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00:26 venerdì 24 luglio 2026
Un contadino tedesco ha costruito un santuario per salvare dal macello i montoni gay che rifiutano di accoppiarsi con le pecore Lui si chiama Michael Stücke e il rifugio Rainbow Wool: dal 2023 a oggi hanno salvato decine e decine di animali.
Una delle candidate al titolo di borsa dell’estate è una falsa Birkin fatta di plastica ma che sembra fatta di gelatina Si chiama Firkin, contrazione di Fake e di Birkin, appunto. Non costa neanche pochissimo: si va dai 30 ai 100 euro.
È in corso un boom delle vendite di cd, ma la maggior parte di chi li compra non possiede un lettore cd E allora perché li compra? Non certo per ascoltare musica ma per collezionare un oggetto. Ed esibirlo sui social, ovviamente.
Il film più strano della prossima Mostra del Cinema di Venezia è senza dubbio Joie de vivre di Luca Guadagnino, un documentario su Bernardo Bertolucci lungo più di 7 ore Nel presentarlo, il direttore della Mostra Alberto Barbera ha assicurato che «si rimane inchiodati allo schermo per sette ore, noi abbiamo fatto questa esperienza senza riuscire a staccare un attimo lo sguardo».
In Spagna è stata costruita una nuova “superciclabile”: è lunga 2180 km e attraversa 168 Comuni Oltre che due parchi nazionali, sette parchi naturali, due geoparchi riconosciuti dall’Unesco, tutti nella regione di Castilla-La Mancha.
Uno scultore italiano ha speso 100 mila dollari per scolpire una statua di Charlie Kirk che però nessuno gli ha chiesto e nessuno vuole Sergio Furnari ha lanciato un crowdfunding per coprire i costi dell'opera (che vuole esporre a Times Square). Finora ha raccolto 8 mila dollari. Su 150 mila richiesti.
Il presidente dei Marvel Studios ha detto che Adam Driver lo chiama spesso per dirgli che non ha nessuna intenzione di fare un film Marvel Lo ha detto Kevin Feige in persona: lui e Driver si sentono regolarmente su Zoom e Driver gli dà sempre la stessa risposta, cioè no.
Ad aumentare il rischio di incendi adesso c’è anche il fatto che sui “mercati predittivi” si può scommettere sugli incendi Quanti acri consumeranno le fiamme, quali quartieri verranno raggiunti, quando gli incendi saranno domati: ci sono piattaforme sulle quali si può scommettere su tutto questo.

Il fandom di Elisabetta

Le foto con i cappellini buffi, l'espressione da resting bitch face, l'infinità di gadget-paccottiglia a lei ispirata: Elisabetta è stata la sovrana più longeva della storia d'Inghilterra ma anche la prima icona pop uscita da una famiglia reale.

09 Settembre 2022

È morta la queen. No, non Beyoncé. È morta proprio la regina, quella che c’era da prima che nascessi io, e mia mamma, e mia nonna aveva solo dieci anni. È morta la regina e mi sarebbe piaciuto ricevere la notizia da Radio Londra, o dalla Bbc ancora in bianco e nero, o dal ragazzino con la coppola all’angolo della strada con l’edizione straordinaria fresca di stampa in mano. Invece no: l’ho saputo da Trash Italiano. Sì, confesso che ho molto romanticizzato questa monarchia inglese, io che vengo dalla provincia di Frosinone. Ma negli anni ho conosciuto tanti altri sudditi per passione: ci potete riconoscere perché teniamo in casa oppure sulla scrivania in ufficio, una statuetta di plastica della regina, di quelle con la mano semovente che compie il famoso saluto “a cucchiara”. Le abbiamo dedicato intere mensole, nicchie, altarini riempiti con saliere a forma di corgi, il Funko Pop, la tazzona per il tè con scritto “God save the Queen”, cartoline di lei coi ritratti realizzati da Andy Warhol o Banksy o copertine del Time. Abbiamo magneti sul frigorifero a forma di corona. Cover degli smartphone stile Union Jack. Il suo cartonato a grandezza naturale, comprato come addobbo di punta per una festa di compleanno. Questo doveva essere il coccodrillo della regina e sto parlando di paccottiglia popolana, ma difficilmente qualcuno potrà superare quel magnifico coccodrillo che è The Crown, scritto già in ottica. Spero che Peter Morgan non ci privi della sesta e settima stagione: i millennial che sono corsi a vedere su YouTube le immagini della vera incoronazione, dopo aver visto quella iperrealistica su Netflix, adesso potranno vedere in diretta il funerale vero, pensando a come sarà tra qualche anno quello della serie.

Icona di stile, icona pop, icona politica e istituzionale, simbolo di un secolo, simbolo femminile, la più iconica donna di potere. Personalità eccentrica e allo stesso tempo rassicurante, un po’ come Mike Bongiorno o Raffaella Carrà. Come Giulio Andreotti, “gli storici non finiranno mai di scriverne e discuterne” e neanche i royal watcher, sia quelli ufficiali e retribuiti, sia quelli di Twitter. Una padronanza mostruosa del mestiere di cui è evidentemente sempre stata appassionata. Un indomito senso del dovere. Una straordinaria resistenza fisica. «Tradiva imbarazzo solo con un più rapido battere di palpebra», scriveva Camilla Cederna. Antesignana della resting bitch face per via delle labbra all’ingiù cosicché da sembrare a volte un po’ scazzata. Poco dedita allo humor, né inglese, né di altro tipo, ma d’altronde per quello in famiglia c’era Filippo. Argomento preferito: i cavalli. Chiaro che uno ha la sua statuetta posizionata strategicamente sulla mensola, è per poterla contemplare in quei momenti della giornata e della vita in cui le cose si fanno pesanti, difficili, in salita. Se ce l’ha fatta lei (la malattia del padre, la sorella scavezzacollo, le nuore irrequiete, il figlio cretino, il nipote woke, i primi ministri incapaci, le guerre, le crisi economiche, la fine dell’impero britannico) e senza fare un fiato, ce la possiamo fare anche noialtri.

Come certe ginnaste russe in bilico sulla trave, faceva sembrare semplice il mestiere di regina e, come le sue ave, ci ha fornito anche una versione interessante di come si può essere donna. Senza l’ossessione per sé stessa, non manipolatrice, né ricattatoria, né alla ricerca costante di attenzione con tutti i mezzi possibili. Fuori dalla moda, probabilmente la sera prima andare a dormire si spalmava in faccia una crema sola e non una dozzina. Vestita da stilisti di cui non ci ricordiamo il nome, immune a qualsiasi regola dell’armocromia, con cappellini imbarazzanti e tiare inestimabili, con pelliccetta di cincillà e calze color carne, scarpe “comode”, spille e borsette usate come messaggi in codice per le guardie e i servizi segreti magari per dire “mi annoio” (da copiare). Si è presa cura della famiglia e dell’impero a modo suo, senza la frenesia di dover dimostrare d’essere la migliore. Epitome di nobiltà, è stata il più grande e lucente esempio di resilienza reale, dimostrando che le monarchie illuminate esistono davvero. Dovremmo tutti chinare il capo, come fece lei quell’altra volta, aspirare ad avere la stessa pazienza e magnanimità, dovremmo imparare la sua lezione, fatta coi fatti e non con un podcast. Benché la speranza sia che faccia come Rosa Russo Iervolino («Non sono morta, ho solo mal di schiena») dobbiamo farcene una ragione: è finita l’era della regina, adesso ci saranno solo re.

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