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Olivia Rodrigo ha annunciato un festival musicale con una line up di sole artiste donne per raccogliere fondi a sostegno delle donne Si chiama Daisy Chain Fields: sul palco si esibiranno Stevie Nicks, Karen O, Chappell Roan, Mitski, Doechii, le Katseye e tante altre.
Dopo averne licenziati quasi 10 mila, Zuckerberg ha ordinato ai dipendenti di Meta sopravvissuti ai tagli di «ricominciare a divertirsi» Viene da chiedersi: se un dipendente si rifiuta e si presenta a lavoro di cattivo umore, viene licenziato pure lui?
Fatboy Slim ha fatto un dj set improvvisato e gratuito durante una manifestazione contro l’estrema destra a Brighton E ha commentato tutta la giornata così: «Never been more proud of my hometown. More disco, less fascism».
In Albania un milione di persone è sceso in piazza per protestare contro il resort di lusso di Jared Kushner, il genero di Trump I manifestanti, però, non si accontentano più di fermare la costruzione del resort: adesso vogliono le dimissioni di tutti coloro che hanno approvato il progetto.
Loris Messina e Simone Rizzo sono i nuovi Direttori Creativi di Moschino Il loro debutto è fissato per settembre, alla Milano Fashion Week, dove presenteranno la loro prima collezione ufficiale.
Trump sta combinando un grosso, grossissimo guaio con la Reflecting Pool del Lincoln Memorial a Washington Ha speso 15 milioni di dollari per rifarla come voleva lui. Ora l'acqua è verde perché invasa dalle alghe e la vernice del fondo si sta staccando.
A Berlino sta nascendo una nuova scena musicale che mescola il jazz e (ovviamente) la techno Due generi apparentemente lontanissimi e che, non senza una certa sorpresa, a Berlino hanno scoperto che stanno benissimo assieme.
Lo smartworking riduce la socialità e rovina la salute mentale, secondo una delle più grandi ricerche di sempre sul lavoro da casa Quasi 600 mila lavoratori hanno preso parte alla ricerca e i risultati sono stati abbastanza incontrovertibili.

La rivendicazione dell’Isis per l’attentato di Orlando è credibile?

13 Giugno 2016

Lo Stato islamico ha rivendicato nel giro di poche ore la responsabilità dell’attentato a Orlando, in Florida, dove sabato notte (domenica in Italia) un uomo armato ha aperto il fuoco in un locale gay uccidendo 49 persone. Si tratta della sparatoria più letale nella storia degli Stati Uniti. La rivendicazione è avvenuta tramite Amaq, l’agenzia di stampa dell’organizzazione terroristica, nota anche come “Isis”,  “Daesh” oppure “Is”.

Qualcuno ha sollevato dubbi sull’attendibilità della dichiarazione, che ha toni decisamente propagandistici. E che, peraltro, esagera il numero delle vittime: «Fonti dicono all’agenzia che l’attacco contro un nightclub omosessuale in Florida, dove sono morte più di cento persone, è stato effettuato da un combattente dello Stato islamico», si legge nel lancio d’agenzia.

Nel caso specifico, i dubbi di un coinvolgimento (diretto, o più probabilmente indiretto, insomma di “ispirazione”) dello Stato islamico sono pochi: l’attentatore, Omar Mateen, un ventinovenne americano di origine afgane, era già stato indagato dall’Fbi per questioni di terrorismo; inoltre secondo alcune ricostruzioni avrebbe dichiarato la sua fedeltà all’Isis durante una telefonata al 911, l’equivalente Usa del 118.

US-ATTACKS-GAY

Tuttavia, come è stato fatto notare, la rivendicazione da parte di un’organizzazione terrorista non equivale a una conferma che sia stato  quel gruppo ad effettuare l’attentato. Non mancano i casi di estremisti che hanno provato a prendersi il “merito” di stragi o crimini compiuti da altri. Uno dei casi più famosi è quello do Lockerbie, l’attentato contro il volo inglese del 1988, immediatamente rivendicato da svariate entità, prima che il governo libico ammettesse la propria responsabilità decenni dopo. Un esempio più recente viene dal Bangladesh, Paese asiatico scosso da una serie di violenze, dove al-Qaeda e l’Isis si sono attribuiti la responsabilità dei medesimi attentati, nonostante i due gruppi siano “concorrenti”.

Perché i terroristi cercano (talvolta) di appropriarsi di crimini altrui? Ha provato a spiegarlo Brian Jenkins, analista del think tank Rand Corporation, intervistato dal sito Live Science: «Il terrorismo è prima di tutto una forma di comunicazione. In alcuni casi, diventa una competizione, e ci si ritrova con delle rivendicazioni rivali per lo stesso attentato. In altri casi, ci sono dichiarazioni false, dove delle organizzazioni si prendono il merito per operazioni partite da ordini non loro. In altre parole, i terroristi (come suggerisce il nome) capitalizzano sulla paura della violenza più ancora che sulla violenza tout court, dunque dal loro punto di vista conviene rivendicare il numero più maggiore possibili di attentati, indipendentemente da chi li ha commessi e/o ordinati in realtà. Dunque le rivendicazioni possono essere false.

Il problema è che, quando è coinvolto l’Isis, la faccenda si fa più complicata. Una delle caratteristiche dello Stato islamico infatti è quella di incoraggiare le azioni dei cosiddetti “lupi solitari”. Infatti leader dello Stato islamico avevano annunciato alla vigilia del Ramadan, il mese sacro del calendario islamico, che qualunque musulmano avesse effettuato un attacco sarebbe stato considerato un loro seguace. Il messaggio che stanno mandando è più o meno questo: chiunque voglia uccidere gli infedeli, lo faccia pure di propria iniziativa e noi saremo ben contenti di dare la nostra benedizione, anche a posteriori; giurare fedeltà all’Isis è pratica gradita ma non necessaria.

Dunque il terrorista di Orlando avrebbe potuto agire in modo del tutto autonomo – animato dall’omofobia, dal radicalismo islamico, da una combinazione delle due cose, o persino anche da altre motivazioni che ignoriamo – senza avere legami diretti con l’Isis ma ricercando comunque un cappello ideologico dell’organizzazione terroristica. Che, dal canto suo, è più che contenta di fornirglielo.

Una veglia a Wellington, in Nuova Zelanda, e una a Dallas, in Texas (MARTY MELVILLE e LAURA BUCKMAN per AFP/Getty Images)
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A Belfast, dopo il pogrom

Sono trentacinque gli arresti seguiti alle violenze delle scorse settimane. Mentre la polizia prova a indentificare altri sospettati e 20 mila persone scendono in piazza contro il razzismo, per gli immigrati e le minoranze della città la vita è diventata un inferno.