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La Casa Bianca non userà più il font Calibri nei suoi documenti ufficiali perché è troppo woke

E tornerà al caro, vecchio Times New Roman, identificato come il font della tradizione e dell'autorevolezza.

10 Dicembre 2025

La Casa Bianca smetterà di usare il font Calibri nei documenti ufficiali e tornerà ad utilizzare il più tradizionale Times New Roman. La notizia, riportata dal New York Times, proviene da una comunicazione interna del Dipartimento di Stato che istruisce il personale a ripristinare il carattere serif in memorandum, corrispondenza e documenti destinati al pubblico. La decisione mette fine alla scelta introdotta nel 2023 dall’amministrazione Biden, quando Calibri era stato adottato per migliorare la leggibilità sui monitor e aggiornare l’estetica della comunicazione federale.

La differenza tra i due caratteri è sostanziale. Calibri è un font sans serif, ovvero “senza grazie” (privi di tratti decorativi, anche piccoli) e progettato per facilitare la lettura a schermo. Times New Roman è invece un font dal taglio più strutturato, legato alla tradizione dei documenti stampati. Nel 2004 aveva sostituito il carattere Courier New come font ufficiale dell’amministrazione Usa, rimanendo lo standard per quasi venti anni, fino alla scelta dell’amministrazione Biden di adottare il Calibri proprio per migliorare la leggibilità e l’accessibilità dei documenti digitali. Una scelta a beneficio degli utenti con difficoltà visive, cognitive o neurologiche, che utilizzano screen reader e strumenti di ingrandimento che prediligono caratteri più lineari e, appunto, senza grazie.

Il Segretario di Stato Marco Rubio, uno dei principali critici della scelta del 2023, sostiene invece che «il passaggio al Calibri non ha ottenuto nulla, se non il peggioramento dei documenti ufficiale del dipartimento». Per Rubio, infatti, Calibri risulta troppo informale nell’aspetto ed è parte di quello che definisce «un eccesso di attenzione all’accessibilità», cme una rinuncia alla riconoscibilità visiva e all’autorevolezza delle istituzioni. In sostanza, come si legge nell’articolo del New York Times già citato, anche questa decisione rientrerebbe nella guerra alla “cultura woke” che l’amministrazione Trump.

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