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20:41 giovedì 26 marzo 2026
In Giappone c’è un nuovo problema di ordine pubblico: il butsukari, cioè persone che all’improvviso e senza motivo spingono a terra il prossimo Le vittime predilette sono donne e bambini. Le cause, al momento, sconosciute. I video sui social che ritraggono le aggressioni, moltissimi.
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia permetteranno al pubblico di seguire dal vivo tutto il restauro della “Pala di San Giobbe” di Bellini Lo scopo dell'iniziativa è quello di mantenere visibile l'opera per i due anni necessari al restauro, facendo scoprire al pubblico come funziona questo delicatissimo processo.
Nei bombardamenti sull’Iran è andata distrutta anche la casa-museo di Abbas Kiarostami A dare la notizia è stato il figlio sui social, spiegando che le bombe che hanno colpito Chizar hanno danneggiato anche la casa del regista.
L’Onu ha approvato una risoluzione che condanna la schiavitù come «il più grave crimine contro l’umanità», nonostante il voto contrario degli Usa e di Israele e l’astensione dell’Europa Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".
La fotografia della serie di Harry Potter è così strana che i fan si sono convinti che sia stata girata usando l’AI La forte somiglianza di costumi, scenografie e cast, unita alla pallida paletta cromatica vista nel trailer appena uscito, ha convinto i fan che nella serie ci abbia messo lo zampino l'AI.
È appena stato annunciato un nuovo film del Signore degli anelli ed è già il più strano di tutta la saga Si intitola The Lord of the Rings: Shadow of the Past, sarà prodotto da Peter Jackson, avrà come protagonisti Sam, Merry e Pipino e soprattutto lo scriverà Stephen Colbert.
Nemmeno un accordo da un miliardo di dollari con Disney è bastato a evitare la chiusura di Sora da parte di OpenAI La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
Su internet sempre più maschi si rivolgono ai face rater, cioè tizi pagati per recensire le facce degli altri e decidere se sono belli o brutti Ci sono interi subreddit dedicati e server Discord appositi: basta pubblicare una foto della propria faccia e chiedere che venga recensita.

L’eterno ritorno delle Crocs

Dopo Christopher Kane e Maison Margiela, Balenciaga ripropone le ciabatte gommose e ci obbliga ancora a ricordarci di loro: le origini del successo di un oggetto brutto.

05 Ottobre 2017

Ci provò Christopher Kane, con scarso successo, durante la sfilata primavera/estate 2017, quando mandò in passerella modelle con ai piedi Crocs marmorizzate e arricchite con inserti di minerali grezzi. Ci ha riprovato una seconda volta, più recentemente, con Crocs zebrate di vari colori ispirate alla sua collezione pre-autunnale, con dettagli di fiori metallici e piume di struzzo. La prima versione costava 275 £, la seconda solo 65 £. «Sono sempre stato un loro fan», raccontava lui, riferendosi ovviamente alle ciabatte gommose. «Mi piace che siano brutte, per niente femminili o progettate per sedurre». Come dargli torto. A luglio Julia Hobbes ha provato a indossarle negli uffici di Vogue, testando le reazioni di colleghe e amici: nessuno si è rivelato particolarmente entusiasta. È passata l’estate, e credevamo di essere riusciti a rimuovere dalle nostre menti quell’inquietante visione. Dopo il mezzo fallimento del doppio tentativo di reinterpretazione speravamo di esserci liberati del tutto delle Crocs, non immaginavamo che perfino la stimatissima Maison Margiela aveva deciso di reintepretarle (per la primavera/estate 2017) in una lussuosa versione in vitello (in vendita a ben 608 dollari).

Inizialmente concepite come calzatura da barca da tre intraprendenti amici di Boulder, Colorado, nel 2002, la Crocs si posiziona tra la Birkenstock chiusa e lo zoccolo Dr Scholl’s, spogliata dall’aurea fricchettona e di sinistra della prima (che poi si è evoluta, ne avevamo parlato qui) e quella di fragile anziana del paese della seconda. Siccome è plasticosa (fatta di una spe­ciale schiuma anti-scivolo, an­ti- odore e anti-microbi) e leggerissima è futuristica e siccome è goffa e orrenda è ironica, in più è comoda e brutta, perciò il messaggio confortante che lancia è: “è sabato mattina, sono in tuta e me ne fotto del buon gusto”, attivando nella nostra mente le sinapsi collegate al tempo libero e al relax.

