Dopo aver firmato una legge che istituisce l'una e l'altra, il Presidente della Repubblica ha invitato la politica a darsi una regolata perché queste giornate stanno «vertiginosamente aumentando».
Un report dell’Onu dice che in Cisgiordania non ci sono mai stati così tanti atti di violenza dei coloni israeliani
Nei primi quattro mesi del 2026 erano già 190 al mese, numeri che porterebbero a superare i duemila attacchi entro la fine dell'anno.
In Cisgiordania la raccolta delle olive è uno dei momenti più importanti dell’anno per le famiglie palestinesi, e anche quest’anno questo momento è stato segnato dagli attacchi dei coloni israeliani contro i contadini impegnati nei campi, come mostra un video pubblicato da BBC. Il quadro generale, del resto, lo avevano già tracciato le Nazioni Unite: a luglio la portavoce dell’Ufficio ONU per i diritti umani, Ravina Shamdasani, aveva denunciato che gli attacchi dei coloni e la creazione di insediamenti e avamposti avevano raggiunto il loro «massimo storico», come riporta UN News. Secondo i dati dell’OCHA, l’agenzia ONU per gli affari umanitari, citati nello stesso articolo, gli attacchi sono cresciuti ogni anno dal 2023 fino a toccare quota 1835 nel 2025, e nei primi quattro mesi del 2026 viaggiavano a un ritmo di circa 190 al mese, una tendenza che porterebbe a superare i 2 mila entro la fine dell’anno. Già a giugno, del resto, l’OCHA aveva segnalato che gli attacchi con vittime o danni avevano superato quota mille, con una media di sei al giorno, un ritmo più alto di qualsiasi anno mai registrato.
Con la stagione delle olive la violenza si è concentrata nei campi. Nel briefing quotidiano delle Nazioni Unite del 15 ottobre, il vice portavoce del Segretario generale Farhan Haq ha riferito che, secondo l’OCHA, quest’anno gli attacchi dei coloni legati alla raccolta con feriti o danni materiali sono stati quasi 200, già più dei 185 registrati in tutta la stagione 2025, e questo nel giorno in cui la raccolta è cominciata ufficialmente. Il bilancio è di un palestinese ucciso, oltre 120 feriti e più di 2.500 alberi e giovani piante danneggiati; circa l’80 per cento degli episodi è avvenuto nelle ultime due settimane, con molte comunità palestinesi che hanno iniziato a raccogliere in anticipo per ridurre i rischi. Le cifre fornite da funzionari palestinesi all’Associated Press sono più alte: almeno quattro palestinesi uccisi e più di cento feriti dall’inizio della stagione. Tra le vittime c’è Ali Hassan Bazzari, 44 anni, ucciso a Burqa, come ricostruisce Mondoweiss. L’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din, come riporta The Star, ha contato 377 episodi di violenza attribuiti a coloni e soldati in sole due settimane, in 162 comunità palestinesi: 58 aggressioni fisiche ai raccoglitori, 57 casi in cui ai contadini è stato impedito di raccogliere, 100 furti di raccolto e 34 casi di ulivi danneggiati o distrutti. In un solo giorno, il 9 ottobre, la Commissione palestinese per la colonizzazione e la resistenza al Muro (l’autorità che monitora e contrasta l’espansione degli insediamenti israeliani) ha segnalato almeno 19 attacchi, compresi oltre 50 ulivi sradicati nel villaggio di Qusra, secondo Al Jazeera.
A colpire, oltre alla quantità, è la geografia: come racconta da Gerusalemme The National, alcuni degli attacchi più gravi di queste settimane, come quelli contro le famiglie Al Bazzari e Adeli, sono avvenuti nelle Aree A e B, dove l’Autorità nazionale palestinese ha il controllo totale o parziale, mentre nelle stagioni precedenti le aggressioni si concentravano nell’Area C, sotto pieno controllo israeliano. Yesh Din parla di uno schema sistematico di violenza per impedire ai palestinesi di raccogliere le olive e accusa le autorità israeliane di non far rispettare la legge, mentre all’ONU il coordinatore speciale ad interim per il processo di pace in Medio Oriente, Ramiz Alakbarov, ha detto al Consiglio di Sicurezza, come riporta lo stesso briefing ONU, che la violenza dei coloni continua a livelli estremamente alti, con attacchi quotidiani che avvengono spesso in presenza, e nell’indifferenza, delle forze israeliane. Persino il Presidente israeliano Isaac Herzog, in visita al comando militare in Cisgiordania pochi giorni dopo che oltre cento coloni avevano devastato il villaggio palestinese di Jalud, ha chiesto al governo di contrastare la violenza in modo più deciso, parlando, come riporta la Jüdische Allgemeine, di «fenomeni molto gravi di criminalità nazionalista».