Il 7 settembre la scrittrice terrà una lettura della sua nuova opera, La scatola delle lacrime, accompagnata dai musicisti della Filarmonica.
È disponibile in streaming Roma illegale, il documentario sulla leggendaria scena rave romana degli anni ’90
Uscito nel 2021, il film di Andrea Scarcella arriva finalmente in streaming, sulla piattaforma OpenDDB.
La testimonianza di una Roma ballerina e rivoluzionaria, arrivata solo nel 2021, è raccontata da Andrea Scarcella negli 80 minuti del suo documentario autoprodotto, Roma Illegale, che torna ora disponibile in streaming sulla piattaforma OpenDDB. Un documento fondamentale per capire cosa sia stata l’esplosione della cultura rave nella Capitale.
«Basta! Basta! Basta! Per carità». È il 1991, le parole di Giuliano Ferrara infastidito durante il programma l’Istruttoria, co-condotto con Jo Squillo, descrivono l’emergente duo musicale Lory D – Leo Anibaldi, intenti a spiegare «il punto massimo di esplicitazione di un certo modo di concepire la house music (…) contro le regole di buona creanza». Ferrara non poteva sapere che la scena musicale romana stava per stravolgere tutto e tutti. Eppure nomi come Lory D, Leo Anibaldi, Fabrizio e Marco D’Arcangelo, Mauro Tannino, Paolo “Zerla” Zerletti, Max Durante, Marco Micheli, Andrea Prezioso, Anna Bolena – una delle pochissime dj italiane dell’epoca – hanno definito l’immaginario di cose mai viste e mai sentite prima, di natura acida, scura, metallica, nervosa, sperimentale, di un fare “musica” inedito. L’esigenza era chiarissima: serviva colmare un vuoto apertosi attorno alle altre scene, riappropriandosi degli spazi e aggregando, tramite il suono, le persone.
Chicco Furlotti diede un tetto e delle mura a quel bisogno: l’Euritmia, un luogo che sancì la nascita ufficiosa dei rave romani. Tra i più famosi party di quell’anno ricordiamo Adamski a Monterotondo o quello in cui si festeggiava l’etichetta Plus 8 con Cybersonic, Dan Bell, Speedy J e F.U.S.E. (uno dei primi alias di Richie Hawtin). Il luogo di “raccolta” per eccellenza erano i negozi di dischi: i vinili erano selezionati attentamente da Sandro Nasonte tra gli scaffali del suo Re-mix, che divenne ben presto uno dei riferimenti della scena e uno dei negozi più all’avanguardia in Italia.
“This is the sound of Rome” è l’espressione massima di un famoso campionamento presente in The Sounds of Rome di Lory D ed è stata la colonna sonora di un movimento potentissimo. A differenza della house solare ed edonista che riempiva le piste della Riviera Romagnola, o della techno futurista e robotica di Detroit, the sound of Rome nasce incazzato perché è figlio del cemento delle borgate e dei quartieri dormitorio. Tracce sopra i 150 BPM, velocissime, sature di frequenze acide erano la risposta diretta all’alienazione di zone fatte di cemento crepato, come il Laurentino 38 o Corviale. I dj esasperavano le frequenze per creare un’estetica cyber e metallica, simulando rumori artificiali. Ballare per ore nei capannoni industriali diventò così una reazione violenta alla stagnazione sociale e agli strascichi dell’epidemia di eroina del decennio precedente, uno schiaffo in faccia alla Roma bene e ai club pettinati del centro, che impose la techno romana come l’equivalente elettronico del punk del ’77.