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JD Vance si è prodotto in un incredibile spiegone per dimostrare che Emily in Paris è la miglior serie di sempre e lo «Shakespeare della nostra epoca» Secondo il Vicepresidente la serie è «una grande critica culturale al processo decisionale dei Millennial».
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A quanto pare, il nuovo ayatollah Mojtaba Khamenei ha due grandi passioni: i film di Christopher Nolan e le startup tech Lo hanno detto il cognato e la suocera, parenti della moglie Zahra Haddad-Adel, uccisa nello stesso attacco in cui è morto il padre Ali, a diversi media vicini al regime.
Per la prima volta nella storia, e “grazie” agli Stati Uniti, ci sono armi anche nello spazio aperto Non esistono dettagli sul tipo di armi ma la US Space Force ha detto che «possono essere impiegate sia a scopo difensivo che offensivo».
Non contento di stare girando già una dozzina di film contemporaneamente, Luca Guadagnino ha pure disegnato una collezione di arredamento e abbigliamento di 140 pezzi per Zara 65 pezzi tra mobili e oggetti per la casa, a cui si affiancano 75 capi tra abbigliamento e accessori. Realizzati nei ritagli di tempo tra un set e un red carpet, si capisce.

In Norvegia la crisi climatica sta facendo emergere dal permafrost cadaveri vecchi di secoli

I corpi dei cacciatori di balene a Likneset, la Punta dei Cadaveri delle Isole Svalbard, stanno emergendo dai ghiacci che si pensava eterni.

01 Giugno 2026

Nell’arcipelago norvegese delle Isole Svalbard c’è un luogo che si chiama Likneset, che in italiano è più o meno traducibile con Punta dei Cadaveri. È un luogo di sepoltura dove nel XVII e XVIII secolo venivano seppelliti i corpi dei balenieri europei morti durante le spedizioni di caccia nell’Artico. Ora, dato l’aumento nella velocità del riscaldamento globale causato dalla crisi climatica, questi corpi stanno emergendo dal permafrost. Una nuova ricerca condotta da Lise Loktu dell’Istituto norvegese per la ricerca sul patrimonio culturale ed Elin Therese Brødholt dell’Ospedale universitario di Oslo ha esaminato quei resti, confrontando lo stato attuale delle sepolture con la documentazione raccolta negli anni Settanta. Il risultato è una storia che si può raccontare da due punti di vista: da un lato le vite di questi uomini, ricostruite attraverso le loro ossa e i loro tessuti; dall’altro la distruzione progressiva di quelle stesse ossa, accelerata dal cambiamento climatico. Il permafrost si sta sciogliendo, e con lui si stanno sciogliendo anche le tombe. In diversi casi i coperchi delle bare sono crollati, le sponde laterali sono state spostate, i resti scheletrici sono parzialmente danneggiati.

Likneset non è un caso isolato. Il riscaldamento globale sta accelerando l’erosione e il degrado dei resti materiali del passato in tutto il mondo, dai manufatti conservati nei ghiacciai mongoli in via di scioglimento all’arte rupestre indonesiana vecchia di 45 mila anni che si deteriora per il calore. Ma l’Artico è il caso estremo, perché lì le temperature stanno aumentando quasi quattro volte più velocemente rispetto alla media mondiale, e il permafrost che per secoli ha conservato intatte questi cadaveri sta cedendo. «I risultati mettono in discussione la fattibilità a lungo termine della conservazione in sito», concludono le ricercatrici. La domanda che pongono è quella giusta, e non ha una risposta semplice: quali informazioni devono essere documentate e analizzate prima che vadano irrimediabilmente perdute? È una domanda che vale per Likneset e vale per tutto il resto. Il cambiamento climatico non minaccia solo il futuro ma sta cancellando anche il passato.

Come scrive 404, le ossa raccolte ed esaminate a Likneset forniscono informazioni precise su come si viveva e si moriva cacciando balene nell’Artico del Seicento. Diciotto dei diciannove marinai studiati soffrivano di scorbuto a causa della carenza di vitamina C. La maggior parte era morta tra i venti e i trent’anni e quasi tutti mostravano segni di traumi fisici da stress cronico dovute al logorio accumulato di un corpo usato oltre i propri limiti per anni. «La prevalenza di lesioni guarite indica la sopravvivenza dopo eventi traumatici e suggerisce che la mortalità fosse più strettamente correlata allo stress fisiologico cumulativo che a traumi acuti fatali», scrivono le ricercatrici. Che significa che quegli uomini erano sopravvissuti abbastanza a lungo da guarire dalle ferite, e poi erano morti lo stesso.

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