Hype ↓
10:58 sabato 21 marzo 2026
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

Di Maio e Salvini, la fine della power couple del populismo italiano

Per un breve momento sono stati i due populisti più potenti d'Europa, adesso sono i due politici più sconfitti alle ultime elezioni: come sta finendo la storia di Di Maio e Salvini, tra tristezza e sarcasmo.

26 Settembre 2022

Dopo la separazione di Francesco Totti e Ilary Blasi, queste elezioni segnano la fine di un’altra delle pochissime power couple del nostro Paese: quella composta – anche se per un brevissimo periodo – da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il giallo e il verde che sembrava dovessero essere i colori della Terza Repubblica. Se c’è un oggettivo merito di questa cosiddetta Terza Repubblica – lasca definizione con la quale si indica tutto ciò che è successo dopo la fine dell’egemonia berlusconiana – è quello di essersi impegnata a smentire tutte le massime di Giulio Andreotti: al fatto che il potere logori chi non ce l’ha ormai non crede più nessuno, dentro e fuori i luoghi in cui il potere si manifesta ed esercita. Se servono sempre tre indizi per fare un prova e se Matteo Renzi è stato il primo, ieri dentro le urne abbiamo trovato il secondo e il terzo: Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che più che sconfitti sono stati superati dai tempi, evidentemente logorati dal potere che hanno esercitato. A rimanere rilevanti ci hanno provato entrambi ed entrambi hanno fallito, anche se ognuno alla sua maniera: Di Maio come il populista che si è pentito e Salvini come quello che ancora insiste. In un caso e nell’altro c’è, se non il crepuscolo, quantomeno il tramonto di un’epoca – quella di un certo populismo – che quattro anni fa sembrava destinata a durare mille anni, a fare annunci infiniti dai balconi e proclami eterni dai bagni di Milano Marittima.

Luigi Di Maio non siederà nel prossimo Parlamento, privato del suo terzo mandato, sconfitto nel collegio di Napoli Fuorigrotta dall’ex compagno di Movimento e ora nemesi Sergio Costa. Matteo Salvini ha portato la Lega a uno dei risultati più imbarazzanti della sua storia: Bossi riuscì a prendere il 10 per cento con un partito che di fatto esisteva solo in quattro regioni, l’ormai ex Capitano è arrivato a malapena al 9 nonostante le persistenti velleità nazionali. Pare che molti nel partito stiano già riorganizzando il portafoglio sostituendo l’invecchiata tessera della Lega Matteo Salvini Premier con quella sempreverde della Lega Nord. Questa mattina, parlando con i miei colleghi, la cosa che mi ha colpito di più è stata che nessuno fosse poi così sorpreso dal fallimento dell’uno e dell’altro degli ex leader massimi del populismo italiano. È come se tutti quanti fossimo in un certo senso consapevoli del vibe shift che sta attraversando anche – persino, si potrebbe dire – la politica italiana: Giorgia Meloni è certamente una populista, ma non solo e non nel senso della parola che Di Maio e Salvini hanno contribuito a definire. Soprattutto, Giorgia Meloni è una populista che non ha partecipato a nessuno dei tre governi della legislatura che sta per finire, che non ha tentato l’impresa impossibile di superare una pandemia, fermare una spirale iperinflattiva e porre fine a una guerra. Tutto nello stesso momento.

Di Maio e Salvini sono stati due leader verbosi che ieri hanno entrambi scelto il silenzio, alla fine uno dei tanti modi per esprimere e allo stesso tempo nascondere l’imbarazzo. Durante Quarta Repubblica, a un certo punto l’inviata presso la sede di Impegno Civico, il neonato movimento di Di Maio, si è trovata in difficoltà di fronte alle richieste di commento che le venivano dal conduttore della trasmissione Nicola Porro: «Scusa, Nicola, qui nella sede di Di Maio non c’è più nessuno. Sono andati via tutti», diceva una mortificata Annamaria Chiariello. Di Salvini si sono perse le tracce per ore – ieri, a urne appena chiuse, aveva scritto un  tweet profetico che sta rapidamente accumulando interazioni: «Centrodestra in netto vantaggio sia alla Camera che al Senato! Sarà una lunga notte, ma già ora vi voglio dire GRAZIE»; quello precedente è un’ironia ancora più involontaria e perciò crudele: «Qualsiasi cosa dica, io a Silvio Berlusconi vorrò sempre bene lo stesso», dichiarazione d’affetto che chissà se vale ancora adesso. Poco fa si è presentato davanti a microfoni e telecamere per la versione destrorsa dell’analisi della sconfitta: «Il dato della Lega non mi soddisfa, non è quello per cui ho lavorato», ha detto. E GRAZIE, viene da commentare, contenendosi.

