Lo dimostra una ricerca della Universitat Autònoma de Barcelona: aree con più verde, meno popolate e lontane dal centro stanno diventando le più appetibili. E costose.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto
Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Nei musei di Venezia il vero pericolo, questa estate, non è per le opere in mostra ma per chi ci lavora accanto tutto il giorno. L’Unione Sindacale di Base (USB) ha formalizzato una vertenza collettiva – di solito il primo passo verso lo sciopero – denunciando temperature sopra i 30°C per settimane in diversi musei della città, come racconta The Art Newspaper.
A finire sotto accusa sono due reti museali, i Musei Archeologici Nazionali di Venezia e della Laguna (MAN-VE-LAG) e la Direzione Regionale Musei del Veneto (DRMNV), che comprendono luoghi come la Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro e il Museo di Palazzo Grimani. Il sindacato parla di un’umidità così alta da far percepire fino a 40°C, con conseguente rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore», e denuncia una totale assenza di manutenzione su ventilconvettori e finestre al Museo Archeologico Nazionale – oltre alla mancanza di acqua e formazione sul rischio da colpi di calore per il personale. Secondo Gabriele Raise, rappresentante USB che segue il caso, il sindacato aveva già segnalato il problema più volte nell’estate scorsa, chiedendo un incontro urgente il 1° luglio. Richiesta alla quale, però, non è mai giunta risposta da parte dei rappresentati delle istituzioni interpellate.
Le due direzioni museali, interpellate, ammettono di essere «consapevoli delle difficoltà» nelle aree non climatizzate e dicono di aver introdotto maggiore flessibilità per permettere ai dipendenti l’accesso a spazi ventilati o con aria condizionata, oltre ad aver “prontamente condiviso” linee guida operative con lo staff. Il sindacato replica che quelle indicazioni sono arrivate solo a voce, mai per iscritto, e continua a chiederle in forma ufficiale. Nel frattempo, le istituzioni assicurano di lavorare col ministero della Cultura per adattare edifici storici – vincolati, complessi, spesso semplicemente incompatibili con l’idea stessa di climatizzazione – alle nuove temperature. Un lavoro già avviato, dicono, con sopralluoghi e interventi programmati. Resta il fatto che, mentre i tempi della burocrazia scorrono lenti come sempre, il termometro dentro le sale non aspetta nessuno.