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01:20 lunedì 19 gennaio 2026
Josh Safdie ha detto che nella prima versione del finale di Marty Supreme Marty diventava un vampiro Persino un produttore dalla mente aperta come A24 ha pensato che fosse un finale troppo strano e l'ha costretto a cambiarlo, ha spiegato il regista.
Il miliardario Larry Ellison, fondatore di Oracle, ha dovuto cambiare nome al suo megayacht dopo essersi accorto che leggendolo al contrario diceva “Im a nazi” Peccato, perché Izanami, divinità madre del pantheon shintoista, era proprio un bel nome. Almeno, lo era se lotto da sinistra a destra.
Dopo la morte del figlio di Chimamanda Ngozi Adichie, in Nigeria è iniziata una protesta contro il disastroso stato della sanità nazionale La scrittrice ha perso un figlio di appena 21 mesi e ha fatto causa all'ospedale in cui era ricoverato, accusando i medici di gravissime negligenze.
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Kim Gordon ha annunciato che il suo nuovo album si chiamerà Play Me e uscirà a marzo Sarà il terzo album da solista dell'ex-bassista dei Sonic Youth dopo The Collective e No Home Record.
È uscito il trailer di Euphoria 3 e tutti stanno parlando di Sydney Sweeney che fa la onlyfanser Ma ci sono diverse altre novità rispetto alle precedenti due stagioni, tra cui la presenza di Rosalía e Sharon Stone.
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Il governo americano vuole che i turisti rivelino i loro ultimi 5 anni di attività sui social per ottenere il visto

Per ottenere il visto anche i turisti europei dovranno rivelare i propri account social e quanto si è postato nell'ultimo quinquennio.

11 Dicembre 2025

L’amministrazione statunitense vuole introdurre un requisito aggiuntivo per i turisti che richiedono il visto d’ingresso al Paese: consegnare la cronologia degli ultimi cinque anni di attività sui social network, compresi i profili utente su tutte le piattaforme utilizzate. La misura rientra in un nuovo pacchetto di controlli sui cittadini stranieri e va ad affiancare le procedure già in vigore per l’ingresso negli Stati Uniti. L’obiettivo dichiarato è identificare potenziali rischi per la sicurezza nazionale attraverso l’analisi dei contenuti pubblici diffusi dagli utenti. Come ha spiegato anche il Guardian, il piano prevede non solo di condividere con le autorità statunitensi tutti i propri account social, ma anche la raccolta di informazioni su familiari, precedenti recapiti, occupazione, contatti frequenti e persino tutti gli indirizzi email attivi (tutti dati che bisognerà fornire nel momento della compilazione dell’Esta). La richiesta varrà per i richiedenti visti turistici di Paesi alleati, inclusi quelli dell’Unione Europea, del Regno Unito, dell’Australia e del Giappone, che finora avevano goduto di procedure semplificate per ottenere il visto.

Alcune categorie professionali sono già sotto esame da tempo e viene loro richiesto di “sbloccare” gli account social privati per essere vagliati. Studenti stranieri, ricercatori in settori sensibili, attivisti, giornalisti e fact-checker rientrano da tempo nei profili che le autorità americane considerano ad alto potenziale di rischio informativo. Un’espressione che per l’amministrazione Trump comprende quanti sono critici verso il suo operato o le posizioni politiche degli Stati Uniti in ambito interno e internazionale. L’estensione di queste verifiche “social” anche ai turisti ordinari segna un salto di scala nella logica della sicurezza preventiva, ma rischia anche di essere un boomerang economico.

L’impatto sugli arrivi turistici negli Stati Uniti rischia di essere notevole: dopo la pandemia il turismo internazionale verso gli Stati Uniti non ha ancora recuperato del tutto, e ulteriori obblighi burocratici potrebbero scoraggiare proprio quella platea di visitatori europei e asiatici considerata cruciale per la ripresa. La misura arriva inoltre alla vigilia dei mondiali di calcio del 2026, che gli Stati Uniti ospiteranno insieme a Canada e Messico e con le olimpiadi estive di Los Angeles all’orizzonte. Le compagnie del settore temono un effetto deterrente, con viaggiatori scoraggiati dall’idea di consegnare anni di vita digitale ai sistemi di controllo. In questo senso, la norma non incide solo sulla privacy, ma rischia di modificare i flussi culturali e commerciali che gli Stati Uniti considerano parte integrante della propria proiezione internazionale.

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