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12:58 mercoledì 28 gennaio 2026
In Francia c’è stato un altro caso di sottomissione chimica e stavolta l’accusato è un ex senatore Per fortuna la potenziale vittima, una deputata dell'Assemblea nazionale, si è accorta di essere stata drogata prima che succedesse qualcosa.
Dopo che Mamdani ha consigliato ai newyorchesi di leggere Heated Rivalry, i download del libro sono aumentati del 500 per cento Download tutti arrivati dalla rete delle biblioteche pubbliche della città, dove il libro si poteva scaricare gratuitamente.
Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.
Sydney Sweeney rischia una denuncia per atti vandalici per aver coperto la scritta Hollywood con i suoi reggiseni Era tutta una trovata pubblicitaria per lanciare la sua linea di biancheria intima, Syrn. Ma, a quanto pare, la trovata pubblicitaria la porterà in tribunale.
La CDU, il partito di maggioranza in Germania, vuole abolire il diritto di lavorare part time Secondo il partito del cancelliere Merz, la crisi economica tedesca è colpa soprattutto dei troppi lavoratori che decidono di fare part time.
I cittadini di Minneapolis hanno organizzato una festa per il licenziamento di Greg Bovino davanti all’hotel dove alloggiava Cori, canti, balli, musica, festeggiamenti. Fino a quando la polizia non è intervenuta per interrompere violentemente il party improvvisato.
Ad Amsterdam saranno installate lungo i canali delle mini scale per aiutare i gatti che cadono in acqua Centomila euro che il Comune ha deciso di investire nella costruzione di quelle che tecnicamente si chiamano “scale per l’uscita della fauna selvatica”.
Dopo il litigio con il figlio Brooklyn, una canzone di Victoria Beckham di 25 anni fa è arrivata in cima alle classifiche inglesi A 23 anni dal lancio, "Not Such An Innocent Girl" raggiunge la vetta di ben due classifiche inglesi, grazie al pubblico litigio tra Victoria e David da una parte e il figlio Brooklyn dall'altra.

Contro il mito del southworking (se viviamo a Milano ci sarà un perché)

Emigranti di ritorno e cacciatori dell'esotico uniti nel sogno di lavorare a distanza dal Sud, che però non è quello che si immaginano.

07 Settembre 2020

Qui con dieci euro ho birra, caffè e mangio pure la migliore pizza/burrata/pasta alla norma del mondo, mentre a Milano con la stessa cifra mi tocca una fettina secca e semibiscottata di una torta con le erbacce raccolte in un’aiuola pubblica e, al massimo, una bottiglietta d’acqua. È una frase che ricorre puntualissima ogni inizio settembre, tenera come le pubblicità dei diari o degli zaini per i bambini, ma che quest’anno, complice lo smartworking, poi presto convertito in southworking, ha assunto nuovi significati e realismo. Per molti, addirittura, la scoperta del diverso potere d’acquisto a seconda delle diverse aree d’Italia si rivela come una vera e propria novità, un’epifania simile a quella di Fantozzi quando conosce il giovane Folagra, studia la complessità della lotta di classe, il plusvalore, la sua condizione impiegatizia e non può che esclamare: «ma allora mi hanno sempre preso per il culo!».

Ovviamente il discorso economico, lo scontro tra città e campagna e le polemiche che poi sono ancora le stesse polemiche che faceva vent’anni fa la Lega Nord e tornano sempre identiche solo cambiando le casacche, sono talmente complesse che trascendono completamente le mie capacità per cui vorrei concentrarmi su alcuni aspetti secondari del dibattito. Innanzitutto, il protrarsi dell’esotismo ottocentesco per il Sud-Italia, per cui ancora in molti parlano di Campania, Calabria o Sicilia come se si potesse incontrare Rosso Malpelo dietro l’angolo di un muretto a secco. Si viaggia ancora a Marzamemi o Pizzo Calabro come fossero viaggi alla ricerca di un’autenticità perduta. Si sorride di chi cerca la spiritualità a Bali, ma non abbastanza di chi la cerca sul Gargano con la profondità di DiCaprio in The Beach. Qualcuno dirà che è una delle chiavi del successo di Camilleri o perfino Gomorra, certo, senza dubbio. Ma fa specie che il milanese provi la smarginatura descritta dalla Ferrante non per un incontro o per la bellezza di una baia a Procida, ma per il fatto che sdraio e lettino costino solo 12 euro.

Al Sud sono abituati da molto a questo sguardo coloniale e credono di sapere come manipolarlo, che poi spesso è ancora come le maschere hanno codificato, nel bene e nel male. Perciò la novità che più colpisce adesso è invece la metamorfosi dell’autoctono. Uno dei numi tutelari dell’expat campano, Massimo Troisi, aveva condensato in una scena ricorrente di Ricomincio da tre la difficoltà di crearsi un’identità trasferendosi. Lungo tutto il film, ogni volta che Troisi, dopo essersi spostato a Firenze, incontra qualcuno quando spiega che arriva da Napoli si sente domandare “emigrante?”. E lui risponde sempre che “no, a Napoli aveva pure un lavoro, ma volevo viaggiare”. Finché, alla decima volta, esausto, ammette controvoglia che sì, è emigrato. Perché secondo il luogo comune il napoletano, e per estensione chiunque arrivi dal Sud, non può viaggiare o conoscere o fare esperienze altrove, può solo emigrare. Ecco, adesso sembra che Troisi avesse torto e i suoi avversari ragione. Sento e leggo continuamente persone che parlano del proprio trasferimento come di una scelta obbligata, come fossero andati a lavorare alla Fiat negli anni ’50, e tutto ciò mi pare contrasti fortemente con la realtà. Perché ci si dimentica che la maggior parte di chi ha scelto di andare via dalla provincia lo ha fatto anche per scelta, perché la provincia avvilisce, mortifica culturalmente, paralizza. Ti fa pensare che Tenet al cinema sia il massimo della freschezza a disposizione.

Torni sì d’estate o a Natale e, oltre al cibo a buon mercato, vedi i tuoi compagni che non sono mai andati via e in loro riconosci i tuoi futuri non realizzati. E per ogni persona che in qualche modo si è realizzata (vorresti abbracciarla e esprimergli la tua stima imperitura) ce ne sono altri cinque che sono diventati complottisti di Qanon, distruttori di antenne del 5g, odiatori di immigrati. Ed è questa la provincia, ce ne sono prove ovunque, basta ricordarselo. Quindi va bene chiedere che i prezzi vengano calmierati, va bene polemizzare con Sala che pensa che il suo lavoro sia salvare i bar del centro, mentre per gli affitti di altre trecentomila persone, beh, per quello c’è il mercato e non si può fare nulla. Ma non rinunciamo all’onestà e ammettiamo che abbiamo lasciato le province con delle speranze e, spesso, pur in mezzo alle difficoltà di ogni tipo, la città ha potuto offrire le opportunità che altrove mancavano. Oltretutto se qualcosa di buono è stato realizzato negli ultimi anni in Italia, soprattutto dal punto di vista dei diritti, non solo come leggi ma anche come coscienza del problema, è un merito delle città in cui si è creata la concentrazione adatta a irradiarle nel resto del paese. Ho il sospetto che, separati, ognuno dalla sua Scicli possiamo sì mangiare la migliore arancina del mondo, ma forse perderemmo l’efficacia che ci pare, almeno nei momenti buoni, di avere conquistato.

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