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12:33 venerdì 9 ottobre 2026
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.
La Norvegia è il primo Paese a vietare l’uso degli smart glasses negli spazi pubblici Niente smart glasses in parchi, spiagge, musei, centri commerciali, scuole, asili, strutture sanitarie, palestre ed eventi pubblici, così ha deciso il governo norvegese.
Quella volta in cui chiesero alla neo Premio Nobel Anne Carson che libri nuovi stesse leggendo e lei rispose che non legge libri nuovi ma solo «libri usciti nel 500 a.C.» E non a caso ha vinto il Nobel per la Letteratura (anche) per il modo in cui è riuscita a costruire «un dialogo giocoso con la tradizione classica».
Maricarmen Abascal è morta a 87 anni in una stanza d’ospedale. Ha passato gli ultimi sei anni della sua vita a lottare per non essere sfrattata dalla sua casa Ci era entrata nel 1956, con il padre e la madre, e aveva sempre pagato l'affitto. Quando le dissero che doveva andarsene, rispose che avrebbe lottato fino alla fine.

Perché le canzoni pop sono sempre più brevi

29 Ottobre 2018

In soli due mesi, la canzone di Kanye West e Lil Pump, “I Love It”, è stata ascoltata più di 193 milioni di volte su Spotify. Da sei settimane stabile nella classifica delle 100 canzoni più ascoltate di Billboard, “I Love It” dura solo 2 minuti e 7 secondi. Strano per Kanye West, non per Lil Pump, il cui tormentone “Gucci Gang” è lungo 2 minuti e 4 secondi. Ma Lil Pump non è il solo: comporre canzoni di breve durata è una tendenza sempre più diffusa.

L’analisi del data scientist Michael Tauberg riportata da Quartzy dimostra come negli ultimi 20 anni le canzoni si siano fatte sempre più brevi. Dai 4 minuti abbondanti del 2000 si è arrivati ai 3 minuti e mezzo del 2018. E se nel 2015 le canzoni sotto i 2 minuti e mezzo erano l’1% delle hit Billboard, oggi rappresentano il 6% della classifica. La causa del fenomeno sembra esser dovuta al nuovo modo di fruizione della musica, ossia lo streaming. È dallo streaming, infatti, che arriva il 75% degli incassi di coloro che fanno musica. Cantanti e produttori si sono dunque adattati al nuovo mezzo, tenendo ben presente che più stream vuol dire più denaro.

Una canzone scaricata porta sempre lo stesso guadagno, a prescindere dalla sua lunghezza. Non serve comporre pezzi lunghi, è molto più utile comporne tanti. Anche perché la gente si annoia sempre più facilmente. Il che vuol dire che si è molto più propensi ad ascoltare un album composto da più pezzi più corti di uno magari più breve ma i cui brani durano di più. Adattare il proprio estro artistico alle richieste dello streaming non è sempe facile, «voglio solo che la mia musica sia migliore di ieri, non mi interessa se una canzone dura un minuto e mezzo», ha detto Naomi Wild, autrice dei “lunghi” brani che hanno fatto guadagnare una candidatura ai Grammy all’album A moment apart di Odesza. D’altra parte, c’è anche chi della brevità ha fatto un’arte. È il caso della rapper Tierra Whack, il cui album d’esordio Whack World contiene solo canzoni lunghe 60 secondi.

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