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CAM Sugar ha svelato delle foto mai viste prima dello studio di Ennio Morricone Sono state mostrate nella conferenza stampa di presentazione del Festival Internazionale delle Colonne Sonore, organizzato da CAM Sugar e Triennale Milano.
C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

Come il Coronavirus cambierà le Lonely Planet

14 Aprile 2020

Dal 1973, anno della sua fondazione, ha accompagnato milioni di viaggiatori nel mondo ed è stata per molti il compagno inseparabile dei viaggi all’estero. Con l’avvento di internet il suo ruolo è cambiato e ha subito molte trasformazioni, ma la guida Lonely Planet è ancora oggi uno di quegli oggetti di cui molti viaggiatori non sanno fare a meno: a volte non riusciamo a leggerla tutta prima di partire, finendo per cercare le cose su Google, ma comprarla è ancora il primo passo verso un posto lontano.

Come segnala il Guardian, però, anche la casa editrice si trova oggi ad affrontare le ripercussioni dell’emergenza Coronavirus. La scorsa settimana Lonely Planet ha infatti annunciato la chiusura della sede di Melbourne e della maggior parte degli uffici di Londra, della sua rivista e della divisione Trade and Reference. Le guide continueranno a essere pubblicate attraverso gli uffici di Dublino e quelli del Tennessee, ma l’azienda andrà incontro a inevitabili tagli e ristrutturazioni interne. Il turismo e di conseguenza l’industria aeronautica, d’altronde, sono stati tra i primi settori a essere colpiti dai disastrosi effetti della pandemia in corso.

La Lonely Planet sull’India del 1981, che è diventata un best seller

Oggi Lonely Planet è il più importante editore di viaggi al mondo e rappresenta il 31,5 per cento del mercato globale delle guide turistiche. La sua storia inizia negli anni ’70 proprio a Melbourne, come ha raccontato Paula Hardy, anche lei autrice di molte guide, sempre al Guardian: «Fu a Melbourne che i co-fondatori Tony e Maureen Wheeler aprirono un negozio nel 1973 dopo aver terminato il loro epico viaggio via terra da Londra attraverso l’Asia fino all’Australia. Pubblicarono un racconto di quel viaggio in Across Asia on the Cheap, un volume con mappe disegnate a mano e l’ormai famigerato logo, progettato da Tony. Vendette 1.500 copie. Incoraggiati dal suo successo, i Wheeler lo seguirono con guide in Nepal, Africa, Nuova Zelanda e Nuova Guinea». A decretarne il decennale successo, però, fu la guida scritta nel 1981 sull’India, che è diventata un best seller e l’elemento fisso dei moltissimi giovani occidentali che in quegli anni si avventuravano alla scoperta del Paese con la loro Lonely Planet nello zaino.

Non è la prima volta, però, che la popolare guida si trova ad affrontare difficoltà economiche e shock di questo tipo: era già successo dopo l’11 settembre e dopo lo tsunami del 26 dicembre 2004, che devastò larghissime porzioni di Sud Est Asiatico. Ha anche attraversato due vendite (prima alla Bbc nel 2007 e poi alla americana NC2 Media nel 2013) e subito i contraccolpi della diffusione dei grandi motori di ricerca, sebbene già nel 1994 Lonely Planet avesse aperto il suo primo blog, intuendo le potenzialità di internet, ben cinque anni prima che la parola fosse ufficialmente coniata. Proprio queste esperienze passate, secondo Hardy, fanno ben sperare per il suo futuro.

Nel 2004, d’altra parte, grazie ai suoi autori sparsi nelle aeree del disastro, la casa editrice mise in piedi un vademecum di supporto alle organizzazioni locali che si occupavano della tragedia direttamente sul territorio, aprendo una sezione sul sito dove si trovavano domande a risposte come “Come posso aiutare?”, “Quando potrò tornare?”, “Come faccio a ripartire?”. Queste sono le stesse domande che Lonely Planet si sta facendo oggi, anche in virtù del fatto che ha sempre continuato a commissionare i viaggi ai suoi autori per riscrivere e aggiornare le guide, cosa che come sappiamo è diventata sempre più rara nel mondo dei media. «Non credo che l’attuale crisi stia per porre fine al ruolo della guida tradizionale, sia in formato cartaceo che in quello digitale. Ho già ricevuto le nuove guide Lonely Planet per i viaggi che avevo intenzione di realizzare entro la fine dell’anno», ha detto il fondatore Tony Wheeler.

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