Quasi un ragazzo della Gen Z su due evita di ballare in pubblico per paura di essere filmato e finire sui social. Lo dice un sondaggio di LifeStance Health, secondo cui la FOMO ha lasciato il posto alla paura di diventare content senza volerlo.
I social hanno fatto anche cose buone, come far diventare virali i video degli scaffali dei supermercati vuoti e costringere i media e la politica nazionali a parlare delle proteste al Sud
Prima dei giornalisti e prima del governo, a raccontare cosa stava succedendo al Sud a causa delle proteste degli autotrasportatori sono stati i clienti dei supermercati, con il telefono.
La prima foto di uno scaffale vuoto è comparsa su X alle nove e mezza di sera del quindici ottobre, quando il fermo degli autotrasportatori del Sud contro il caro gasolio, cominciato a inizio mese con i primi presidi spontanei in Calabria dopo la fine dello sconto sulle accise, era ancora un grido inascoltato e nessuno, ma proprio nessuno, aveva ancora pianificato di parlarne. Meno di un’ora dopo un altro utente ha caricato un video, e la mattina del sedici, mentre i tir si fermavano in Sicilia, ne è arrivato un terzo. In quelle ore sui giornali la protesta c’era ma ancora lontana dalle prime pagine, o come notizia di settore che elencava le date del fermo, i presidi ai caselli e ai porti, le code ai distributori, i ristori promessi dal Governo e mai arrivati. Che cosa volesse dire per chi andava a fare la spesa lo mostravano soltanto i telefoni dei clienti.
@zerostareseren0 Mia figlia abita a Foggia ..senza carburante e scaffali vuoti https://t.co/zG2oia1UYz
— Paola (@e64c055df1834f2) October 15, 2026
Il diciotto foto e video si moltiplicano, pubblicati dalla notte fino a sera da account che con l’informazione non hanno niente a che fare, e cominciano a girare anche fuori dall’Italia, rilanciati in inglese, olandese e tedesco. Il 19 una pagina Facebook del Cilento, «Cilentolandia», pubblica un video con un titolo tutto in maiuscolo, «Caro carburanti: scaffali vuoti in tutti i supermercati del Sud Italia», e chiede ai suoi lettori se nella loro zona abbiano «già notato corsie vuote». Lo stesso giorno gli scaffali vuoti entrano nei titoli delle agenzie e dei siti nazionali, con le foto dei banchi del fresco di un discount di Bari, dei supermercati di Napoli e Caserta, del quartiere Zisa a Palermo. Insieme alle immagini arriva anche il resto della storia. Ai camionisti si sono uniti gli agricoltori, che denunciano prezzi alla produzione troppo bassi rispetto ai costi, e circa 870 fornai del Cosentino, in serrata dal sedici contro i rincari della farina e le pressioni della grande distribuzione. I blocchi toccano l’A1, l’A2, l’A30 e il varco Bausan del porto di Napoli, i distributori restano a secco, e prodotti freschi, carne e latticini mancano dalla Sicilia al Molise. E spesso sono gli stessi articoli a indicare da dove sia partito tutto: «Sui social scatta l’allarme per gli scaffali vuoti al Sud» titolava l’agenzia Dire, quindi una piattaforma a monte dell’informazione generalista.
I supermercati al sud https://t.co/tEQvqdufCs
— precipitevolissimevolmente (@saures788) October 15, 2026
Il 20 ottobre, Matteo Salvini anticipa a Milano l’incontro con gli autotrasportatori previsto per il 27 e offre lo sblocco di 480 milioni già messi a bilancio e mai pagati. Il giorno dopo il fermo in Sicilia viene revocato, mentre in Calabria va avanti, ma i post continuano ad arrivare, perché i camion ripartono e gli scaffali restano vuoti per giorni. A quel punto la storia è diventata nazionale e internazionale. L’Associated Press scrive di scaffali dei supermercati e pompe di benzina vuoti nel Sud Italia, Euronews monta le immagini in un servizio. Cambia anche il tono del governo. Giorgia Meloni elogia sui social la protesta pacifica di agricoltori e autotrasportatori, e meno di ventiquattro ore dopo il Viminale annuncia più di 1.300 identificati, 71 denunce e 242 sanzioni, in base al decreto sicurezza che dal 2025 punisce chi blocca una strada, mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi parla di possibili «infiltrazioni criminali». Tra il 15 e il 19 ottobre, nei giorni in cui la protesta si poteva ancora raccontare come una vertenza tra una categoria e il Ministero, a far capire che avrebbe riguardato tutti sono stati i clienti con il telefono in mano.