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12:09 mercoledì 15 luglio 2026
È uscito il primo trailer di Digger, il nuovo film di Iñárritu, ed è davvero difficile credere che quello sia Tom Cruise L'attore interpreta un anziano miliardario egocentrico e scurrile la cui compagnia petrolifera provoca "accidentalmente" un'eco-catastrofe.
Le proteste contro i data center si stanno facendo sempre più diffuse, radicali e partecipate in tutto il mondo Le prime proteste si sono registrate negli Stati Uniti. Poi sono arrivati movimenti anche in Inghilterra e Olanda. E adesso si inizia a protestare anche in Italia.
Fa talmente caldo che a Firenze le cere anatomiche del Museo di Storia Naturale hanno rischiato di sciogliersi Un guasto all'impianto di aria condizionata ha messo a rischio quasi duemila modelli anatomici, alcuni dei quali hanno 250 anni.
A Bali i turisti consumano così tanta acqua che adesso il Paese deve affrontare una gravissima crisi idrica Un turista consuma indirettamente e direttamente tra i 2 mila e i 4 mila litri di acqua al giorno, un balinese se la deve cavare con 50.
Nonostante le innumerevoli critiche e stroncature, Michael è diventato il primo biopic nella storia del cinema a incassare un miliardo al botteghino mondiale 371,8 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Canada, 629,8 milioni nel resto del mondo: mai nessun biopic ha incassato così tanto.
In un lago in Arizona sono morti tutti i pesci, tutti assieme, tutti nello stesso momento, tutti per lo stesso motivo È successo al lago San Carlos, un bacino d'acqua artificiale, il più grande dello Stato. Ovviamente, c'entra l'inquinamento.
Sempre più coppie che divorziano usano l’AI per farsi dire come rispondere al partner, il che peggiora solo le cose Il problema è che se racconti a ChatGPT che il tuo partner fa questo e quest'altro, ChatGPT ti darà ragione e non perché tu abbia ragione, ma perché è costruito per farlo.
Christopher Nolan ha detto che non gli importa delle polemiche attorno all’Odissea perché sono irrilevanti Davanti alla foga con cui alcuni spettatori si stanno accanendo sul film, Nolan ha semplicemente risposto che fa tutto «parte del gioco».

Lady Gaga è sempre stata un fake?

Doveva essere la Madonna dei Millennial. Nel suo ultimo disco, Joanne, dice di essersi «persa nell'età dei social» e viene un po' da volerle bene.

21 Ottobre 2016

Di Lady Gaga mi è sempre fregato molto poco, dunque son qui che mi chiedo: perché cazzo ho proposto questo pezzo? Forse perché alla seconda canzone (“A-YO”) del nuovo album (Joanne, dal nome di una zia, da oggi nei negozi e in streaming) mi son distratto un momento e ho pensato: «Chi è che ha messo su Shania Twain?». Perciò è diventato di colpo urgentissimo – per me solo, come per tutti quelli che dicono di avere un’urgenza – rispondere alla seconda domanda: Lady Gaga è sempre stata un fake? Un’illusione perfetta, come dice il titolo del primo singolo di questo disco qua? Lady Gaga è un po’ come Carlo Cracco. Oramai è ininfluente che lui sia in cucina oppure a fare pubblicità alle patatine oppure a registrare la puntata di un talent: per tutti è Cracco, marchio registrato, stop. Lo stesso vale per la signorina. Quel che sta facendo in questo momento (in ogni momento) sembra piuttosto irrilevante. Lady Gaga è un brand, anche se in gran parte svuotato di se stesso. Dunque l’album. Joanne. La zia. Le radici. È la svolta country, si legge nelle recensioni. La svolta rispetto a cosa, anche questo non è importante. Sembrano tutti contenti, i critici e i sorcini. I critici forse di più, pensa te. Ci sono pezzi molto buoni.

Produce Mark Ronson, che è un secchione, ma finora di Amy Winehouse una sola ne ha trovata. Anche Lady Gaga è una secchiona. Collaborazioni fighe, Beck, Florence Welch, i primi della classe. È tutto corretto. Anche troppo. Al confronto, una qualunque Taylor Swift in quello che fa sembra metterci il cuore di Maria Nazionale. Lady Cracco è ovviamente più furba di noi, tant’è che fattura su ogni fronte mentre noialtri stiamo qui a sbeffeggiarla con le nostre domandine (e a scriverne pure!). L’anno prossimo farà il concertone nell’intervallo del Super Bowl, sarà la protagonista del primo film da regista di Bradley Cooper (il remake di È nata una stella, mica Ficarra e Picone), più varie altre cose spero non ancora schedulate perché son già stanco per lei. Questo è quello che ha prodotto finora, passata la fase “vestiti fatti di carne cruda” (per capirci) che l’ha resa una società per azioni: la fase che, in fin dei conti, ricorderanno tutti fino alla fine del mondo.

