E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.
Una ricerca dell’Università della Tuscia ha dimostrato che musica classica e musica jazz stanno diventando sempre più semplici
A tendere, entrambi i generi finiranno per assomigliare sempre più alla musica pop. Secondo i ricercatori, è una sorta di meccanismo di sopravvivenza fatto scattare da internet.
L’evoluzione del suono, dal barocco ai giorni nostri, sembra puntare verso una direzione inaspettata: la sottrazione. Un team di ricercatori dell’Università della Tuscia (Viterbo) ha analizzato circa 20 mila file MIDI (un formato che memorizza note, tempo, intensità) composti tra il 1600 e il 2021, mappando poi la complessità delle transizioni melodiche e armoniche. Lo studio, pubblicato su Nature, rivela che generi storicamente più densi di note come la musica classica e il jazz stanno progressivamente convergendo verso schemi strutturali più lineari, simili a quelli della musica pop. Ma non è un declino qualitativo: a parità di “bellezza”, la musica sta via via abbandonando le armonie complesse per abbracciare una chiarezza che dovrebbe riflettere i tempi moderni.
Secondo Niccolò Di Marco, coautore della ricerca, definire questa tendenza come un impoverimento sarebbe un errore di prospettiva. La complessità non è sparita, si è semplicemente spostata verso dimensioni più difficili da quantificare con un file digitale, privilegiando la ripetizione, la timbrica e l’accessibilità rispetto alla densità strutturale. Questo fenomeno riflette l’andamento di un po’ tutti gli aspetti della vita umana, a partire dalla comunicazione, estremamente semplificatasi nell’era di Internet. In un mondo iperconnesso e saturo di informazioni, la musica sembra rispondere con una ricerca di ordine e leggibilità, diventando un linguaggio più universale e più immediato che predilige la portata emotiva alla sfida intellettuale.
Lungi dal voler criticare questa evoluzione, come scrive Euronews, i ricercatori suggeriscono che la semplificazione possa essere un adattamento positivo. Se è vero che le canzoni in cima alle classifiche sono diventate più prevedibili, questa “pulizia” facilita il riconoscimento culturale in una società globale. La musica classica e il jazz non stanno morendo, si stanno reinventando per sopravvivere in un ecosistema dove la soglia dell’attenzione è merce rara e l’immediatezza è diventata una nuova forma di sofisticazione.