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14:06 venerdì 23 ottobre 2026
Il 30 ottobre i portuali di mezzo mondo fermeranno le navi che trasportano armi I sindacati dei lavoratori portuali di sei paesi tra Europa e Mediterraneo hanno indetto una giornata internazionale di scioperi contro il traffico di armi e la militarizzazione dei porti. In Italia la protesta è diventata uno sciopero generale
La crisi abitativa sta avendo degli effetti devastanti sulla vita sessuale dei giovani Si parla tanto di “recessione sessuale” della Gen Z, ma il problema non è il desiderio: sono le pareti sottili, i coinquilini e i genitori. E in Italia, dove si esce di casa a 30 anni, la questione è ancora più seria.
Se le persone non avessero iniziato a pubblicare sui social i video dei supermercati vuoti forse i media e la politica non avrebbero mai parlato delle proteste al Sud Prima dei giornalisti e prima del governo, a raccontare cosa stava succedendo al Sud a causa delle proteste degli autotrasportatori sono stati i clienti dei supermercati, con il telefono.
In una nuova biografia viene svelata l’origine del leggendario odio di Cormac McCarthy per la punteggiatura Da studente fu pagato per "sfoltire" i saggi del '700, a cominciare da Swift. Da lì inizio a odiare virgolette e punti e virgola, e a usare le virgole col contagocce.
Paul Mescal, Daisy Edgar Jones, Jonathan Glazer, Irvine Welsh, Tilda Swinton, i Kneecap e molti altri hanno firmato una lettera in difesa di Sally Rooney «Sally Rooney è una scrittrice, non una terrorista», inizia così la lettera pubblicata dopo che l'editore Faber ha ritirato i libri della scrittrice irlandese dai negozi del Regno Unito per via del suo sostegno a Palestine Action.
L’AI ha scoperto nel linguaggio su cui si regge il 70 per cento dei siti web una falla gravissima che era lì da 10 anni e di cui nessuno si era mai accorto Due vulnerabilità critiche in PHP permettono di prendere il controllo dei server senza autenticarsi. Adesso si tratta di correggerle prima che AI "cattive" ne approfittino.
Sulle nuove sterline Winston Churchill, Jane Austen, William Turner e Alan Turing lasceranno il posto a un riccio, un barbagianni, un bombo e una pulcinella di mare Quasi mezzo milione di britannici ha votato gli animali che sostituiranno i personaggi storici sulle prossime sterline. Hanno vinto il riccio, il barbagianni e il bombo, a cui la Banca d’Inghilterra ha aggiunto la pulcinella di mare.
A quanto pare tanti uomini leggono romanzi romance, ma si vergognano a dirlo e lo fanno di nascosto Leggono Bridgerton e romantasy, ne parlano solo su Discord e chiedono l’anonimato. In Italia sono quasi uno su cinque nella fascia tra i 25 e i 54 anni.

Il 30 ottobre i portuali di tutto il Mediterraneo fermeranno il commercio delle armi rifiutandosi di caricarle e scaricarle dalle navi

Sindacati di sei Paesi hanno indetto una giornata di scioperi nei porti contro il traffico di armi e la militarizzazione degli scali. In Italia l’USB ha esteso la protesta a uno sciopero generale di tutte le categorie.

23 Ottobre 2026

Il 30 ottobre, in decine di porti tra Europa e Mediterraneo, i portuali si rifiuteranno di caricare e scaricare armi. È la giornata internazionale di scioperi e mobilitazioni indetta dai sindacati del settore di Francia, Grecia, Paesi Baschi, Turchia, Marocco e Italia: CGT Ports et Docks, ENEDEP, LAB, Liman-İş, ODT, USB e ORSA Porti. Sulle adesioni le cifre non coincidono: secondo Left Voice i sindacati promotori rappresentano i lavoratori di più di quaranta porti e le stime arrivano a 57, mentre secondo l’Unione Sindacale di Base saranno coinvolti oltre cinquanta porti in dieci Paesi, con undici organizzazioni sindacali. L’obiettivo è inceppare la logistica che rifornisce gli eserciti e denunciare il ruolo delle infrastrutture commerciali nelle guerre, con un’attenzione particolare a Gaza, dove secondo i sindacati promotori è in corso un genocidio. L’idea è nata a maggio a Istanbul, al terzo incontro internazionale dei sindacati portuali del Mediterraneo e dell’Europa, e la dichiarazione finale chiede che i porti non vengano usati per spedire armi verso le zone di guerra e non diventino basi militari al servizio della NATO, degli Stati Uniti o dell’Unione europea. Il ragionamento dei sindacati è semplice: se le armi, per arrivare a destinazione, hanno bisogno del lavoro di migliaia di persone, basta che quelle persone smettano di lavorare per fermarle. Una prima giornata del genere c’era già stata il 6 febbraio, e adesso l’idea è rendere stabile il coordinamento per ripeterla e allargarla. Hanno aderito anche il movimento sindacale palestinese, che ha chiesto ai sindacati dei porti e dei trasporti di tutto il mondo di unirsi, e la Global Sumud Flotilla, la flottiglia civile che cerca di portare aiuti a Gaza via mare.

Uno dei centri della mobilitazione sarà l’Italia, dove l’Unione Sindacale di Base ha indetto per quel giorno uno sciopero generale di tutto il settore pubblico e privato, con il sostegno di ORSA Porti, che fa parte del coordinamento internazionale. Allargare la protesta oltre le banchine serve a collegare la lotta contro il traffico di armi a quella degli altri lavoratori e ad aumentare la pressione sul governo e sulle aziende che guadagnano dalla guerra. In Italia non sarebbe la prima volta: il porto di Genova, in particolare, è stato al centro di diverse proteste e blocchi contro le spedizioni di armi destinate a Israele, e proprio a Genova, il 3 ottobre, si è tenuta l’assemblea internazionale che ha definito il programma della giornata. Il coordinamento tra Paesi serve soprattutto a impedire che le compagnie aggirino gli scioperi spostando le navi in altri porti, e per questo i sindacati vogliono che le decisioni vengano prese insieme, sulle due sponde del Mediterraneo.

La giornata, però, non riguarda solo le armi. Nella dichiarazione di Istanbul, come riporta Left Voice, i portuali denunciano anche la precarietà, i ritmi di lavoro sempre più intensi, i problemi di sicurezza e la pressione sui salari, e chiedono aumenti reali, posti stabili, una settimana lavorativa più corta e pensioni dignitose. Rifiutano inoltre l’uso dell’automazione e dell’intelligenza artificiale per tagliare posti di lavoro o peggiorare le condizioni di chi resta. Mentre i governi spendono sempre di più per riarmarsi e le compagnie di navigazione aumentano i profitti, sostengono, chi lavora nei porti se la passa sempre peggio. Lo slogan della giornata, «Ports for Peace, Decent Jobs» (porti per la pace e lavoro dignitoso), tiene insieme le due cose. La Flotilla, da parte sua, chiede che i porti pubblici smettano di servire al trasporto di armi e che vengano protetti i marittimi esposti ai rischi dell’escalation militare.

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