Sono 16 le nomination ottenute dal film, più di tutti gli altri. Adesso bisogna aspettare la cerimonia del 6 maggio.
Pierpaolo Capovilla che sbuffa scocciatissimo durante il discorso del ministro Giuli è già la cosa migliore di questi David di Donatello
Candidato come Miglior attore protagonista per Le città di pianura, Capovilla si è dimostrato piuttosto insofferente al discorso di Giuli. Ma non è stato il solo.
La presentazione delle candidature ai David di Donatello al Quirinale ha regalato un momento surreale, con Pierpaolo Capovilla nel ruolo di protagonista assoluto. Candidato come Miglior attore protagonista per Le città di pianura, Capovilla si è ricalato per qualche istante nei panni di Doriano, mostrandosi visibilmente insofferente durante il discorso del Ministro della Cultura Alessandro Giuli. Seduto accanto a Checco Zalone, tra una stretta di mano formale al Presidente Sergio Mattarella e uno sbuffo scocciatissimo catturato dalle telecamere, Capovilla ha incarnato perfettamente l’immagine del “pesce fuor d’acqua”, più preoccupato dalla ricerca di un’uscita verso il baretto in cui ordinare l’ultimo bicchiere che a prestare ascolto alla (noiosetta) liturgia celebrata da Giuli. Liturgia che, tra le altre cose, si è soffermata anche sui mancati finanziamenti al film Giulio Regeni – Tutto il male del mondo di Simone Manetti.
Le facce mentre parla Giuli dicono di tutto e di più. #DavidDiDonatello pic.twitter.com/GgwWiV9jED
— LALLERO (@see_lallero) May 5, 2026
Questa insofferenza arriva alla fine di una settimana di fuoco polemico per l’artista, una settimana in cui ha duramente criticato via social l’organizzazione del Concertone del Primo Maggio. Capovilla ha definito gli artisti in line-up «analfabeti funzionali asserviti alle logiche delle major» e ha attaccato i sindacati per aver trasformato una festa politica in una passerella priva di contenuti. Nel mirino è finita soprattutto Arisa, rea di aver paragonato i conduttori a dei “giullari” che devono evitare di fare “pipponi allucinanti” ai giovani: un’uscita che ha spinto Capovilla a bollare l’intera operazione come «spazzatura musicale», rivendicando uno spirito battagliero che la musica contemporanea avrebbe ormai svenduto.
Ma tornando ai David, sembra ormai esserci una sorta di maledizione che colpisce il ministro Giuli ogni volta che si avvicina al premio. Anche quest’anno, infatti, per lui l’evento si è trasformato in un momento di imbarazzo istituzionale. Se l’anno scorso era stato Elio Germano a farsi portavoce del malcontento dell’industria cinematografica («Meno male che c’è il presidente Mattarella, perché io ho fatto fatica ad ascoltare il rappresentante della cultura del nostro Paese»), quest’anno è toccato al nichilismo (un po’ performativo) di Capovilla rovinare la solennità della cerimonia. La mimica facciale dell’artista durante il discorso del Ministro conferma che, nonostante i tentativi di pacificazione tra politica e cultura, il cinema continua a essere l’ospite più scomodo e meno incline agli applausi di circostanza.
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