Hype ↓
10:45 mercoledì 30 settembre 2026
Il movimento per la casa ha ottenuto una vittoria storica, ed è tutto merito di una 87enne spagnola che ha rifiutato di farsi sfrattare dalla casa in cui viveva da 70 anni Il 23 settembre Maricarmen Abascal è stata portata fuori in barella dalla sua casa di Madrid, sfrattata dal fondo di investimento che ne è proprietario. Ne è nata una protesta che ha costretto il governo Sanchez a intervenire.
L’ultima iniziativa di Mamdani è regalare 70 mila biglietti per l’opera ai newyorkesi che non si sono mai potuti permettere di andarci L'iniziativa si chiama Opera for All: i biglietti saranno distribuiti via lotteria, 10 mila al mese per tutta la stagione del Metropolitan Opera.
Dopo quasi trent’anni uscirà un nuovo romanzo di Donald Antrim, il più tragico, spassoso, originale, misterioso e fenomenale degli scrittori americani Arriverà il 12 gennaio 2027 negli Usa, si intitolerà My Eliot ed è già considerato il romanzo più antrimiano di tutti.
Una stilista inglese ha realizzato un’intera collezione usando soltanto le tende abbandonate ai festival musicali Lei si chiama Tilly Lawless e ha personalmente recuperato tutte le tende che ha poi trasformato in vestiti, girando i festival di tutta l'Inghilterra.
L’agente Cooper di Twin Peaks ha scritto un’autobiografia in cui però parla più di David Lynch che di se stesso Si intitola Fictional Selves, è uscita il 29 settembre e in realtà è l'autobiografia di Kyle MacLachlan. Ma la parte su Lynch resta vera.
Novo Nordisk, l’azienda che produce l’Ozempic, sta lavorando a un farmaco per “curare” definitivamente le calvizie Nella decisione c'entra anche il fatto che il mercato dei farmaci anti-obesità si fa sempre più competitivo. Oltre alla non lontanissima scadenza del brevetto dell'Ozempic.
C’è uno spettacolo teatrale che ripercorre tutto il processo Pelicot: è lungo 4 ore, sta andando in scena in tutto il mondo ma solo per una notte in ogni città È già passato da Avignone, città del processo, da New York, da Londra e altri 12 Paesi. A New York, tra il pubblico c'era anche Pelicot.
Umberto Pizzi ha pubblicato parte del suo leggendario archivio fotografico sul suo sito personale, aperto e gratuito per tutti È morto oggi, a 88 anni, uno dei più famosi fotografi della storia d'Italia, reporter di guerra, paparazzo gentiluomo e anima del Cafonal di Dagospia.

Coca Cosa?

La Coca Cola apre in Birmania, dopo un embargo durato sessant'anni. Ma come si vendono prodotti comuni dove sono considerati beni di lusso?

19 Giugno 2013

Che mondo sarebbe senza McDonald’s? Nell’epoca della fusione delle barriere commerciali rimane una minoranza di Paesi dove, a causa di embarghi ultradecennali, i prodotti simbolo del capitalismo globale – quelli che noi occidentali consideriamo diffusi quanto i beni naturali – non sono in vendita.

Il caso della Coca-Cola  è emblematico di questa particolare condizione: immaginatevi una vita senza traccia della bevanda frizzante di Atlanta. Dall’Iran degli ayatollah ai recessi semidesertici dell’Africa, dalla Siria devastata dalla guerra alle isole del Pacifico la Coca-Cola è senza dubbio il drink più famoso del mondo. Dove non può arrivare materialmente in tir e container, però, alimenta la suggestione di un prodotto “per ricchi”. Dover vendere una soda come se fosse un bene di lusso non è semplice, e la stessa multinazionale proprietaria del marchio, in Birmania, si è accorta del perché.

Il Myanmar non è certo l’unico luogo in cui i brand più familiari del commercio mondiale hanno una storia travagliata. A Cuba, ad esempio, dove vige l’embargo statunitense dal 1962, formalmente la Coca-Cola non esiste. Eppure a L’Havana la si può trovare, importata dal Messico o comprata in paesi terzi in speciali “missioni diplomatiche” in cui gli emissari castristi negoziano l’import di prodotti americani. E non c’è crisi dei missili o Baia dei Porci che tenga: secondo le stime del  U.S.-Cuba Trade and Economic Council di New York il giro d’affari dei brand americani nell’isola è di circa 20 milioni di dollari l’anno.

