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Sull’isola di Epstein c’era un Pokestop di Pokemon Go ma non si sa chi è stato a metterlo lì E probabilmente non lo sapremo mai, visto che lo sviluppatore del gioco Niantic nel frattempo lo ha rimosso.
Alla Berlinale, il Presidente della giuria Wim Wenders è stato criticatissimo per aver detto che «il cinema deve stare lontano dalla politica» Lo ha detto durante la conferenza stampa di presentazione del festival, rispondendo a una domanda su Israele e Palestina.
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Per il suo centenario, E/O ripubblicherà tutta l’opera di Christa Wolf con le copertine degli anni Ottanta Si comincia il 9 aprile con la riedizione di Cassandra.
James Blake presenterà il suo nuovo disco con una listening session gratuita in Triennale Milano Trying Times, questo il titolo del disco, esce il 13 marzo. Con questo evento in Triennale, Blake lo presenta per la prima volta al pubblico.
Gisele Pelicot ha scritto un memoir in cui racconta tutto quello che ha passato dal giorno in cui ha scoperto le violenze del suo ex marito Il libro uscirà in contemporanea in 22 Paesi il 19 febbraio. In Italia sarà edito da Rizzoli e tradotto da Bérénice Capatti.
Le cure per il cancro sono costate così tanto che la famiglia di James Van Der Beek è rimasta senza risparmi ed è stata costretta a lanciare una raccolta fondi In nemmeno due giorni, 42 mila persone hanno fatto una donazione e sono stati raccolti più di 2 milioni di dollari.
Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.

Facciamo del 2025 un anno senza buoni propositi

Dopo un 2024 infernale e all'inizio di un 2025 che si prospetta anche peggio è sorprendente notare quanto restiamo affezionati al miglioramento personale: ma c'è anche chi, giustamente, ha deciso di arrendersi.

07 Gennaio 2025

Durante le vacanze di Natale ho recuperato dei film a caso, tra cui La persona peggiore del mondo di Joachim Trier (2021). Il film non mi è piaciuto, ma la mia mente si è incagliata su una frase che dice l’ex fidanzato della protagonista, un fumettista quarantenne, e fa più o meno così: «Ho passato la vita a temere che le cose andassero male e poi sono andate male ma non nel modo in cui avevo immaginato». Ho pensato di provare a ribaltarla per vedere se funzionava lo stesso, e in effetti sì: «Ho passato la vita a sperare che le cose andassero bene e poi sono andate bene ma non nel modo in cui avevo immaginato». Le cose, in effetti, non vanno quasi mai nel modo in cui avevamo immaginato, e nei rarissimi casi in cui lo fanno, sono le nostre reazioni e le nostre emozioni a essere inaspettate. È una consapevolezza banale (ma salvifica) che tendiamo ad assimilare dopo un po’ di delusioni e svolte inaspettate e che quindi, spesso, quando siamo giovani, non abbiamo ancora acquisito. Ci pensavo guardando i tiktok e i reel delle influencer che nelle ultime due settimane, sui social, condividevano le loro “vision board”: sia quelle del 2024 che quelle realizzate per il 2025.

La vision board è un collage di immagini che si può creare sia in versione analogica, ritagliando e incollando immagini su un foglio (vendono pure i kit con le immagini già ritagliate, così non devi fare neanche lo sforzo di avere dei desideri tuoi), che digitale, utilizzando ad esempio Pinterest. Bisogna creare una composizione di fotografie, disegni e scritte che richiamino i desideri che vogliamo vedere realizzati entro la fine dell’anno. Un’importante precisazione che fanno tutte le esperte su YouTube è che quando realizzi una vision board devi “evocare il processo e non il risultato”. Esempio: se nel 2025 voglio perdere 10 kg non incollerò una foto di Lily Rose Depp in bikini o una bilancia che segna il peso che devo raggiungere, ma cercherò di mettere insieme una serie di immagini che possano spronarmi a intraprendere il processo di dimagrimento: un bel piatto di zucchine e petto di pollo alla griglia (che sta per dieta) + una strada in mezzo ai campi (che sta per correre o  camminare) + un bicchiere d’acqua gelida e cristallina (che sta per bere 2 litri d’acqua al giorno). In pratica, se il manifesting consiste nell’affermare e immaginare un nostro desiderio come se si fosse già realizzato (così che si realizzi davvero, dice chi ci crede), la vision board non è altro che la versione Gen Z dei cari vecchi “buoni propositi dell’anno nuovo”.

Il lato più inquietante di questa pratica tutto sommato innocua, e anche potenzialmente creativa, riguarda la condivisione delle vision board dell’anno passato. Qui, ad esempio, una tiktoker sovrappone alle immagini che aveva scelto le foto reali delle esperienze che ha avuto nel 2024, dimostrando come combacino perfettamente. Per lei è un modo per festeggiare la realizzazione dei suoi propositi, per me è il trailer di un film horror: protagonista intrappolata nella vita che aveva desiderato. Secondo le esperte di vision board, effettivamente, è così che deve andare: una volta che tu hai realizzato la tua composizione, le cose che hai visualizzato accadranno naturalmente. Non sarai tu a doverle cercare ma saranno loro a raggiungerti. Per fortuna negli ultimi giorni dell’anno TikTok ha generato un adorabile trend che spinge nella direzione opposta, quella del pessimismo e dell’autoironia: consiste nell’elencare come stavi messo all’inizio del 2024 (esempio: single, disoccupato, depresso) e come stai alla fine del 2024 (single, disoccupato, depresso e coi capelli rosa), mostrando come le cose siano rimaste più o meno uguali, se non peggiorate. Molto più realistico e rincuorante.

Anche perché considerata la direzione che ha preso il mondo nel 2024, sembra più stupido che mai essere ancora così affezionati al miglioramento personale, ostinandosi a desiderare cose e esperienze mentre fuori bruciano le fiamme dell’inferno. Forse gli unici propositi che hanno senso, gli unici da potersi prefiggere senza sentirsi a disagio e provare nausea per se stessi, sono quelli in negativo. Le rinunce e i sacrifici. La decisione di smettere di bere a gennaio ha perfino un nome tutto suo, il dry january, e si accompagna al tradizionale video di Anthony Hopkins che festeggia due compleanni, il suo, che cade proprio il 31 dicembre, e quello della sua sobrietà, che quest’anno fa 49 anni. C’è smettere di fumare, disinstallare le app di consegne, diventare vegani (questo invece si chiama veganuary), smettere di comprare cose inutili (anche vestiti, ne parlavamo qui), imparare a rispondere più spesso possibile con un “no”. E chissà quanti di noi, esasperati dallo slacktivism, dalle polemiche sterili e nocive che esplodono anche quando bisognerebbe stare in silenzio, dai recap di fine anno e dalle condivisioni dei propositi, avranno deciso di smettere di usare i social.

Il più consolatorio, nel suo nichilismo cosmico, resta il trend disfattista. A dicembre su TikTok girava questa affermazione: “Ho deciso di cancellare la mia salute mentale per concentrarmi solo sui social”: normalmente vedevamo condividere l’affermazione opposta. La sfiducia nell’umanità (e in noi stessi) ha raggiunto dimensioni tali da farci mettere in dubbio il senso di infliggerci dei propositi di inizio anno, di infliggerci dei propositi in generale. Forse può essere questo l’unico proposito: niente propositi. È tutto già abbastanza difficile così com’è.

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