«Meatloaf dippers at Howard’s in Stillwater/Meatloaf dippers can be a whole meal or starter/Meatloaf dippers, oh so light and yummy/Go on and warm your tummy, with dippers».
Un game designer ha creato un videogioco in cui interpreti Macklemore che deve sfuggire a un gigantesco Ed Sheeran e lo ha chiamato Super Macklemore 64
Fondamentale per vincere la battaglia contro il giga-Sheeran è chiamare a raccolta altri musicisti e assieme a loro urlare in faccia al gigante "Free Palestine".
Della vicenda tra Macklemore ed Ed Sheeran ne abbiamo tutti abbastanza. Ma talvolta capita che una storia di cui tutto è stato detto e ridetto ritrovi slancio grazie a un ultimo, clamoroso, imprescindibile aggiornamento. E cosa c’è di più clamoroso e imprescindibile di un videogioco in cui il giocatore deve sfuggire a un gigante con le fattezze di Ed Sheeran mentre mette assieme una banda di musicisti ribelli che lo aiutino a intonare il potente canto “Free Palestine”? Un videogioco intilato SuperMacklemore 64?
Il benefattore a cui dobbiamo questa già imprescindibile opera dell’ingegno umano si chiama Jonathan Mann. Come racconta Al Jazeera, è americano, di mestiere fa il compositore ed è noto per trasformare in canzoni – o in questo caso in pixel – i fatti di cronaca più bizzarri del momento. Il gameplay di SuperMacklemore 64 è semplicissimo e spassoso: il giocatore veste i panni di Macklemore mentre viene inseguito da un gigantesco Ed Sheeran, deve schivare minuscoli Robert Kraft (il miliardario, proprietario del Gillette Stadium, che ha messo il veto sulla partecipazione di Macklemore al concerto di Sheeran nella sua struttura), disseminati per i livelli, e quando è in estrema difficoltà può evocare in soccorso altri musicisti per intonare in coro “Free Palestine”, l’urlo di battaglia che annichilisce gli avversari di (Super) Macklemore (64). Un mash-up estetico che richiama volutamente i platform anni Novanta, applicato a una controversia dell’industria discografica che più contemporanea non si può.
Dietro l’operazione, però, non c’è solo la voglia di far ridere: Mann ha spiegato di aver voluto mettere in scena l’assurdità di una situazione in cui una polemica tra persone molto famose, molto ricche e molto protette finisce per coprire addirittura la questione da cui tutto ha avuto inizio: c’è un genocidio ancora in corso, a Gaza.