In Corea del Nord i gerarchi comunisti importano dall’estero vestiario di lusso, orologi, birra e persino panini McDonald’s

Succede così anche in Corea del Nord, il paese più ostentatamente chiuso del globo, oggetto di sanzioni internazionali per il suo programma nucleare. A Pyongyang, rivelò due anni fa un funzionario sudcoreano, i gerarchi comunisti acquistano grandi quantità di vestiario di lusso (Armani e Gucci), orologi, birra e persino panini McDonald’s, importati dalla Cina su aerei della compagnia di bandiera Air Koryo e distribuiti alla leadership del Partito. La presenza della bibita di Atlanta venne provata da questo breve video: in una pizzeria di Pyongyang alcuni commensali accompagnano un pranzo con Coca-Cola, mostrandone l’inconfondibile logo sulla lattina. L’azienda negò la vendita diretta nel Paese di Kim Jong-un, ma il suo prodotto sembrava non curarsi delle barriere. D’altronde, si può vivere in un villaggio globale e non conoscerne gli emblemi?

Se prendiamo il caso della Birmania, dove Coca-Cola ha appena avviato la vendita delle sue bollicine dopo un embargo durato sessant’anni, tutte le contraddizioni di questi paradossi economico-culturali si esprimono in maniera evidente.

In seguito alle riforme democratiche avviate nell’ultimo triennio dal governo post-giunta militare – che hanno portato al rilascio di centinaia di prigionieri politici dell’ex dittatura (un nome su tutti: Aung San Suu Kyi) e all’istituzione di sindacati e stampa libera – gli Stati Uniti hanno deciso di annullare le sanzioni economiche nei confronti della penisola.

«L’immagine della Coca-Cola che la gente aveva in Birmania era quella di un prodotto per persone estremamente ricche e benestanti»

La settimana scorsa Coca Cola ha aperto un impianto di imbottigliamento poco fuori Rangoon, la città più popolosa del Paese. Il vero problema, arrivati a questo punto – come spiega Shakir Moin, il responsabile del marketing in Asia sud-orientale – era riuscire a venderla. Negli anni della dittatura la bibita arrivava di contrabbando da Tailandia e Singapore e veniva venduta a prezzi altissimi in alcuni hotel o caffè d’alto bordo. Con le parole di Moin, quindi, nel secondo Paese più povero dell’Asia «l’immagine della Coca-Cola che la gente aveva era quella di un prodotto per persone estremamente ricche e benestanti».

La sfida di marketing che si poneva di fronte alla società era  spiegare cos’ha il suo prodotto di tanto speciale – e perché non è soltanto riservato a una nicchia di funzionari facoltosi. Che slogan utilizzare? Di certo non quelli in uso nel resto del mondo, autocelebrativi o incentrati su temi astratti come l’amicizia e la felicità.

Dopo aver spulciato a lungo gli immensi archivi degli spot pubblicitari di Coca Cola – fatti di orsetti polari natalizi, del celebre Always Coca Cola e dei grandi classici americani degli anni ‘70 – Moin ha trovato la soluzione: replicare l’advertising del suo Anno Zero, quello del 1886, in cui Atlanta venne tappezzata di poster dove campeggiava uno slogan semplice ed efficacemente descrittivo: “Delicious, refreshing”.

La rete elettrica della Birmania non fa eccezione alle condizioni in cui versa il Paese. Il team di Coca Cola temeva che le mancanze di corrente e il conseguente mancato uso di frigoriferi rovinassero i primi assaggi della loro nuova clientela. Per far fronte a questo timore, ha deciso di organizzare distribuzioni di campioni gratuiti alla temperatura più corretta e con un vademecum di regole per gustare al meglio la bevanda –poi anche stampato sull’etichetta delle bottiglie.

Rimaneva la questione iniziale, ovvero quella della percezione del prodotto. A scanso di equivoci, Coca Cola ha deciso di fare un’eccezione alla policy di lasciare al rivenditore locale la facoltà di stabilire il prezzo finale di vendita – i negozi birmani avrebbero di certo continuato a venderla a costi altissimi – stampando al centro di ogni fascetta la dicitura «300 kyat». Si tratta dell’equivalente di circa 20 centesimi di euro.

Leggi anche: “Bere Coca Cola in Birmania” di Massimo Morello.

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.