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14:41 mercoledì 7 ottobre 2026
L’associazione delle biblioteche americane ha stilato una lista dei libri più censurati di questo millennio e dentro ci sono dei titoli piuttosto sorprendenti Accanto alle prevedibili Harper Lee e Maya Angelou ci sono anche graphic novel, libri per bambini, Sarah J. Maas e Gossip Girl.
Il sindaco di Saint-Denis Bally Bagayoko è sceso in piazza con gli studenti francesi e li ha protetti dalle cariche della polizia Ma non è un caso isolato, il suo: vista la violenta repressione, sono tanti gli adulti che stanno proteggendo, con il loro corpo, i manifestanti.
Una ricerca internazionale ha dimostrato che c’è un sensibile aumento dei tumori in età giovanile In questo aumento c'entrano obesità, alimentazione scorretta, poca attività fisica, alcol, fumo e inquinamento, ma anche l'aumento di prevenzione ed esami specialistici.
C’è una base della RAF in Inghilterra che potrebbe come non potrebbe essere sotto attacco dell’Iran Dalla scorsa settimana stanno succedendo strani fatti attorno alla base di Fairford. Adesso, ad aggiungere stranezza a stranezza, c'è anche un'insolita decisione degli Usa.
A vent’anni dall’uscita ci sarà una nuova edizione di King Kong Theory, il manifesto del femminismo brutto, sporco e cattivo di Virginie Despentes Lo riporta in Italia Fandango, esattamente venti anni dopo la scandalosissima uscita in Francia.
Persino i petrolieri ammettono apertamente che con le scorte di petrolio siamo messi malissimo Lo ha detto Amin Nasser, Ceo di Aramco. Che ha definito le attuali scorte «spaventosamente scarse».
Una ricerca ha dimostrato che più alberi vengono abbattuti e meno colorate diventano le ali delle farfalle Lo studio ha analizzato un pezzo della foresta Amazzonica, provando che quando gli alberi vengono tagliati spariscono per prime le farfalle più colorate e restano quelle marroni.
A Utrecht stanno costruendo un nuovo quartiere in cui non ci sarà spazio per le macchine ma solo per persone, alberi e bici Si chiama Merwede, sarà uno dei più grandi quartieri senza macchine d'Europa e la promessa è quella di offrire case a prezzi accessibili per tutti.

Dopo Agassi, Limonov

Ancora biografie: Limonov, una vita tra Stalin e il punk, il jet-set e la guerra. Crescita di un genere letterario che continua a stupire.

16 Ottobre 2012

Se Open, l’autobiografia di Andre Agassi, è stato il più interessante caso editoriale dell’anno passato, una narrazione dirompente che ha messo d’accordo, come raramente capita, i lettori in cerca di libri appassionanti con i palati più fini, per quest’anno si potrebbe puntare, ammesso che Lorenzo Jovanotti e Valentino Rossi abbiano voglia di leggerlo – non ho dubbi che Baricco e Piperno lo faranno presto – su Limonov di Emmanuel Carrère, bellissima biografia di Eduard Limonov, scrittore, avventuriero, dandy e punk dalle simpatie totalitarie, con una vita che, si potrebbe dire, sembra un romanzo, se non fosse che un romanzo lo è diventata.

È strano quante cose abbiano in comune questi due libri all’apparenza così lontani che raccontano due vite all’apparenza così inconciliabili. E come prima e più importante caratteristica, spartiscono la regale e dolente ambiguità dei protagonisti assoluti delle rispettive vicende, con la conseguente impossibilità per il lettore di esprimere giudizi netti e la strada obbligata di partecipare con il solo armamentario dell’umana commozione e di una divorante curiosità agli interminabili saliscendi, successi e rovesci, di queste due vite vissute disperatamente. Su un piano più generale, entrambi sembrano indicare che il genere biografia/autobiografia, e si può pensare anche ai memoir di Joan Didion, è in un momento di grandissima vitalità, il che sembrerebbe dare implicitamente ragione a David Shields che, qualche anno fa, in Fame di realtà, lo aveva indicato come la strada da percorrere. Ma anche senza arrivare a suonare lo stra-eseguito, e puntualmente disatteso, requiem per il romanzo, è difficile non riconoscere a questi libri una potenza narrativa formidabile e una maggiore permeabilità alla sperimentazione formale – nel senso di uno sfruttamento non ancora intensivo delle sue possibilità – a differenza del romanzo che di possibilità ne ha già sperimentate moltissime.

