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Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.
Qualcuno ha modificato le pagine di diversi film su IMDb in modo che risultassero distribuiti nei Territori Palestinesi Occupati invece che in Israele I distributori dicono di non saperne niente, IMDb dice di non saperne niente. Nel frattempo, però, le modifiche sono state tutte già cancellate.
La crisi climatica è talmente grave che siamo in autunno e sul Cervino non c’è ancora nessuna traccia di neve Con l'Europa sotto una cupola di calore le Alpi perdono ghiaccio e pezzi di roccia, e sul Monte Bianco quest'anno si attendono quattrocentocinquanta cadute di massi.
Dei coloni israeliani hanno bloccato l’esercito israeliano mentre stava facendo rientrare in casa una famiglia palestinese eseguendo l’ordine di un tribunale israeliano Nella stessa notte i coloni hanno bruciato anche altre case palestinesi e ferito tre agenti della polizia di frontiera israeliana.

Perché l’Italia è l’unico Paese europeo a non appoggiare la transizione democratica in Venezuela

Nonostante il richiamo del presidente Mattarella, continua a mantenere una posizione di neutralità.

06 Febbraio 2019

Niente più di un generico appoggio al «desiderio del popolo venezuelano di giungere nei tempi più rapidi a nuove elezioni presidenziali libere e trasparenti». Questa è la posizione su quanto sta accadendo in Venezuela che il governo Conte ha reso nota nella serata di lunedì, dopo giorni di dichiarazioni contrastanti da parte degli esponenti di Lega e 5 stelle, divisi sulla linea da tenere nei confronti di Nicolás Maduro. La posizione ambigua dell’Italia è tanto più rilevante se confrontata a quella tenuta dagli Stati membri dell’Unione europea e dagli Stati Uniti. 19 paesi dell’Unione, tra cui Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, hanno riconosciuto Juan Guaidó come legittimo presidente del Venezuela con il compito di portare il Paese a elezioni democratiche, allineandosi alla posizione di Stati Uniti e Canada e aumentando ulteriormente la pressione su Maduro.

Tra le grandi potenze, la Cina ha deciso di rimanere neutrale anche a causa dei suoi interessi: Pechino importa circa 240.000 barili di petrolio al giorno da Caracas, e secondo il New York Times ha interesse a non prendere posizione finché gli esiti della crisi non saranno più chiari. In questo modo può facilmente recuperare il rapporto con Maduro, se alla fine il dittatore dovesse riuscire a mantenere il controllo sul Paese, o instaurarne uno nuovo con Guaidó. Diverso il discorso per la Russia, vera e propria protettrice del regime chavista, che ha definito le posizioni occidentali come «interferenze» nei confronti della politica venezuelana. Se al momento ogni posizione delle maggiori potenze esprime una sua logica e si inserisce all’interno di un interesse strategico, non si può affermare lo stesso per quella dell’Italia. È per questo che con un inusuale comunicato il presidente Mattarella è intervenuto con toni abbastanza perentori: «Non vi può essere né incertezza né esitazione: la scelta tra volontà popolare e richiesta di autentica democrazia da un lato, e dall’altro la violenza della forza e le sofferenze della popolazione civile». Mattarella, che è il garante della Costituzione, parla anche e soprattutto in nome della corposa comunità italiana che vive in Venezuela, circa 200.000 persone iscritte all’Aire, e che si è schierata fin da subito per il riconoscimento di Guaidó.

