«Sally Rooney è una scrittrice, non una terrorista», inizia così la lettera pubblicata dopo che l'editore Faber ha ritirato i libri della scrittrice irlandese dai negozi del Regno Unito per via del suo sostegno a Palestine Action.
In una nuova biografia viene svelata l’origine del leggendario odio di Cormac McCarthy per la punteggiatura
Da studente fu pagato per "sfoltire" i saggi del '700, a cominciare da Swift. Da lì inizio a odiare virgolette e punti e virgola, e a usare le virgole col contagocce.
Chi apre per la prima volta un romanzo di Cormac McCarthy se ne accorge subito: i dialoghi non hanno virgolette, il punto e virgola non compare mai e le virgole sono distribuite col contagocce. McCarthy non ne ha mai fatto un mistero. Nel 2007, nella sua prima intervista televisiva, concessa a Oprah Winfrey dopo che aveva scelto La strada per il suo club del libro, indicò James Joyce come «un buon modello per la punteggiatura» e spiegò che non c’era alcun motivo di riempire la pagina di strani segnetti, perché se scrivi bene non dovresti avere bisogno di punteggiare. Ora una nuova biografia, Cormac McCarthy: A Legacy Revisited di Tracy Daugherty, uscita il 6 ottobre negli Stati Uniti per St. Martin’s Press, racconta da dove nasceva quella convinzione, e la risposta è sorprendentemente banale: un lavoretto pagato all’università.
Nell’estratto pubblicato da Literary Hub, Daugherty ricostruisce gli anni in cui McCarthy, congedato dall’aeronautica, era tornato all’Università del Tennessee alla fine degli anni Cinquanta grazie ai fondi per i veterani, saltando da un corso all’altro senza un piano preciso. Tra quelli che seguiva c’era un corso di scrittura tenuto da Robert Woodham Daniel, che stava preparando un manuale, The Written Word, poi uscito nel 1960. Daniel gli affidò un incarico preciso: ripunteggiare una serie di saggi inglesi del Settecento. McCarthy si rese conto che quegli autori scrivevano benissimo ma punteggiavano malissimo, con un punto e virgola ogni poche righe, e cominciò a sfoltire. Da uno dei testi, scritto da Jonathan Swift o su di lui (non se lo ricordava con precisione), tolse quasi tutte le virgole, e il professore gli disse che era esattamente quello che serviva. Nell’antologia, infatti, è finita Una modesta proposta, e secondo lo studioso Wes Morgan, citato da Daugherty, nella versione del manuale ci sono il 21 per cento di segni in meno rispetto al pamphlet originale del 1729. Il titolo dell’estratto riassume tutta la sua filosofia: «Se scrivi bene, non dovresti avere bisogno della punteggiatura».
Da quella revisione su commissione è nato uno degli stili più riconoscibili della letteratura americana. Con Oprah, McCarthy spiegò di credere nei punti, nelle maiuscole e in qualche virgola occasionale, di aver eliminato le virgolette dei dialoghi dopo averle viste sparire per la prima volta nei romanzi di MacKinlay Kantor e di non usare mai il punto e virgola, e insistette che il suo obiettivo era rendere la lettura più facile, non più difficile. Chi si è perso tra i dialoghi di Meridiano di sangue potrebbe avere qualche dubbio, ma la coerenza è innegabile. Del resto, racconta sempre Daugherty, già allora McCarthy aveva le idee chiare anche su cosa valesse la pena raccontare: non i salotti di Proust e Henry James, ma le questioni di vita e di morte. Per storie così, a quanto pare, bastano un punto e una maiuscola.