Hype ↓
06:39 martedì 24 febbraio 2026
Il Vaticano ha annunciato che le messe nella basilica di San Pietro avranno una traduzione simultanea in 60 lingue fatta dall’AI L'AI in questione si chiama Lara e verrà presentata in occasione dei festeggiamenti per i 400 anni della Basilica.
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.
Alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, Ilia Malinin si è esibito indossando dei jeans Balmain da 1100 dollari Il pezzo era abbinato a una felpa del rapper NF: nel suo insieme, il look sembrava suggerire una riflessione sulla salute mentale nello sport.
Giorgia Meloni ha dovuto pubblicare un comunicato stampa ufficiale per smentire le voci di una sua partecipazione a Sanremo È stata costretta a farlo perché da giorni questa voce circolava insistentemente, tanto che i giornalisti hanno anche chiesto a Carlo Conti se fosse vera.
La cosa più discussa dei BAFTA non sono stati i film né i premi ma le censure riuscite e fallite della BBC Un insulto razzista non è stato rimosso dalla differita della cerimonia, un "Free Palestine" e una battuta su Trump sono invece sparite. Non è chiaro il metodo applicato dall'emittente.
A giudicare dalle vendite, dopo il ritorno dei vinili potrebbe essere arrivato il momento del ritorno dei cd I numeri sono in crescita negli Usa, in UK e anche in Italia: c'entrano collezionismo e nostalgia, ma pure il desiderio di "possedere" la musica che si ama, soprattutto per i più giovani.
Dopo 13 anni, l’episodio “Ozymandias” di Breaking Bad ha perso il suo 10/10 su IMDb per colpa di una guerra tra il fandom di Breaking Bad e quello di Game of Thrones Era l'unico episodio di una serie tv ad aver mai raggiunto quel traguardo. Che ora è andato perso per colpa della "bellicosità" del suo fandom.
Reynisfjara, la famosissima “spiaggia nera” in Islanda, è stata praticamente distrutta da una mareggiata Il vento e le onde hanno causato il crollo di una grande scogliera: al momento, l'accesso alla spiaggia è impossibile (oltre che vietato).

Incontri ravvicinati di tutti gli altri tipi

Sulla riscoperta di Naomi Mitchison, autrice di Memorie di un'astronauta donna, un vecchio libro che fa pensare all'universo inesplorato, ma anche alle differenze di genere.

17 Maggio 2016

A un certo punto, nella seconda metà dell’Ottocento, gli scrittori hanno cominciato a chiedersi se vi fosse vita intelligente altrove nell’universo, e cosa sarebbe successo se si fosse trovata a incrociare il destino dell’umanità. La risposta, ovviamente, è stata La guerra dei mondi: il romanzo del 1897 che a riga 12 inventa i marziani e a riga 15 informa il lettore che l’unica cosa che hanno da fare è «complottare contro di noi». Su questa risposta è stata edificata quasi tutta la fantascienza del Novecento, dal Ciclo della fondazione a Guerre stellari, passando per Aelita, sci-fi sovietico scritto dal figlio di Tolstoj. L’idea fondante era che le caratteristiche salienti di ogni civiltà extraterrestre fossero (a) il loro sviluppo tecnologico e (b) la loro forma di governo, e che l’unica cosa che potesse succedere nell’incontro con l’umanità fosse la guerra.

Questa, perlomeno, è stata la risposta degli scrittori maschi. Negli anni Sessanta ha cominciato a delinearsi un altro filone di fantascienza, definito in modo un po’ semplicistico “femminista” solo perché all’inizio era scritto da donne e riteneva di parlare di cose diverse da missili e spade laser. I due romanzi fondativi di questo genere sono probabilmente il famosissimo La mano sinistra delle tenebre di Ursula LeGuin (1961), e il misconosciutissimo Memorie di un’astronauta donna di Naomi Mitchison (1962). Quest’ultimo è appena stato ripubblicato in Italia da Elliot (dopo essere apparso su Urania e quindi uscito per Castelvecchi nel 2013); significativamente, me lo ha dovuto far conoscere la mia ragazza, benché io legga molta più fantascienza di lei.

