Stili di vita | Coronavirus

La nuova vita dei fashion influencer

Come hanno adattato il loro lavoro durante la quarantena, divisi tra incursioni culinarie, fotografie scattate sul balcone di casa e una costante retorica della nostalgia.

di Corinne Corci

Da un post Instagram di Chiara Ferragni

La sensazione è quella di essere tornati a vivere durante una sessione d’esame universitaria. Regrediti a quella dimensione sospesa che ha preceduto disastri accademici, quando i pantaloni della tuta dentro ai calzini dominavano la vita reale, e sui social furoreggiava la legge del #tb: alibi per postare le foto di vacanze passate, in cui eravamo magri, abbronzati, bellissimi. Come a dire che “ritorneremo”, nonostante queste 527 pagine ancora da sottolineare. La sessione d’esame si è estesa a livello globale, e Chiara Ferragni ha iniziato a cucinare la pasta con i ceci. Perché insieme a noi, serrati responsabilmente dentro casa per scongiurare nuovi contagi da Coronavirus, si sono ritrovati anche tutti i fashion influencer, costretti così ad adattare il proprio lavoro ai limiti delle nuove circostanze. Mentre il #tb ha raggiunto di nuovo l’apice del proprio successo come scusa per pubblicare vecchie foto scattate in esterno, sostituito da #iorestoacasa per quelle tra le mura domestiche. Mentre chiunque ha iniziato a organizzare dirette su Instagram, e a Chiara commentano «aggiungici l’olio, che la pasta mi sembra un po’ secca».

Come riporta Business Insider che ha parlato con numerosi fashion influencer circa la loro attività durante la pandemia, tra il conseguente tumulto economico e l’annullamento di eventi-olimpo dell’instagrammabilità come il Coachella, sono stati in molti ad aver registrato perdite economiche dovute alla sospensione di accordi di sponsorizzazione. In una logica simile a quella analizzata dal New York Times per la situazione attuale dei travel influencer, «le figure ad aver subito più danni all’interno dell’ecosistema del web». Si tratta infatti di una questione generale, che ha investito l’influencer marketing in ogni suo aspetto: un mondo che sta iniziando a subire leggeri mutamenti, e non solo perché la popolazione è dominata da una comunicazione di crisi sempre più necessaria e pressante, ma perché è il mondo stesso che ha cominciato a diventare qualcosa di nuovo, in una situazione globale fuori dalla normalità di tutti i giorni. Come un’estesa, strana, sessione di laurea.

I messaggi si sono fatti più delicati, coinvolgenti e sensibili, «ma si tratta pur sempre di una questione di strategia», ha spiegato a The Verge Katie Sands, che considera la pandemia un’opportunità per instaurare con i followers un rapporto più onesto, basato sulla propria personalità. Come evidenziato da un recente rapporto della società di influencer marketing, Izea, nonostante l’aumento dell’uso dei social media in queste settimane, le cifre offerte per i post dei fashion influencer continueranno a calare drasticamente (nei periodi di crisi il costo medio di un post sponsorizzato diminuisce circa del 62,7 per cento), «ma le persone nel frattempo non ci riconosceranno più solo come patiti di moda», ha continuato Sands. «Stiamo anzi diventando influencer di qualsiasi cosa. Motivatori atletici, guru della cucina improvvisata, meme viventi e esperti di skincare».

Tra tutte le Chiara dell’universo di Internet che in questo momento hanno dovuto fare di necessità virtù, si potrebbe parlare dividendo per punti o categorie. Così da essere preparati a stilare un perfetto Manuale di sopravvivenza per fashion influencer – Guida pratica per mantenere un buon feed durante l’apocalisse da spedire a qualche editore di saggistica nei prossimi anni. Regola numero uno: sfrutta la scusa del non volerti crogiolare in te stesso, vestiti, truccati e riscopri il fascino discreto delle foto scattate davanti allo specchio come Anne-Laure Mais, «in caso tu voglia qualche idea su cosa fare oggi #stayhome #quarantine» o come Gabrielle Caunesil, «vestita per me stessa, #istayhome». Regola numero due, se hai un fidanzato, trasformalo nella versione for dummies di Antonino Canavacciuolo. Cucina un piatto di lasagne, una focaccia ligure, offri un breve prontuario di ricette casalinghe per tutti; o diffondi qualche consiglio per realizzare un make-up naturale come Jeanne Damas, usando l’occasione per ricordare che sei anche fondatrice di un brand che spedisce in tutto il mondo (Rouje Paris). E poi foto in balcone, foto con verze, di cani e di gatti. Foto di chi si è accorto che, con la giusta luce e la corretta angolazione, anche un comodino con qualche rivista potrebbe offrire incredibili scenari per le prossime due settimane. Se non sai bene come muoverti, usa il profilo di Alexa Chung come compendio di tutto ciò che si dovrebbe fare – angoli della propria cucina, abbracci virtuali, disegni, spinaci. E così via.

Si fotografano in ciabatte, in tuta – «Quarantena giorno 17, ecco le cose che mi rendono felice» – perché non vogliono più solo essere aspirazionali, ma desiderano diventare uno specchio dei loro follower, iniziando a mostrare quell’umanità che però solo a pochi riesce bene. Come Leandra Medine Cohen, che vive a New York ed è sull’orlo di un crollo psicologico già da una settimana, o come Tommaso Zorzi, che non è mai stato un fashion influencer ma che è forse uno degli unici in Italia a fotografare con precisione il nostro grado di ipersensibilità. Che è in casa da un mese, a un certo punto ha rifatto l’albero di Natale, «ricominciamo sto 2020 da zero, scusate», si è messo a cantare in playback le arie del “Nabucco”, è partito con dieci dirette al giorno e poi ci ha detto «ragazzi sono esaurito, non so se ce la faccio».

Di foto nuove, loro se ne scattano comunque sempre meno perché per la maggior parte è tutto un ritornare, in una retorica della nostalgia portata ai suoi estremi. Throw back to, torneremo a vedere il mare, torneremo a darci i baci e a parlare delle nostre linee di cosmetici senza avere il complesso di sembrare inopportuni. Torneremo a guardarci così, e torneranno i giorni in cui potremo finalmente farci fotografare di nuovo davanti ai muri dei palazzi che si abbinano alla maglietta. Magri, abbronzati, bellissimi, e con molto più spazio libero nel nostro telefono.

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