIn. Tra crisi, paura e proteste contro il razzismo, il mondo illibato di Instagram è sembrato costantemente fuori posto, falso e incerto, come ha scritto anche Stella Bugbee su The Cut. Linkedin, invece, è stato uno spettacolo imperdibile. Cosa succede a una piattaforma pensata per il lavoro quando il lavoro sparisce, o diventa una pappetta uguale per tutti? Succede che imprenditori, avvocati, stagisti e innovatori si danno al commento della pandemia stessa, in un bellissimo quadretto durato qualche mese e solo di recente conclusosi. Speriamo che il vaccino arrivi presto anche per questo, quindi. LinkedIn deve tornare alla normalità: spingerci a fare complimenti a sconosciuti.

Cyberpunk 2077
Io conosco i romanzi di William Gibson e il gioco di ruolo (da tavolo), Cyberpunk, di cui è uscita peraltro la nuova edizione quest’anno (una buona notizia in tutto questo). Quanto al videogioco Cyberpunk 2077, prodotto dai polacchi di CD Projekt, è un titolo-evento atteso da tempo, annunciato e poi rimandato, riannunciato e subito rimangiato, per poi essere pubblicato proprio a inizio dicembre, con l’intenzione di essere una dei grandi eventi positivi del 2020, nell’anno in cui Sony metteva in vendita la PS5. E invece, in piena armonia con l’anno in questione, si è rivelato essere una follia a tratti ingiocabile. Non mi intendo di videogiochi ma quando un titolo è talmente pieno di bug da spingere la Sony a rimborsarne gli acquirenti, non è un buon segno. In compenso, però, ricevere soldi da una corporation per colpa di qualche glitch è molto cyberpunk.

Bitcoin
Se su Instagram sono tutti belli e felici tranne te, con i Bitcoin sono tutti ricchi tranne te. Nel clima di estrema incertezza causato dalla pandemia, le criptovalute hanno continuato a crescere di valore, con Bitcoin che ha superato la soglia dei 20 mila dollari pochi giorni fa. Tra le cose più strane del 2020, c’è senz’altro l’aumento di amici e conoscenti che controllano su Coinbase se nel frattempo sono diventati ricchi. “Come sono stupidi!” penso sempre io, prima di aprire Twitter per controllare se qualcuno ha messo mi piace ai miei tweet intelligenti.

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