Probabilmente non è colpa né di Di Maio né di Salvini, che alla fine sono solo stati costretti ad accettare la realtà che ogni millennial – Salvini in realtà appartiene alla Generazione X ma, come disse Alex Orlowski, la sua è la vita, l’etica e l’estetica di un «supermillenial» – deve prima o poi accettare: quella di non essere più veloce abbastanza. Probabilmente si poteva capire già dai momenti fondamentali delle campagne elettorali di entrambi: Di Maio portato in trionfo dai pizzaioli napoletani sulle note di “Dirty Dancing”, Salvini in versione goblin mode intrappolato nel suo personalissimo metaverso tra dirette notturne su TikTok e forzosi tentativi di ringiovanimento al suono di «che squadra siamo, bro», «che stamo a fa’, i record» pronunciato con un accento creolo romano-milanese che ricordava quello di Celentano in Rugantino. Tutti gli sforzi di Salvini erano rivolti allo stesso pubblico di giovanissimi impegnato a seguire le sue live solo per raccogliere il materiale necessario a trasformarne il protagonista in meme. Tutti quelli di Di Maio erano pensati per l’elettorato che non smetterà mai di considerarlo più adatto al ruolo del pizzaiolo adorante che del politico trionfante. Probabilmente c’è solo da accettare che è così, ormai, che si chiudono le epoche nei tempi in cui le epoche di fatto non esistono più, in politica anche e soprattutto: all’improvviso, e con sarcasmo.

Articoli Suggeriti
Il più grande successo di Umberto Bossi è stata l’invenzione del personaggio di Umberto Bossi

È morto "l'inventore" della Lega e della Padania, il politico della canotta e del sigaro, il legislatore dell'indipendenza padana e delle frontiere chiuse. La sua eredità è in ogni gesto e in ogni parola della politica di oggi. Anche e soprattutto nelle peggiori.

C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina

La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.

Leggi anche ↓
Il più grande successo di Umberto Bossi è stata l’invenzione del personaggio di Umberto Bossi

È morto "l'inventore" della Lega e della Padania, il politico della canotta e del sigaro, il legislatore dell'indipendenza padana e delle frontiere chiuse. La sua eredità è in ogni gesto e in ogni parola della politica di oggi. Anche e soprattutto nelle peggiori.

C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina

La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.

L’unica cosa sorprendente della puntata di Pulp Podcast con Giorgia Meloni è che è stata più noiosa di una vecchia Tribuna elettorale (e molto meno utile)

L'attesissimo episodio del Fedez e Mr. Marra Show si è concluso con uno sbadiglio di sollievo: nulla di interessante né rilevante è stato detto, e viene da chiedersi perché ci fossimo convinti che le cose potessero andare diversamente.

Tulsi Gabbard, la Direttrice dell’Intelligence Usa, ha detto che non c’è nessuna prova che l’Iran stesse costruendo una bomba atomica

Contraddicendo apertamente Trump, che il 4 marzo aveva detto che «se non avessimo attaccato entro due settimane, avrebbero avuto l'atomica».

Elio Germano si è fatto un profilo Instagram solo per far campagna per il No al referendum sulla giustizia

La “canzone” che Germano canticchia nel video riprende quella che cantava Gigi Proietti in uno spot per il no al referendum sul divorzio.

L’annuncio di Meloni ospite del podcast di Fedez sembrava la cosa più assurda della campagna referendaria. Poi abbiamo visto il trailer della puntata

La puntata verrà pubblicata giovedì 19 marzo alle 13. Nel frattempo, abbiamo un trailer che ha già raggiunto altissime vette di surrealismo.