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05:19 martedì 6 ottobre 2026
Una ricerca ha dimostrato che più alberi vengono abbattuti e meno colorate diventano le ali delle farfalle Lo studio ha analizzato un pezzo della foresta Amazzonica, provando che quando gli alberi vengono tagliati spariscono per prime le farfalle più colorate e restano quelle marroni.
A Utrecht stanno costruendo un nuovo quartiere in cui non ci sarà spazio per le macchine ma solo per persone, alberi e bici Si chiama Merwede, sarà uno dei più grandi quartieri senza macchine d'Europa e la promessa è quella di offrire case a prezzi accessibili per tutti.
In una maniera molto da Zerocalcare, Zerocalcare ha più o meno annunciato che il suo prossimo libro sta per uscire e parlerà di cultura punk Potrebbe chiamarsi Se ne valeva la pena e potrebbe uscire nei primi mesi del 2027 ma solo «se io sto chiuso a casa come sto a fa' adesso».
Un festival del ginseng in Corea del Sud ha fatto uno spot strepitoso riprendendo il video di Storm di Gener8ion e Yung Lean
In appena tre giorni Naza ha incassato quanto Avengers: Endgame, Resident Evil e Brad Pitt Più di tre milioni di euro in un fine settimana, la stessa cifra che gli altri film hanno incassato in una o due settimane di programmazione.
Bernie Sanders che “apre” il concerto degli Strokes a New York è certamente uno dei crossover più strani e divertenti di sempre È successo venerdì 2 ottobre, a Flushing Meadows. Sanders si era pure proposto per cantare un paio di canzoni, ma poi ci ha ripensato.
Pedro Sanchez è il primo Presidente del Consiglio al mondo che si dimette e fa cadere il suo stesso governo a causa della crisi abitativa L'ormai ex Primo Ministro ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre e ha ammesso che il suo governo non è riuscito a fare tutto ciò che avrebbe voluto e dovuto.
Per smaltire dei robot umanoidi ormai vecchi e obsoleti, un’azienda li ha addestrati a buttarsi nell’acciaio fuso Se state pensando a quella scena di Terminator 2, è perché l'idea è tratta proprio da quella scena di Terminator 2.

Miart vista dall’interno

Un'intervista a Oda Albera, per un racconto della fiera di arte contemporanea che avrà luogo dal 13 al 15 aprile.

12 Aprile 2018

Le api e il miele, i cavalli, le ragazze della ginnastica artistica. Sono i soggetti dei poster e della comunicazione di miart degli ultimi anni. Quest’edizione, la ventritreesima, propone una serie di immagini meno immediate e più poetiche, frutto della collaborazione tra il duo di video artisti Masbedo, il coreografo Alessandro Sciarroni e la fotografa Alice Schillaci (riuniti sotto la direzione di Mousse Agency). Limpide e cristalline, impregnate di luce e natura, le immagini giocano con le superfici specchianti e il corpo umano (e quindi  il doppio, l’identità, la metamorfosi) e fanno parte di Prisma, progetto che attinge da un lavoro di Sciarroni di 10 anni fa, Cowboys. Il risultato è un mix di performance e video arte – con le musiche di Bright Eyes e Abul Mogard – che trova compimento in un gran finale live al Teatro dell’Arte della Triennale nelle sere dell’11 e del 12 aprile.

Che la strategia di comunicazione visuale di una fiera si concluda con uno spettacolo vero e proprio, è soltanto un esempio di quanto miart (13-15 aprile) sia ormai diventata un’occasione per sperimentare nuove forme di esposizione e divulgazione dell’arte in una Milano sempre più reattiva. Non una semplice fiera, dicevamo già l’anno scorso, ma un dispositivo in grado di catalizzare energie e generarne di nuove e diversificate, riunendo gallerie giovanissime e affermate, artisti super celebrati e nomi nuovissimi (qui le diverse sezioni e i rispettivi curatori). Il motto dell’edizione di quest’anno, la seconda diretta da Alessandro Rabottini, è «il presente ha molte storie»: uno slogan che invita ad aprirsi alle più varie e inaspettate versioni e visioni della realtà in cui viviamo. Quest’anno abbiamo voluto che a raccontarci la sua versione fosse Oda Albera, che dopo aver diretto una delle più importanti gallerie d’arte italiane, Massimo De Carlo, si occupa oggi delle relazioni con gli espositori e dei progetti speciali di miart. Non solo: Oda cura anche la sezione On Demand, introdotta l’anno scorso in concomitanza col suo esordio nel team della fiera, in cui vengono presentate opere d’arte che, per esistere, hanno bisogno del coinvolgimento di chi le possiede e le espone.

ⓢ Riassumiamo brevemente la tua carriera.

Ho iniziato a lavorare abbastanza presto. Ho cominciato a 23 anni lavorando per un anno da Esterni – associazione culturale – per poi andare da Massimo De Carlo, per cui ho lavorato per 10 anni. A settembre 2016 ho iniziato a lavorare con Alessandro Rabottini su miart.

