Prima dei giornalisti e prima del governo, a raccontare cosa stava succedendo al Sud a causa delle proteste degli autotrasportatori sono stati i clienti dei supermercati, con il telefono.
La crisi abitativa sta avendo degli effetti devastanti sulla vita sessuale dei giovani
Si parla tanto di “recessione sessuale” della Gen Z, ma il problema non è il desiderio: sono le pareti sottili, i coinquilini e i genitori. E in Italia, dove si esce di casa a 30 anni, la questione è ancora più seria.
Da qualche anno non c’è giornale che non abbia dedicato un articolo alla cosiddetta recessione sessuale della Gen Z, il ritratto di una generazione che beve poco, esce poco e, soprattutto, fa poco sesso. In un lungo pezzo su Dazed, la giornalista Sophie Wilson propone una spiegazione meno moralistica: il desiderio c’è, a mancare è lo spazio. Tutti ricordano l’adolescenza passata ad aspettare la “casa libera”, ma oggi quell’attesa si trascina ben oltre i 20 anni. Nel Regno Unito, secondo l’Istituto nazionale di statistica, nel 2025 viveva ancora con i genitori il 28,7 per cento dei giovani tra i 20 e i 34 anni, contro il 25,4 per cento di dieci anni prima, e secondo una ricerca della banca Nationwide l’età media di chi vive in una casa condivisa è salita a 35 anni. La crisi abitativa, insomma, non riguarda solo il conto in banca.
Le storie raccolte da Dazed (con nomi di fantasia) sono di quelle che chiunque abbia vissuto con dei coinquilini riconosce subito. C’è Ella, 29 anni, in una relazione a distanza, che quando il fidanzato è finalmente in visita si ritrova a fermarsi per ascoltare i passi in corridoio. C’è Amelia, 28 anni, che divide la casa con tre ragazze mattiniere e non osa invitare nessuno, e che vorrebbe soltanto che la coinquilina smettesse di trattenersi: «Tanto vale urlare, tesoro!». E c’è Annie, 29 anni, che quando viveva con la madre faceva sesso sul pavimento per non far cigolare il letto. I numeri dicono la stessa cosa. Secondo un sondaggio di SpareRoom, quattro inquilini britannici su cinque vengono svegliati dai coinquilini almeno una volta a settimana, e il 24 per cento indica tra le cause il sesso degli altri. In un’indagine commissionata da LELO, marchio di sex toys, il 72,9 per cento dei giovani che vivono ancora in famiglia dice che la propria situazione abitativa rende più difficili le relazioni, e più della metà che ne risente la propria vita sessuale, soprattutto per la mancanza di privacy e la paura di essere sentiti. Come riassume Alice Wilkinson, autrice di un manuale sulla sopravvivenza nelle case condivise, le case non sono pensate per quattro o cinque adulti che vogliono vivere una vita sessuale piena.
Se il problema è serio nel Regno Unito, in Italia è strutturale. Secondo i dati Eurostat pubblicati a settembre, i giovani italiani lasciano la casa dei genitori in media a 30,2 anni, quasi quattro anni dopo la media europea, ferma a 26,3. Per molti, insomma, la “casa libera” resta un lusso fino alla soglia dei 30, e a quel punto spesso la soluzione è una stanza in affitto separata dalle altre da un muro di cartongesso. Il punto più interessante del pezzo di Dazed, però, non riguarda i metri quadri ma la vergogna: Ella racconta che a interromperla non è il giudizio dei coinquilini, che non hanno mai detto nulla, ma il timore di essere sentita. Forse la famosa recessione sessuale non è una questione di desiderio, e nemmeno di carattere generazionale. È, più prosaicamente, una recessione immobiliare.