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19:36 venerdì 11 settembre 2026
C’è un videogioco in cui vivi le poche gioie e i tanti dolori di un dipendente di una piccola casa editrice indipendente Si chiama Small Press Tycoon, tutte le cose che si dicono e si vedono nel gioco fanno molto ridere perché, chi lavora nell'editoria indipendente può confermare, sono molto vere.
Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il 10 per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
Da oggi è disponibile in streaming La Superviviente, un incredibile documentario sulla donna che si inventò di essere una sopravvissuta all’11 settembre Diretto da Kike Maíllo, racconta la storia Alicia Esteve, che per sei anni finse di essere la sopravvissuta Tania Head. Finse tanto bene da diventare la presidente dell'Associazione dei sopravvissuti del World Trade Center.
Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.
Che siano un record o meno poco importa, i 25 minuti di applausi per NAZA sono il momento più importante di questa Mostra del Cinema È l'unico documentario in concorso, il titolo è un acronimo militare israeliano che indica i civili che si prevede moriranno in un attacco e lo hanno realizzato due dei registi di No Other Land.
I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.
Il crossover tra A24 e Dior sembra strano ma in realtà ha perfettamente senso sia per A24 che per Dior Per i prossimi due anni il brand diverrà main partner del Cherry Lane Theatre di New York, istituzione centenaria acquisita da A24 nel 2023

Contro il mito del southworking (se viviamo a Milano ci sarà un perché)

Emigranti di ritorno e cacciatori dell'esotico uniti nel sogno di lavorare a distanza dal Sud, che però non è quello che si immaginano.

07 Settembre 2020

Qui con dieci euro ho birra, caffè e mangio pure la migliore pizza/burrata/pasta alla norma del mondo, mentre a Milano con la stessa cifra mi tocca una fettina secca e semibiscottata di una torta con le erbacce raccolte in un’aiuola pubblica e, al massimo, una bottiglietta d’acqua. È una frase che ricorre puntualissima ogni inizio settembre, tenera come le pubblicità dei diari o degli zaini per i bambini, ma che quest’anno, complice lo smartworking, poi presto convertito in southworking, ha assunto nuovi significati e realismo. Per molti, addirittura, la scoperta del diverso potere d’acquisto a seconda delle diverse aree d’Italia si rivela come una vera e propria novità, un’epifania simile a quella di Fantozzi quando conosce il giovane Folagra, studia la complessità della lotta di classe, il plusvalore, la sua condizione impiegatizia e non può che esclamare: «ma allora mi hanno sempre preso per il culo!».

Ovviamente il discorso economico, lo scontro tra città e campagna e le polemiche che poi sono ancora le stesse polemiche che faceva vent’anni fa la Lega Nord e tornano sempre identiche solo cambiando le casacche, sono talmente complesse che trascendono completamente le mie capacità per cui vorrei concentrarmi su alcuni aspetti secondari del dibattito. Innanzitutto, il protrarsi dell’esotismo ottocentesco per il Sud-Italia, per cui ancora in molti parlano di Campania, Calabria o Sicilia come se si potesse incontrare Rosso Malpelo dietro l’angolo di un muretto a secco. Si viaggia ancora a Marzamemi o Pizzo Calabro come fossero viaggi alla ricerca di un’autenticità perduta. Si sorride di chi cerca la spiritualità a Bali, ma non abbastanza di chi la cerca sul Gargano con la profondità di DiCaprio in The Beach. Qualcuno dirà che è una delle chiavi del successo di Camilleri o perfino Gomorra, certo, senza dubbio. Ma fa specie che il milanese provi la smarginatura descritta dalla Ferrante non per un incontro o per la bellezza di una baia a Procida, ma per il fatto che sdraio e lettino costino solo 12 euro.

Al Sud sono abituati da molto a questo sguardo coloniale e credono di sapere come manipolarlo, che poi spesso è ancora come le maschere hanno codificato, nel bene e nel male. Perciò la novità che più colpisce adesso è invece la metamorfosi dell’autoctono. Uno dei numi tutelari dell’expat campano, Massimo Troisi, aveva condensato in una scena ricorrente di Ricomincio da tre la difficoltà di crearsi un’identità trasferendosi. Lungo tutto il film, ogni volta che Troisi, dopo essersi spostato a Firenze, incontra qualcuno quando spiega che arriva da Napoli si sente domandare “emigrante?”. E lui risponde sempre che “no, a Napoli aveva pure un lavoro, ma volevo viaggiare”. Finché, alla decima volta, esausto, ammette controvoglia che sì, è emigrato. Perché secondo il luogo comune il napoletano, e per estensione chiunque arrivi dal Sud, non può viaggiare o conoscere o fare esperienze altrove, può solo emigrare. Ecco, adesso sembra che Troisi avesse torto e i suoi avversari ragione. Sento e leggo continuamente persone che parlano del proprio trasferimento come di una scelta obbligata, come fossero andati a lavorare alla Fiat negli anni ’50, e tutto ciò mi pare contrasti fortemente con la realtà. Perché ci si dimentica che la maggior parte di chi ha scelto di andare via dalla provincia lo ha fatto anche per scelta, perché la provincia avvilisce, mortifica culturalmente, paralizza. Ti fa pensare che Tenet al cinema sia il massimo della freschezza a disposizione.

Torni sì d’estate o a Natale e, oltre al cibo a buon mercato, vedi i tuoi compagni che non sono mai andati via e in loro riconosci i tuoi futuri non realizzati. E per ogni persona che in qualche modo si è realizzata (vorresti abbracciarla e esprimergli la tua stima imperitura) ce ne sono altri cinque che sono diventati complottisti di Qanon, distruttori di antenne del 5g, odiatori di immigrati. Ed è questa la provincia, ce ne sono prove ovunque, basta ricordarselo. Quindi va bene chiedere che i prezzi vengano calmierati, va bene polemizzare con Sala che pensa che il suo lavoro sia salvare i bar del centro, mentre per gli affitti di altre trecentomila persone, beh, per quello c’è il mercato e non si può fare nulla. Ma non rinunciamo all’onestà e ammettiamo che abbiamo lasciato le province con delle speranze e, spesso, pur in mezzo alle difficoltà di ogni tipo, la città ha potuto offrire le opportunità che altrove mancavano. Oltretutto se qualcosa di buono è stato realizzato negli ultimi anni in Italia, soprattutto dal punto di vista dei diritti, non solo come leggi ma anche come coscienza del problema, è un merito delle città in cui si è creata la concentrazione adatta a irradiarle nel resto del paese. Ho il sospetto che, separati, ognuno dalla sua Scicli possiamo sì mangiare la migliore arancina del mondo, ma forse perderemmo l’efficacia che ci pare, almeno nei momenti buoni, di avere conquistato.

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