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Le banche stanno iniziando a rinegoziare i mutui concessi alle persone che vivono nelle zone più a rischio a causa del Super El Niño Con il super El Niño che si sta formando nel Pacifico, i grandi istituti di credito stanno rivedendo i prestiti esposti a siccità e alluvioni, soprattutto in agricoltura.
Se come noi siete ancora in lutto per la morte di Juan Atkins, il padre della techno, sappiate che su YouTube è stato appena pubblicato uno dei suoi ultimi set in versione integrale L'uomo che a Detroit inventò un suono che non esisteva è morto a 64 anni. Una delle sue ultime esibizioni è stata quella al Dekmantel di Amsterdam, nella scorsa estate. Ora la si può vedere tutta, ancora e ancora.
Nonostante non ci siano stati né incidenti né scontri, la polizia ha comunque sgomberato l’accampamento del movimento per la casa a Puerta del Sol a Madrid Quattrocento agenti hanno allontanato 334 persone dall’accampamento nato dopo lo sfratto e la morte di Maricarmen Abascal. La protesta contro la crisi abitativa, però, continua.
La Casa Museo di Rembrandt offre agli amanti di Rembrandt un tatuaggio di Rembrandt alla modica cifra di 400 euro Il museo dice che non è affatto una trovata pubblicitaria, perché le stampe e i tatuaggi servono alla stessa cosa: far conoscere l'arte di Rembrandt.
La comunità scientifica ha deciso che dal 2027 cambieremo il modo di misurare il tempo e questo cambierà il funzionamento di computer, telefoni, aerei, navi, satelliti e GPS La Conferenza generale dei pesi e delle misure (esiste davvero) ha deciso che l’ora ufficiale potrà discostarsi dalla rotazione terrestre fino a un’ora. Il motivo è che la Terra ha cominciato ad andare più veloce.
Ci sono voluti Gucci, Demna e Harmony Korine per convincere Mariah Carey a farsi vedere prima di Natale Mariah Carey è la protagonista della campagna natalizia di Gucci: un corto diretto da Harmony Korine, ovviamente con All I Want for Christmas Is You in sottofondo.
Il Brasile è il primo Paese del mondo a pubblicare una tabella di marcia per abbandonare i combustibili fossili da subito e per sempre Le linee guida promesse alla COP30 di Belém propongono misure concrete, dal metano ai sussidi, ma non sono vincolanti e non fissano date. Il documento, quindi, rischia di restare un manifesto e niente più.
Dopo quasi dieci anni, i fratelli Coen sono finalmente tornati a fare un film insieme Netflix ha comprato il nuovo film di Joel Coen, un mistero gotico ambientato nelle Highlands con Patsy Ferran e Josh O’Connor. In sala nell’autunno 2027, con una sorpresa: la sceneggiatura l'ha scritta assieme al fratello Ethan.

Come siamo finiti in un racconto di fantascienza

Lo "spettacolo" Cambridge Analytica: analisi letteraria di un affaire globale.

22 Marzo 2018

Non voglio fare una critica etica al giornalismo contemporaneo. Voglio invece spalancare lo sguardo davanti a questo spettacolo. Lo “spettacolo” che adesso si chiama “Cambridge Analytica”, ma che aveva avuto dei prequel: il volume Wikileaks, la puntata Panama Papers… L’home page del New Yorker con la foto di sbieco di Alexander Nix sembra una citazione di Ipcress con Michael Caine; così come hanno una patina di fiction le interviste di Christopher Wylie al Guardian e a Channel 4, il modo in cui sono “costruite”, il modo in cui lui stesso appare – giacca militare, capelli rosa, anello al naso, t-shirt “politiche” – che ha ispirato GQ America a pubblicare un’analisi sullo “stile degli hacker”. Basterebbero solo i nomi: Cambridge Analytica (ma anche Piattaforma Rousseau), se non ci fossero le facce, le facce degli stessi Wylie e Nix, appunto, a materializzare quello che sembra un prodotto dell’immaginazione.