Di biografie Emmanuel Carrère è uno specialista. Oltre ad alcuni libri di fiction, è autore di una vita di Philip Dick e deL’avversario, storia di Jean-Claude Romand, tragico impostore e sterminatore della sua famiglia, capolavoro di un centinaio di pagine.

Dick, Romand e Limonov, per quanto diversi, hanno in comune psicologie contraddittorie a livello di Jekyll & Hyde e vengono scelti come oggetto dell’indagine proprio perché la cosa che maggiormente interessa lo scrittore francese è scavare nella difficoltà di prendere posizione, mettere insieme tutte le tessere per avere un quadro ancora più confuso. Se lo scrittore è il Creatore dei suoi personaggi – è il sottotesto – è un Dio che si troverebbe terribilmente  a disagio se dovesse scegliere nel caso di un ipotetico Giudizio universale. Persino l’indifendibile Jean-Claude Romand, L’avversario, malato di narcisismo, bugiardo patentato, incapace di riprendere una qualunque forma di contatto con la realtà pure di fronte alla più cruda evidenza, nel ritratto di Carrère oscilla continuamente tra la figura del mostro e il concentrato di debolezze umane, così lontano così vicino.

Eduard Limonov e la sua vita si prestano benissimo a questa poetica dell’ambiguità. Nato nella provincia dell’Impero sovietico, figlio di un ufficiale di secondo piano del Kgb, affascinato con lo stesso impeto dal crimine e della letteratura, tronfiamente egocentrico e fragile come un bicchiere di vetro, talentuoso e fallito prima ancora di cominciare, esule a New York negli anni Settanta, ospite nei salotti del jet-set americano e barbone, seduttore di donne bellissime e omosessuale occasionale, punk a Parigi negli anni Ottanta e miliziano dell’esercito serbo nei Novanta, monogamo tradito troppe volte dalle sue donne alcolizzate e ninfomani, amico della Tigre Arkan e avversatore dei dissidenti alla moda (Brodskij, Solženicyn, Evtušenko), stalinista alleato con fascisti decadenti e scrittore di successo, oppositore di Gorbačëv ed Eltsin e prigioniero modello convertito alla meditazione trascendentale… Che idea farsi di quest’uomo? Pur chiedendolo a se stesso di continuo, e forse grazie a questo, Carrère riesce a convincere il lettore che prendere posizione su Limonov oltre che impossibile, sia inutile. All’insegna del sūtra buddista, “L’uomo che si ritiene superiore, inferiore o anche uguale a un altro non capisce la realtà”, qui come nell’autobiografia di Agassi, non contano le risposte, ma le domande. E ogni domanda ci permette di seguire questo straordinario girovagare globale e spirituale, cogliendo tante più verità quanto più si delinea l’assenza di una verità.

Allo stesso modo – e questo è il secondo interessantissimo livello di lettura del libro – Carrère riesce a spostare sul piano geopolitico il suo dubbio umanistico, raccontando con grande precisione e un’ammirevole e rarissima onestà intellettuale (sono tra le pagine migliori) il disastro dell’Europa dell’Est alla fine degli Anni Ottanta. Unione Sovietica, Romania, Jugoslavia… Se è abbastanza chiaro chi siano i vincitori e chi i vinti, è molto più arduo distinguere i buoni dai cattivi. I croati, i serbi o i bosniaci? Il sanguinario regime di Ceausescu o i suoi spietati esecutori? La stolida repressione comunista o i criminali del mercato libero che li hanno rimpiazzati? Città rase al suolo, branchi di barbari che fanno razzie nelle terre desolate, la violenza che ogni giorno rispunta dietro l’angolo. Limonov si muove in questo caos e diventa la maschera a volte tragica, a volte comica dello spaesamento dell’uomo nella storia. Una vita straordinaria, la sua, sempre alla deriva, ma senza mancare i grandi appuntamenti, con fierezza e imprudenza, ingenuità e opportunismo; ogni volta rinascendo. Una biografia che è il romanzo per eccellenza.

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