E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica
Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Nel villaggio di Andombiry, nel sud-est del Madagascar, sta morendo un pezzo di mondo. Si chiama Tsitakakantsa, ha tra i 1000 e i 1500 anni, ed è uno dei baobab più antichi e venerati dell’isola: da anni funge da ancora spirituale per la comunità che lo circonda, dopo aver ereditato quel ruolo nel 2018 dalla morte di un altro baobab sacro, Tsitakakoike. Come racconta il New York Times, da agosto 2025 l’albero mostra segni inequivocabili di cedimento: muffa, crepe nel tronco, un liquido maleodorante che trasuda dalla corteccia. A maggio 2026, metà della pianta era già crollata a terra.
La causa più probabile, secondo gli esperti, è un’infezione fungina innescata dalle piogge sempre più intense e imprevedibili legate al cambiamento climatico. Non si tratta di un caso isolato: gli studiosi lo considerano piuttosto un sintomo, l’ennesimo segnale che i baobab del Madagascar, alberi simbolo capaci di vivere secoli se non millenni, stanno affrontando una crisi su più fronti, tra deforestazione, incendi appiccati per liberare terreno agricolo e specie sempre più minacciate di estinzione. Per la ricercatrice Onja Razanamaro, del Tsimbazaza Zoo & Botanical Gardens di Antananarivo, questi alberi sono una presenza costante nel paesaggio malgascio, quasi un legame familiare per chi vive intorno a loro.
La perdita non è solo simbolica. In tutto il Madagascar, i baobab svolgono funzioni pratiche oltre che spirituali: fungono da cisterne naturali per l’acqua, sostengono l’economia locale attraverso il raccolto dei frutti e il turismo che generano, e sono al centro di riti e cerimonie religiose. La lenta agonia di Tsitakakantsa, che secondo gli esperti richiederà ancora mesi prima del collasso definitivo, lascerà alla fine solo una macchia di terra scura, l’ombra di ciò che per secoli è stato un punto fermo nella vita di un’intera comunità.