Popular Rubber Clog Crocs Struggling To Stay In Business Amid Weak Demand

Questo per gli adulti. In realtà il fenomeno, che conosce la sua espansione in Italia nell’estate 2007, parte dai bambini: a loro piaceva il nome, Crocs, che deriva da crocodile (il marchio originale ha un coccodrillo come logo) e gli piaceva che fosse senza peso, comoda, colorata, ma soprattutto che si potesse personalizzare con le Jibbitz, le spille di varie forme (fiori, animali, cuori, ecc.) che si mettevano nei buchi. Più che una scarpa si trattava di un gioco, un album di figurine  sempre a disposizione ai propri piedi. Non solo le Crocs permettevano al loro possessore adulto di autocompiacersi del proprio sagace cattivo gusto – chiunque se interrogato ne ammette la bruttezza, nessuno le trova “belle” – intanto però erano state avvistate ai piedi di Al Pacino, Matt Damon, Isabella Rossellini e Halle Ber­ry, tra gli altri, e loro lo sapevano. Grazie alle versioni tarocche che immediatamente iniziarono a circolare, si potevano acquistare anche a 3 euro. Arrivarono le declinazioni per l’inverno, ancora più raccapriccianti per via di un pelo sintetico, morbidissimo, a contrasto o dello stesso colore della gomma. Il boom durò qualche anno, finché, nel 2009, l’azienda andò in crisi. Due i motivi: essendo di fatto indistruttibili, nessuno aveva bisogno di comprarne un altro paio. E poi costavano troppo, e molto probabilmente Al Pacino e Halle Barry erano stati tipo gli unici a comprarle originali.

Insomma, l’azienda fondata dai tre amici di Boulder che era diventa­ta uno dei fenomeni più inarre­stabili negli Stati Uniti post-re­cessione, si ritrovò nel 2008 a perdere 185,1 mi­lioni di dollari. Più di duemila dipendenti  lasciati a casa, milioni di debiti, magazzini pieni di scarpe invendute. Le Crocs sembravano vicine all’estinzione, per restare alla metafora del coccodrillo. Invece no. Colpo di scena: dopo Kane e Margiela che tentano di resuscitarle, ed ecco che ritornano a bomba nella Settimana della moda di Parigi, per la primavera/estate 2018, con Balenciaga, in un’agghiacciante versione con la zeppa, che nemmeno nei nostri peggiori incubi avremmo potuto immaginare. Nella decima collezione di Demna Gvasalia, le terribili scarpe hanno condiviso la passerella con delle stiletto munite di borchie lunghe almeno 5 cm. La vicepresidente del prodotto e del marketing globale di Crocs, Michele Poole, è felicissima, una pasqua, e dichiara: «Ci ha incuriosito la possibilità di mettere alla prova i limiti della nostra capacità di progettazione». Sicuramente non è l’unico limite che queste Crocs ci spingono a oltrepassare.

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Le reazioni, come per ogni gesto un minimo coraggioso compiuto dagli esseri umani nella storia, sono state da una parte di avversione e dall’altra di entusiasmo. Gavasalia racconta di adorare le Crocs perché sono fatte di un solo pezzo di schiuma plastica, e questa tecnologia del materiale si accorda molto bene con lo stile Balenciaga (un marchio abituato a sorprendere attraverso l’appropriazione degli oggetti più quotidiani e working class: vedi la borsa Ikea), «nel futuro», aggiunge, «ognuno potrà stamparsi le sue Crocs a casa sua con una stampante 3D». Si è parlato molto della reinterpretazione, da Vice (che addirittura identifica una nobile antenata della calzatura nella storia della moda) a Gq (che ci ricorda come Jared Leto e Shia Labeouf le usino ancora, e con un atteggiamento decisamente più Balenciaga e meno sfascione in hangover com’era quello di Al Pacino).

Una moda che si fonda sul ghigno ironico tipico del meme, sull’invenzione cool che strizza l’occhio, capitanata da gente come Lotta Volkova. Anche le modelle, ormai da un po’, non sono più le bellone di una volta, come ci ha appena ricordato Donatella Versace (con le dovute eccezioni, vedi le sorelle Hadid): le preferiamo strane (la nostrana Greta Varlese è un magnifico esempio, Mariacarla Boscono non stanca mai). E ci chiediamo allora, quanto ancora durerà questa moda del brutto, o moda brutta, o ripescaggio coatto del già visto, o libera variazione sul tema? Certo, è sempre bello e divertente quando la stranezza e la banalità vengono valorizzate. Anche perché è una cosa che nella realtà quotidiana non succede quasi mai. Però a volte viene voglia di lanciarsi senza freni nel futuro, dimenticare il post-moderno, gli anni ’60, ’70, ’80, ’90 e affacciarsi finalmente a un paesaggio inedito, mai visto. Nonostante questo atteggiamento di ripescaggio produca spesso prodotti di ottima qualità, a volte viene voglia, nella moda come nell’arte, nella letteratura e nel cinema, di una specie di tornado che spazzi via il passato e regali visioni nuove, sconcertanti. Quello che ci vorrebbe, insomma, è una specie di movimento futurista (ops, già fatto anche questo).

Foto Getty, immagini Christopher Kane e Balenciaga
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