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14:53 mercoledì 7 ottobre 2026
L’associazione delle biblioteche americane ha stilato una lista dei libri più censurati di questo millennio e dentro ci sono dei titoli piuttosto sorprendenti Accanto alle prevedibili Harper Lee e Maya Angelou ci sono anche graphic novel, libri per bambini, Sarah J. Maas e Gossip Girl.
Il sindaco di Saint-Denis Bally Bagayoko è sceso in piazza con gli studenti francesi e li ha protetti dalle cariche della polizia Ma non è un caso isolato, il suo: vista la violenta repressione, sono tanti gli adulti che stanno proteggendo, con il loro corpo, i manifestanti.
Una ricerca internazionale ha dimostrato che c’è un sensibile aumento dei tumori in età giovanile In questo aumento c'entrano obesità, alimentazione scorretta, poca attività fisica, alcol, fumo e inquinamento, ma anche l'aumento di prevenzione ed esami specialistici.
C’è una base della RAF in Inghilterra che potrebbe come non potrebbe essere sotto attacco dell’Iran Dalla scorsa settimana stanno succedendo strani fatti attorno alla base di Fairford. Adesso, ad aggiungere stranezza a stranezza, c'è anche un'insolita decisione degli Usa.
A vent’anni dall’uscita ci sarà una nuova edizione di King Kong Theory, il manifesto del femminismo brutto, sporco e cattivo di Virginie Despentes Lo riporta in Italia Fandango, esattamente venti anni dopo la scandalosissima uscita in Francia.
Persino i petrolieri ammettono apertamente che con le scorte di petrolio siamo messi malissimo Lo ha detto Amin Nasser, Ceo di Aramco. Che ha definito le attuali scorte «spaventosamente scarse».
Una ricerca ha dimostrato che più alberi vengono abbattuti e meno colorate diventano le ali delle farfalle Lo studio ha analizzato un pezzo della foresta Amazzonica, provando che quando gli alberi vengono tagliati spariscono per prime le farfalle più colorate e restano quelle marroni.
A Utrecht stanno costruendo un nuovo quartiere in cui non ci sarà spazio per le macchine ma solo per persone, alberi e bici Si chiama Merwede, sarà uno dei più grandi quartieri senza macchine d'Europa e la promessa è quella di offrire case a prezzi accessibili per tutti.

La politica è un format

Che noia certi pregiudizi di sinistra su pop e tivù

10 Novembre 2011

Sociologia da bar sulla transizione politica italiana. Sarebbe ingenuo sottolineare la portata simbolica di uno degli abbandoni più clamorosi degli ultimi giorni di basso impero berlusconiano, quello della starlette Gabriella Carlucci. Più interessante notare come uno dei volti nuovi che ha fatto irruzione nelle ultime settimane è quello di Giorgio Gori, già enfant prodige della tv berlusconiana, “complice” renziano dello show simil-Mtv della Leopolda. Già dunque sottoposto al fuoco preventivo di critica per essere stato uno dei fondatori del pensiero televisivo unico dell’ultimo ventennio.

E in tutto questo accanirsi sul fenomeno-Renzi e dintorni, può forse essere interessante il fatto che la critica si concentri più che sui contenuti (o sulla mancanza di questi), sul medium. Cioè ancora una volta, la televisione. Il fatto che il raduno della Leopolda sia stato congegnato, studiato, progettato, come “un format” in favore di telecamera, è considerato uno scandalo, mentre dovrebbe essere considerato normale amministrazione dagli anni ottanta in poi, dato che la Festa Democratica Nazionale è organizzata ugualmente secondo logiche e con professionalità che dal mondo della tv provengono, dato anche che il Pd ha una sua emittente (You Dem) e visto che le spese per la vituperata comunicazione del partito di Bersani ammontano (bilanci ufficiali) a oltre 20 milioni nell’anno 2010 (ma forse quello che preoccupa è una comunicazione che funziona, si potrebbe allora pensare).

Eppure sul passato di Renzi grava un’altra ombra: la sua partecipazione a un telequiz. Qui un sociologo sofisticato potrebbe spiegare perché nessuno contesti a Maria Paola Merloni, peraltro sostenitrice del sindaco di Firenze, ma soprattutto erede dell’impero delle lavatrici, la sua appartenenza allo stesso mondo degli elettrodomestici (qui però non biasimevoli). Ma il dato rimane quello: la tv resta un’ossessione per questo paese. Adesso forse qualcuno spera inconsciamente che, rimosso B., si torni a una prima repubblica pre-televisiva, con candidati, valori, messaggi radiofonici (lo stesso Bersani), e tribune politiche in bianco e nero.

Dall’altra, un timore altrettanto inconscio e forse più diffuso ma simmetrico: di un qualsiasi nouveau régime che non potrà che essere meno televisivo. Forse siamo tutti ormai dipendenti, e ci mancherà: vent’anni di calza, luci bianche o azzurrine, ceroni, côtés patinati di settimanali di famiglia, completi Caraceni sempre uguali ma comunque lussuosi e splendidi, nonostante fisici non avvantaggiati; lo splendore kitsch da Olgettina, le nuova femminilità di queste Myra Breckinridge che andranno studiate accuratamente nei prossimi anni da futuri scienziati, ministre rutilanti e ricattatorie, con gran ritorno del tailleur violento, i nasi futuristi e gli zigomi militari – (la Bernini è la più interessante dal punto di vista della mutazione genetica); tutto questo non potrà non lasciare tracce, tutto questo forse ci mancherà. In fondo era una narrazione, come dicono le persone beneducate oggi, (quasi) gratis.

Possiamo insomma dirci preparati a politici sobri e compassati in completi Lebole, luci casuali, registi non compiacenti, buon senso e ritorno alla radio? Oppure l’inconscio nazionale è ormai fatalmente, definitivamente permeato del cilestrino di Porta a Porta (peraltro utilizzato, ma anche qui con scarsa perizia, dalla sinistra del passato) e delle foto di Chi ai party di Casoria?

Ma il punto vero dello scandalo forse è un altro ancora. Che una nuova possibile classe dirigente di sinistra possa avere vicinanze e rapporti con l’odiata tv spaventa e scandalizza le gerarchie della sinistra molto più di alcune ricche imprenditorie e di dubbie managerialità che si offrono, non prive di ambiguità e di possibili conflitti di interessi.

Non sarà (anche) che, finite con Draghi le riserve della Repubblica causa mancato ricambio generazionale, non ancora pronte le nuove leve masterizzate e dottorate all’estero, l’unica classe dirigente, l’unica “casta” davvero potente, non sputtanata, riconosciuta forse anche a livello europeo, che non si fa tirare le monetine in testa, l’unica élite in grado di catalizzare ammirazione sociale e aspirazioni dal basso, sia proprio quella televisiva? Possibile addirittura che l’unica realtà possibile italiana sia quella tv? Sarà un caso, ma il libro italiano più importante degli ultimi dieci anni, quello che ha raccontato di più del paese reale, è Troppi Paradisi di Walter Siti. Parla di televisione.


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