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Un album classicone con Tony Bennett, come Irene Grandi quando ha fatto il disco di Natale. Molte campagne pubblicitarie. La Factory, l’arte contemporanea, Marina Abramović, poi su questo fronte mi son perso. Ha sorriso pochissimo, come Chiara Ferragni prima di incontrare Fedez. Ha esordito come attrice di serie tv (American Horror Story di Ryan Murphy), come Ambra quando l’ha chiamata Ozpetek e cantava «remedios niña pequeña chiquita». Ha vinto un Golden Globe come attrice di serie tv (quella stessa serie tv). Ha sfiorato l’Oscar per la canzone scritta per un documentario sugli stupri nelle università. In tutti i casi, c’era e non c’era. Uno dei momenti più belli di sempre, vero o finto che fosse, resta: lei che ai Golden Globe si alza per ritirare il premio e con l’anca prende dentro – si direbbe apposta – la spalla di Leonardo DiCaprio, che ridacchia seduto. Ho sempre pensato fosse perché nessuno la prendeva sul serio. Perché la baraccona coi vestiti fatti di braciole pretendeva di entrare nelle stanze dove lavorava la gente seria, che chiama Scorsese per nome e parla di scioglimento dei ghiacci. Tornatene al tuo posto. Quindi forse ha ragione lei: non ho così niente da fare che per amor di dialettica mi lancio obiezioni da solo.

Forse è che la disegnano così, che noi l’abbiamo disegnata così. Lei ce l’ha sempre messa tutta

Forse è che la disegnano così, che noi l’abbiamo disegnata così. Lei ce l’ha sempre messa tutta per cambiare, per migliorare, per dimostrare di più: la colpa è di questi tempi così duri. Non ti perdonano un brutto post su Instagram che dura il tempo di uno scroll, figuriamoci un disco sbagliato (Artpop). Per non parlare della foga con cui tenta nuove strade per farsi prendere sul serio. È che l’hanno disegnata come la Madonna (nel senso di Ciccone) della generazione Millennial, ma pure di Madonna una ce n’è, e poi questa gente di oggi è irriconoscente, o quantomeno impaziente, non sa aspettare, magari tempo tre-quattro anni esci con un nuovo album ultramegabellissimo ma nel frattempo è andato tutto troppo veloce, sembreranno passati decenni, nessuno si ricorderà più di te. Anzi, sì: ma sarai ancora quella coi vestiti fatti di roast-beef, devi correre ai ripari prima che sia troppo tardi. È già tardi. I fan, o chi per loro, hanno sempre dovuto convincere tutti gli altri che oltre alla baracca c’era qualcosa in più.

Tutto è cominciato con: però sa cantare. (Detto quando, ancora all’apice della fase “Poker Face” e affini, si metteva al piano e faceva “Speechless”, gran canzone.) Poi c’è stato il: però sa fare anche gli standard jazz. Però ne capisce di arte contemporanea. Però sa recitare. Però. Fossimo ancora nell’era Baudo (forse per la verità ci siamo tornati) si direbbe: è un’artista completa. Sarò costretto a chiudere questo inutile pezzo dicendo che in fondo Lady Gaga non mi è antipatica? Chissà, non credo, chi se ne importa. Ho le mie poche certezze (due parole: “Bad Romance”), e il resto amen. Come dice in “Angel Down”, l’ultima traccia del nuovo disco: «I confess I am lost in the age of the social». Lo dicevo anch’io, che per le baracche (e però anche per molto altro) una volta era tutto più facile.

Nelle immagini: in testata Lady Gaga ai British Fashion Awards del 2015, nel testo ai Grammy di quest’anno (Anthony Harvey, Valery Macon/Afp/Getty Images)
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Al concerto dei Foo Fighters a Milano, Dave Grohl ha fatto salire sul palco gli esponenti dei centri sociali italiani in cui suonava negli anni ’90

Ha anche parlato in italiano dicendo tutte le parole che sapeva ("grazie", "bacio", "tutti pazzi") e ha ricordato l'accoglienza e la generosità dei centri sociali ormai chiusi.