Il leader dell’opposizione e presidente ad interim Juan Guaidó nell’auditorium dell’Università Centrale del Venezuela, lo scorso 31 gennaio (Foto di Federico Parra/Afp/Getty Images)

Perché il governo Conte ha scelto di non scegliere, isolandosi senza apparenti motivi in Europa, e addirittura ha posto il veto al riconoscimento comune da parte di tutta l’Unione europea? Difficile sostenere che Luigi Di Maio voglia tenere tutte le porte aperte alla nostra diplomazia sul modello cinese, visto che l’Italia non ha lo stesso peso specifico di Pechino e nemmeno interessi comparabili dal punto di vista economico. La ragione è dunque sia ideologica, almeno da parte del Movimento 5 stelle, che politica, vista l’indifferenza per la politica estera mostrata dalle due componenti del governo gialloverde. Matteo Salvini è stato il primo membro del governo a reagire duramente nei confronti di Nicolás Maduro, lo scorso 26 gennaio: «Milioni di venezuelani e migliaia di italiani soffrono la fame e la paura imposti dal regime di sinistra di Maduro». Dopo i tentennamenti, tuttavia, il leader leghista ha preso atto della situazione di stallo, consapevole che aprire un ulteriore fronte con i 5 stelle non sarebbe sopportabile, viste le tensioni sulla Tav e sull’autorizzazione a procedere nei suoi confronti che dovrà essere valutata dal Senato: «Non stiamo facendo una bella figura. Capisco che ci sono sensibilità diverse nel Governo, parte dei nostri alleati ritiene che dobbiamo essere più prudenti, ma è la Costituzione venezuelana che dice che, finito il mandato di Maduro, dittatore rosso, entra in carica il presidente della Camera, Guaidó». Per i leghisti, che pure si trovano spesso allineati alle posizioni del presidente russo Vladimir Putin, sarebbe molto complesso giustificare l’appoggio a quella che gran parte dell’opinione pubblica di centrodestra ritiene una dittatura comunista da abbattere con ogni mezzo.

Studenti venezuelani protestano di fronte all’ambasciata italiana a Caracas, contro la posizione di neutralità assunta dal Governo di Roma (foto di Juan Barreto/Afp/Getty Images)

Per quanto riguarda i 5 stelle, invece, che sono riusciti a influenzare il comportamento del governo, la questione è principalmente ideologica. Da quando Alessandro Di Battista è tornato dal Sud America, il Movimento ha ritrovato la capacità di tenere testa a Matteo Salvini sul terreno dell’agenda mediatica.  Luigi Di Maio, tradizionalmente poco interessato alle questioni geopolitiche, ha lasciato libera l’ala più movimentista del partito, che si è quindi ritrovato allineato alle posizioni russe. Lo stesso Di Battista, in un post su Facebook dal titolo «Meno male che c’è Putin», si era spinto molto lontano con gli elogi: «Comunque la pensiate su Putin dovreste riconoscere che per la pace a livello mondiale una Russia forte politicamente è fondamentale. Guardate la crisi venezuelana. Senza Putin già ci sarebbe stato un intervento armato USA». Il riferimento, spesso citato da Di Battista e da Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri, altro esponente pentastellato vicinissimo alla Russia e già ospite del congresso di Russia Unita, il partito di Putin, è la Libia. Interferire con quanto accade in Venezuela, dicono i due esponenti grillini, porterà a una situazione simile a quella del Paese africano, diventato ingovernabile a causa dell’intervento occidentale. In più, nell’immaginario 5 stelle, il modello chavista è sempre stato positivo, soprattutto per la parte più antiamericana del Movimento. Lo stesso Luigi Di Maio aveva indicato proprio il Venezuela, insieme a Cuba, come un partner affidabile per «mediare» in Libia. Erano i tempi in cui l’ex vicepresidente della Camera chiedeva un referendum sull’euro.

Per quanto ancora l’Italia potrà rimanere neutrale? È difficile prevedere come evolverà la situazione, vista anche la difficoltà economica in cui si trova il Venezuela. Le conseguenze negative, più che nei rapporti bilaterali tra Roma e Caracas, potrebbero riverberarsi sui rapporti tra l’Italia e i partner europei, già molto tesi a causa dello scontro sulla manovra economica e sui dossier industriali, specialmente con Parigi. Insomma, il nostro Paese potrebbe pagare un posizionamento ambiguo e isolato senza averne in cambio alcun vantaggio eccetto un largo sorriso da parte di Vladimir Putin.

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