ⓢ Miart diventa sempre più articolata: ormai visitarla, anche per i non addetti ai lavori, è interessante quanto visitare una grande mostra. Un sistema in cui galleristi, collezionisti, artisti e organizzatori lavorano e ragionano insieme in modo più progettuale. Il ruolo del collezionista, ad esempio: non solo la persona che acquista e quindi possiede l’opera, ma un agente attivo e creativo nei suoi confronti. È il caso di On Demand, la sezione che curi tu, giusto?

On Demand è nata l’anno scorso con l’intenzione di valorizzare tutti quei lavori che richiedono un rapporto tra l’opera, e quindi l’artista, e il collezionista.  I grandi collezionisti del nostro tempo hanno sempre avuto rapporti con gli artisti, e se pensiamo alle collezioni più belle sono piene di opere realizzate appositamente per gli spazi in cui vivono. L’intenzione della sezione è quella di andare oltre l’acquisto dell’opera in sé, come oggetto o investimento, alimentando la relazione tra il collezionista e l’opera e il collezionista e l’artista. Tutto questo avviene all’interno del contesto fieristico, che penso sia proprio quello che negli ultimi anni ha contribuito maggiormente al dissolversi di un coinvolgimento tra le parti.

ⓢ Quali sono le opere di questa edizione di On Demand che tu stessa hai trovato più interessanti?

Quest’anno la sezione è caratterizzata da grandi installazioni ambientali, come il grande lavoro di Teresa Margolles da Peter Kilchmann, un murales con i volti delle donne messicane scomparse dagli anni 90 ad oggi, oppure il lavoro di Giulia Cenci da SpazioA in cui forme antropomorfe attraversano lo spazio.  Un lavoro divertente è quello di Christodoulos Panayiotou che ha creato delle opere gioiello che verranno indossate come sculture.

ⓢ Cosa rende speciale questa edizione? E per quanto riguarda tutti gli eventi collaterali, cosa secondo te è da non perdere?

La grande novità di quest’anno è che non ci sono novità! Mi spiego meglio: quest’anno ci siamo concentrati sulla qualità delle gallerie e dei progetti espositivi, e abbiamo lavorato per rendere miart una fiera stabile che garantisce un livello qualitativo alto a galleristi e collezionisti. Una volta raggiunti certi risultati è molto importante mantenerli. La settimana dell’Art Week è piena di mostre bellissime, da non perdere sicuramente la mostra di Matt Mullican all’Hangar Bicocca. Incredibile.

ⓢ Che consigli daresti a chi si affaccia a una carriera nel sistema dell’arte? Se riguardi indietro, cosa ti ha aiutato di più, cosa ti ha stimolato e qual è stato invece un aspetto difficile, se c’è stato?

Il mio unico consiglio è sempre lo stesso: lavorare, lavorare, lavorare. Iniziare a lavorare presto per poter capire cosa si vuole fare e dove si vuole arrivare, o come si vuole indirizzare il proprio percorso, facendo esperienze diverse, senza perdere troppi anni a studiare. Negli anni mi ha stimolato molto lavorare a fianco di persone che grazie ad anni di esperienza più di me mi hanno insegnato tanto, e ho sempre avuto la grande fortuna di trovare divertente il lavoro che facevo. Ho iniziato anni fa, quando il sistema dell’arte era molto diverso, e ho visto tutto cambiare abbastanza velocemente vivendolo in prima persona. L’aspetto più difficile da gestire è stato sicuramente l’ambiente molto competitivo.

ⓢ Che momento pensi stia attraversando Milano dal punto di vista dell’arte contemporanea? In un’intervista recente che abbiamo pubblicato su Studio, ad esempio, Virgil Abloh ha detto che secondo lui è diventata la città più stimolante del mondo per i giovani designer. Dal punto di vista artistico quali sono secondo te le città più interessanti o che stanno emergendo a livello internazionale?

Milano sta vivendo un grande momento da alcuni anni a questa parte, grazie ad un’amministrazione che ha saputo valorizzare la città, renderla contemporanea e stimolante. C’è molta energia e molte persone che in diversi ambiti hanno voglia di creare e produrre, e anche molte persone che avrebbero voglia di tornare in città dopo averla lasciata anni fa, rendendosi conto che la qualità della vita qua è molto alta.  Sulle altre città non saprei, Milano basta e avanza.

ⓢ In questi anni hai visto tantissime opere e mostre con il disincanto di chi conosce bene le dinamiche commerciali dell’arte. C’è un’opera che ti ha emozionato più di altre e che continua a emozionarti?

Grazie al cielo ancora molte. Una delle ultime volte che mi sono emozionata di quello stupore autentico che solo l’arte può regalarti è stato grazie al Padiglione Italia della Biennale di Venezia l’anno scorso. I lavori di Roberto Cuoghi e Giorgio Andreotta Calò mi hanno regalato la magia.

Ritratto di Pasquale Abbatista, immagini campagna miart2018
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