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Naomi Mitchison è nata quando Wells ha inventato i marziani; poi ha vissuto cent’anni, ha pubblicato a 18 un articolo di genetica in odore di Nobel, e si è messa a scrivere una quarantina fra romanzi e raccolte di racconti. Queste Memorie si presentano come i ricordi autobiografici di una astronauta, in un futuro in cui i viaggi nello spazio sono la norma e moltissimi terrestri passano la vita a esplorare l’universo per scoprirne le forme di vita e le civiltà, studiarle, mettervisi in contatto. Strano, no? Non combattono mai.

La narrazione segue una mezza dozzina di missioni, tutte ispirate al principio della non-interferenza. (Il mondo del romanzo non è un’utopia pacifista: sono preliminari a uno sfruttamento minerario, i cui responsabili sono tuttavia molto malvisti dagli scienziati più o meno disinteressati di cui si seguono le gesta.) Il ruolo della protagonista è stabilire un contatto – prima empatico, poi linguistico, infine telepatico – con gli extraterrestri.

Se l’invenzione tecnologica è al centro della fantascienza classica, al centro del romanzo di Mitchison c’è quella che si potrebbe chiamare invenzione biologica:  gli incontri sono presentati come piccoli misteri, che hanno qualcosa del giallo psicologico, qualcosa del thriller, qualcosa dell’enigma di logica. L’enigma è questo: come si spiegano i valori e l’organizzazione di una comunità a partire dalla loro struttura biologica, e viceversa?

C’è la specie accogliente, disponibile, precisissima nel comunicare, che però si nutre brutalmente di alcuni cuccioloni pucciosi verso cui gli umani non possono non provare empatia. C’è un pianeta popolato di esseri che cambiano sesso a seconda dell’umore e del momento (uno shock li “blocca” più a lungo). C’è un pianeta in cui vivono due razze immerse in un sanguinoso conflitto, che informa tutta la loro società, che però si rivelano essere due stadi biologici della stessa specie, come bruchi e farfalle: e le vittime non sanno che quei brutali carnefici sono loro, in futuro. C’è un pianeta abitato da escrescenze tubolari che crescono simbioticamente su qualunque animale dalla pelle molle, sviluppando un rapporto mentale intimo e inquietante con la creatura ospite. La natura di questo legame si chiarirà solo quando la protagonista accetta di ospitarne uno.

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Non è l’unico caso in cui l’interazione fra specie supera il protocollo dell’esperimento scientifico. La protagonista cerca di comunicare con le altre civiltà, e per farlo deve trovare punti di contatto: a volte sono troppi. In un caso fa una figlia (aploide) con un marziano, che di norma è femminile. In effetti tutto il romanzo può essere visto come un’esplorazione di tutti gli altri tipi di incontro ravvicinato con l’altro: i tipi, cioè, non basati sull’aggressività e sulla conquista.

(Le specie con cui si entra in contatto non sono solo aliene: grazie allo sviluppo della telepatia, gli umani di Mitchison possono comunicare senza problemi con gli animali. Ciò ne fa più una comica che un pamphlet della PETA: ad esempio, la sperimentazione medica sui cani è una pratica accettata e molto comune. Basta convincerli.)

Questa distanza dalla fantascienza tradizionale si rispecchia anche nella struttura del libro. Memorie non ha un vero e proprio arco di trama: la protagonista racconta alcune missioni a cui ha partecipato; alcune creature – uomini, animali, alieni – che ha incontrato e a volte amato, in vari sensi del termine; alcuni figli che ha cresciuto. Non si chiude nel senso in cui si chiude un’indagine, ma come si chiude una fase della propria vita. «Penso ai miei amici e ai padri dei miei figli», dice l’inizio. «Devo stabilizzarmi in vista della prossima missione», dice la fine.

Le immagini, tratte dalla libreria The Public Domain Review, sono state realizzate negli anni Settanta dal fisico Gerard O’Neill in collaborazione con la NASA con l’obiettivo di disegnare delle ipotetiche colonie umane nello spazio e la vita nella stazioni orbitanti.
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