Si tratta di un'imposta progressiva sui patrimoni superiori a 2 milioni di euro, che interesserebbe solo l'1 per cento della popolazione.
Netanyahu ha detto apertamente di aver ordinato all’IDF di occupare almeno il 70 per cento della Striscia di Gaza
Questo nonostante sia formalmente in vigore un cessate il fuoco che già garantiva a Israele il controllo sul 53 per cento della Striscia.
Netanyahu ha detto ad alta voce quello che stava facendo in silenzio da mesi, nonostante il cessate il fuoco. Parlando a una conferenza in una colonia illegale in Cisgiordania, il Primo ministro israeliano ha spiegato con una semplicità disarmante la geometria dell’occupazione: «Eravamo al 50, siamo passati al 60. La mia direttiva è arrivare al 70 per cento». In base al cessate il fuoco stabilito grazie alla mediazione degli Stati Uniti a ottobre, Israele aveva il controllo diretto del 53 per cento del territorio della Striscia di Gaza. Da allora, le forze israeliane hanno continuato ad avanzare verso ovest, dichiarando zone cuscinetto sempre più estese all’interno delle quali rivendicano il diritto di aprire il fuoco su chiunque sia percepito come una minaccia. Durante gli otto mesi di tregua, più di 900 palestinesi sono stati uccisi.
Mentre Netanyahu annunciava di volersi prendere il 70 per cento di Gaza, a New York il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite presentava il rapporto annuale sull’utilizzo della violenza sessuale come arma nei conflitti. Come scrive Euronews, la lista per la prima volta ha incluso Russia e Israele. Nel primo caso per le violenze sessuali perpetrate dai soldati russi agli ucraini, nel secondo caso per il trattamento riservato ai detenuti palestinesi. Il rapporto documenta crimini che includono stupro, stupro di gruppo, tentato stupro, tortura sessuale, nudità forzata, perquisizioni delle cavità corporee senza motivi di sicurezza e violenza mirata ai genitali. La risposta di Israele? Interrompere ogni contatto con il Segretario generale della Nazioni Unite, Antonio Guterres. La missione israeliana all’ONU ha dichiarato che non avrà alcun contatto con l’ufficio del Segretario generale finché Guterres rimarrà in carica. L’ambasciatore israeliano Danny Danon ha spiegato che «mettere noi e i terroristi di Hamas nella stessa lista è inaccettabile». Il portavoce di Guterres ha risposto che «la porta del Segretario generale rimane aperta».
Il cessate il fuoco tra Hamas e Isrele è formalmente ancora in vigore. Nella pratica, gli analisti che seguono i negoziati lo danno per morto. Come scrive il Guardian, l’opinionista israeliano Gershon Baskin, che ha partecipato a diversi negoziati segreti tra israeliani e palestinesi, ha detto di ritenere che i colloqui con Hamas siano finiti (gli americani hanno presentato un’offerta finale che Hamas non ha accettato), e che ora si stia passando a un piano B. Il piano B, così come Baskin lo descrive, è una logica di separazione definitiva: lasciare che i palestinesi disposti a sottoporsi a controlli per verificare l’assenza di legami con Hamas si trasferiscano nella zona gestita da Israele, e considerare chiunque rimanga nella zona controllata da Hamas come un bersaglio legittimo. «Israele sarà libero di occuparsene come meglio crede», ha detto Baskin. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha chiamato l’obiettivo finale «migrazione volontaria». I gruppi per i diritti umani, e il resto del mondo lo chiamano con un altro nome.