Mondo, anno 2018, mentre in Italia diventa primo partito un movimento che il suo capo-ombra definisce sul Washington Post: «La prima grande organizzazione politica digitale al mondo, nata e cresciuta online», mentre nella Russia neo-totalitaria, Vladimir Putin diventa per la quarta volta presidente con un grottesco consenso del 75%, e mentre a Salisbury, Regno Unito, un ex spia russa finisce in coma dopo un tentativo di avvelenamento con agenti nervini, un nerd dei dati – «I Make Things With Data», scrive sulla sua bio Twitter – decide di vuotare il sacco per il bene della trasparenza e della democrazia e spiega all’opinione pubblica globale come a partire da un’app con un nome apparentemente neutro e innocuo (myPersonality) sia riuscito a condizionare le elezioni americane con un’operazione che prende il nome da una merendina (Operation KitKat), e a chi obietta che forse esagera l’influenza del suo lavoro, il nerd giura che si possono convincere le persone su Facebook a fare quello che il tuo committente ti ha chiesto di ottenere: votarlo.

Siamo già nella fantascienza e non ce ne siamo accorti: in un racconto di William Gibson, o in un’opera-mondo di Thomas Pynchon, o in una di quelle lotterie dell’uomo medio partorite dall’allucinata immaginazione di Philip Dick. I soliti nomi di scrittori visionari, preveggenti come si dice, che sono riusciti a mettere sulla pagina il senso ultimo delle teorie del caos, l’eterogenesi dei fini di un mondo come «conseguenza non intenzionale di azioni intenzionali», e opache, dagli effetti incontrollabili, mosse non solo dal buon vecchio denaro, ma anche da una forma di cinismo che conosciamo bene, perché è di tutti noi, quello di diventare qualcuno – fosse anche un influente agente dell’invisibilità – a qualunque costo. Il quadro di insieme dell’Arcobaleno della gravità o di Giù nel cyberspazio è un’immagine dei Grandi Ingranaggi della Storia mandati fuori asse da un granellino di sabbia. In questo caso il granellino è un hacker “accademico” vestito proprio come ci siamo immaginati gli hacker nelle storie cyberpunk che abbiamo letto, un interprete della Macchina che intavola meeting col maître à penser della più pericolosa destra americana di sempre, con cui parla amabilmente di omosessualità e femminismo intersezionale, accompagnato da un londinese spigoloso che ha lavorato come analista finanziario in Messico e che ha delle reference letterarie non ancora post-moderne: un personaggio di Le Carrè, si direbbe, con il suo trench e gli occhiali rettangolari con montatura spessa (ma le vecchie spy-story sono d’altra parte un’influenza dichiarata sia di Gibson che di Pynchon).

Andrew O’Hagan è lo scrittore contemporaneo che ha capito meglio e prima di altri l’alto tasso di letterarietà che questi personaggi del nuovo paradigma si portano appresso. L’allure impiegatizia di alcuni (Craig Steven Wright, il presunto inventore del Bitcoin), o l’algida estetica postumana di altri (Julian Assange con la camicia bianca con completo scuro, i capelli bianchi che evangelizza i suoi discepoli in una mega-villa nella campagna inglese); vite nell’ombra ossessionate dalla trasparenza; personaggi che hanno sviluppato un’elevata capacità di maneggiare dati di mostruosa importanza che si scoprono troppo fragili per la loro ambizione di muovere le leve del mondo.

In questa realtà che prende la forma di un romanzo, come un naturale fenomeno di osmosi, i giornali e siti meglio fatti in Occidente virano il loro design in senso spettacolare. Non con i soliti caratteri cubitali o il solito senso di emergenza, ma con un’atmosfera. I Panama Papers sono stati l’esempio più lampante di questo nuovo linguaggio giornalistico. Sono un caso in cui addirittura l’atmosfera soverchia il contenuto. Sono una storia che al lettore trasmette più emozione che informazione.

Cosa si prova davanti a tutto questo? Si prova spavento e incertezza, ovviamente e, stupiscono molto i minimizzatori professionisti, che vogliono convincerci che ci troviamo di fronte alle solite vecchie lotte di potere, così come gli eterni ripropositori di ricette novecentesche – «ripartiamo dalle periferie!» – da usare per aggiustare un mondo che, nel frattempo è diventato qualcosa di radicalmente diverso. Per l’osservatore che riesca per un attimo a dedicarsi a questioni di minore importanza, quelle estetiche, sul tavolo si aggiungono ulteriori elementi a quella che dopo l’Undici settembre venne definita «estetizzazione della realtà» o in modi consimili.  Non si tratta di una realtà che supera l’immaginazione, come si era soliti dire, ma di una realtà che imita l’immaginazione. Come se la crepa nella parete che separa verità e finzione fosse sempre più larga.

Nella foto: Alexander Nix di Cambridge Analytica (Getty Images)
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