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Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».
Il Pentagono trasmetterà in diretta streaming la fucilazione del terrorista responsabile della strage di Fort Hood L'ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 1961. Il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha deciso che "l'evento" va diffuso in ogni modo possibile e immaginabile.
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.

Perché l’Italia è l’unico Paese europeo a non appoggiare la transizione democratica in Venezuela

Nonostante il richiamo del presidente Mattarella, continua a mantenere una posizione di neutralità.

06 Febbraio 2019

Niente più di un generico appoggio al «desiderio del popolo venezuelano di giungere nei tempi più rapidi a nuove elezioni presidenziali libere e trasparenti». Questa è la posizione su quanto sta accadendo in Venezuela che il governo Conte ha reso nota nella serata di lunedì, dopo giorni di dichiarazioni contrastanti da parte degli esponenti di Lega e 5 stelle, divisi sulla linea da tenere nei confronti di Nicolás Maduro. La posizione ambigua dell’Italia è tanto più rilevante se confrontata a quella tenuta dagli Stati membri dell’Unione europea e dagli Stati Uniti. 19 paesi dell’Unione, tra cui Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, hanno riconosciuto Juan Guaidó come legittimo presidente del Venezuela con il compito di portare il Paese a elezioni democratiche, allineandosi alla posizione di Stati Uniti e Canada e aumentando ulteriormente la pressione su Maduro.

Tra le grandi potenze, la Cina ha deciso di rimanere neutrale anche a causa dei suoi interessi: Pechino importa circa 240.000 barili di petrolio al giorno da Caracas, e secondo il New York Times ha interesse a non prendere posizione finché gli esiti della crisi non saranno più chiari. In questo modo può facilmente recuperare il rapporto con Maduro, se alla fine il dittatore dovesse riuscire a mantenere il controllo sul Paese, o instaurarne uno nuovo con Guaidó. Diverso il discorso per la Russia, vera e propria protettrice del regime chavista, che ha definito le posizioni occidentali come «interferenze» nei confronti della politica venezuelana. Se al momento ogni posizione delle maggiori potenze esprime una sua logica e si inserisce all’interno di un interesse strategico, non si può affermare lo stesso per quella dell’Italia. È per questo che con un inusuale comunicato il presidente Mattarella è intervenuto con toni abbastanza perentori: «Non vi può essere né incertezza né esitazione: la scelta tra volontà popolare e richiesta di autentica democrazia da un lato, e dall’altro la violenza della forza e le sofferenze della popolazione civile». Mattarella, che è il garante della Costituzione, parla anche e soprattutto in nome della corposa comunità italiana che vive in Venezuela, circa 200.000 persone iscritte all’Aire, e che si è schierata fin da subito per il riconoscimento di Guaidó.

Il leader dell’opposizione e presidente ad interim Juan Guaidó nell’auditorium dell’Università Centrale del Venezuela, lo scorso 31 gennaio (Foto di Federico Parra/Afp/Getty Images)

Perché il governo Conte ha scelto di non scegliere, isolandosi senza apparenti motivi in Europa, e addirittura ha posto il veto al riconoscimento comune da parte di tutta l’Unione europea? Difficile sostenere che Luigi Di Maio voglia tenere tutte le porte aperte alla nostra diplomazia sul modello cinese, visto che l’Italia non ha lo stesso peso specifico di Pechino e nemmeno interessi comparabili dal punto di vista economico. La ragione è dunque sia ideologica, almeno da parte del Movimento 5 stelle, che politica, vista l’indifferenza per la politica estera mostrata dalle due componenti del governo gialloverde. Matteo Salvini è stato il primo membro del governo a reagire duramente nei confronti di Nicolás Maduro, lo scorso 26 gennaio: «Milioni di venezuelani e migliaia di italiani soffrono la fame e la paura imposti dal regime di sinistra di Maduro». Dopo i tentennamenti, tuttavia, il leader leghista ha preso atto della situazione di stallo, consapevole che aprire un ulteriore fronte con i 5 stelle non sarebbe sopportabile, viste le tensioni sulla Tav e sull’autorizzazione a procedere nei suoi confronti che dovrà essere valutata dal Senato: «Non stiamo facendo una bella figura. Capisco che ci sono sensibilità diverse nel Governo, parte dei nostri alleati ritiene che dobbiamo essere più prudenti, ma è la Costituzione venezuelana che dice che, finito il mandato di Maduro, dittatore rosso, entra in carica il presidente della Camera, Guaidó». Per i leghisti, che pure si trovano spesso allineati alle posizioni del presidente russo Vladimir Putin, sarebbe molto complesso giustificare l’appoggio a quella che gran parte dell’opinione pubblica di centrodestra ritiene una dittatura comunista da abbattere con ogni mezzo.

Studenti venezuelani protestano di fronte all’ambasciata italiana a Caracas, contro la posizione di neutralità assunta dal Governo di Roma (foto di Juan Barreto/Afp/Getty Images)

Per quanto riguarda i 5 stelle, invece, che sono riusciti a influenzare il comportamento del governo, la questione è principalmente ideologica. Da quando Alessandro Di Battista è tornato dal Sud America, il Movimento ha ritrovato la capacità di tenere testa a Matteo Salvini sul terreno dell’agenda mediatica.  Luigi Di Maio, tradizionalmente poco interessato alle questioni geopolitiche, ha lasciato libera l’ala più movimentista del partito, che si è quindi ritrovato allineato alle posizioni russe. Lo stesso Di Battista, in un post su Facebook dal titolo «Meno male che c’è Putin», si era spinto molto lontano con gli elogi: «Comunque la pensiate su Putin dovreste riconoscere che per la pace a livello mondiale una Russia forte politicamente è fondamentale. Guardate la crisi venezuelana. Senza Putin già ci sarebbe stato un intervento armato USA». Il riferimento, spesso citato da Di Battista e da Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri, altro esponente pentastellato vicinissimo alla Russia e già ospite del congresso di Russia Unita, il partito di Putin, è la Libia. Interferire con quanto accade in Venezuela, dicono i due esponenti grillini, porterà a una situazione simile a quella del Paese africano, diventato ingovernabile a causa dell’intervento occidentale. In più, nell’immaginario 5 stelle, il modello chavista è sempre stato positivo, soprattutto per la parte più antiamericana del Movimento. Lo stesso Luigi Di Maio aveva indicato proprio il Venezuela, insieme a Cuba, come un partner affidabile per «mediare» in Libia. Erano i tempi in cui l’ex vicepresidente della Camera chiedeva un referendum sull’euro.

Per quanto ancora l’Italia potrà rimanere neutrale? È difficile prevedere come evolverà la situazione, vista anche la difficoltà economica in cui si trova il Venezuela. Le conseguenze negative, più che nei rapporti bilaterali tra Roma e Caracas, potrebbero riverberarsi sui rapporti tra l’Italia e i partner europei, già molto tesi a causa dello scontro sulla manovra economica e sui dossier industriali, specialmente con Parigi. Insomma, il nostro Paese potrebbe pagare un posizionamento ambiguo e isolato senza averne in cambio alcun vantaggio eccetto un largo sorriso da parte di Vladimir Putin.

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