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14:29 lunedì 5 ottobre 2026
Bernie Sanders che “apre” il concerto degli Strokes a New York è certamente uno dei crossover più strani e divertenti di sempre È successo venerdì 2 ottobre, a Flushing Meadows. Sanders si era pure proposto per cantare un paio di canzoni, ma poi ci ha ripensato.
Pedro Sanchez è il primo Presidente del Consiglio al mondo che si dimette e fa cadere il suo stesso governo a causa della crisi abitativa L'ormai ex Primo Ministro ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre e ha ammesso che il suo governo non è riuscito a fare tutto ciò che avrebbe voluto e dovuto.
Per smaltire dei robot umanoidi ormai vecchi e obsoleti, un’azienda li ha addestrati a buttarsi nell’acciaio fuso Se state pensando a quella scena di Terminator 2, è perché l'idea è tratta proprio da quella scena di Terminator 2.
Ci sono così tante stroncature di Digger che i produttori le stanno usando nella campagna promozionale del film (e per dire che i critici non ci hanno capito niente) Una trovata che non si è rivelata granché efficace: il film ha incassato solo 8 milioni di dollari negli Usa ed è già considerato il peggior flop della carriera di Tom Cruise.
Per la prima volta nella storia, il caffè è stato coltivato e raccolto interamente in Italia. E sì, c’entra il riscaldamento globale Dopo un secolo di tentativi falliti, c'è riuscita una famiglia di torrefattori di Palermo. È un'ulteriore prova della tropicalizzazione dell'agricoltura italiana.
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.

Brexit e la mozzarella

Due aziende del Regno Unito fondate da expat italiani si trovano a fare i conti, in modo diverso, con le conseguenze di Brexit.

17 Gennaio 2019

Chiunque abbia vissuto all’estero conosce la nostalgia del cibo di casa, che si risolve in pizze fallimentari bruciate nel nuovo forno o in pecorini infilati in valigia dagli amici in visita. Probabilmente nessuno è mai rimpatriato per questo, ma più di qualcuno ha abbandonato la carriera per cui era emigrato per ricreare un pezzo del mondo che si era lasciato alle spalle. È così che sono nate Bianca la Bufala e La Latteria, due aziende fondate da expat italiani a Londra per portare la mozzarella italiana in Regno Unito, con modalità e soluzioni differenti: la prima comprandola da azien­de italiane e importandola; la seconda producendola in loco con latte inglese e maestranze italiane. Hanno avuto entrambe successo: ora forniscono grossi rivenditori, ristoranti raffinati e ricche gastronomie. Nei prossimi tempi la loro crescita dovrà fare i conti con le in­certe conseguenze di Brexit, rese ancora più incerte ora che il Parlamento ha respinto l’accordo trovato dal primo ministro Theresa May con l’Unione Europea. Se si arrivasse al no deal, le merci commercia­lizzate con il Regno Unito subiranno dazi ingenti: per il formaggio si parla di 1670 euro a tonnellata.

La Latteria

Importare
Bianca la Bufala fu fondata nel 2007 Andrea Andrisano e Andrea Livi, due romani che vivevano a Londra da dieci anni e lavoravano nel mondo della musica e nella gestione di bar e ristoranti. Stanchi della mozzarella dei supermercati inglesi, studiarono un sistema per importare la grassa e saporita bufala italiana. Iniziarono con un piccolo investimento e il tra­sporto aereo per averla più fresca possibile: lo era, ma i costi non erano sostenibili e passarono al trasporto via gomma. Brando Zarghetta, at­tuale general manager, racconta che all’inizio facevano tutto Andrisano e Livi: prendevano la mozzarella dai produttori, che ritiravano al porto di Dover. Dieci anni dopo sono tra i maggiori importatori di mozzarel­la e latticini italiani sul mercato britannico. La bufala è prodotta da un’azienda agricola di Santa Maria Capua Vetere, che alleva anche gli animali per farla, il Fiordilatte viene da un’azienda vicina. Burrata e stracciatella sono di un caseificio di pugliesi a Muggiò, in provincia di Monza: «Dalla Puglia ci vorrebbe un giorno di trasporto in più, importarla da Milano significa averla più fresca», spiega Zarghetta. La garanzia di un prodotto sempre fresco è la chiave del successo dell’azienda, che importa solo prodotti già ordinati. «Tutto quello che ordino in Italia è già stato venduto, in magazzino non ci resta niente: così non abbiamo rischi, né avanzi. A Londra il prodotto arriva due volte a settimana, diverse tonnellate di latticini».

La Latteria

Bianca la Bufala è un private label: la mozzarella è impacchettata dai produtto­ri con il logo e rivenduta. «Riforniamo dai piccoli ristoranti a quelli stellati, dai delikatessen ai grandi rivenditori». Tra i clienti, circa 130 ristoranti, ci sono Novikov, ristorante italiano alla moda, la pizze­ria gourmet ‘O ver e il fornitissimo negozio di formaggi Buchanans Cheesemonger. Dal 2016 ha iniziato a espandersi nel resto d’Euro­pa: ad Amsterdam, nel sud della Francia e in Irlanda. Gli ordini e i trasporti sono plasmati sulle esigenze di ogni Paese: «A Londra ho un magazzino, tre ragazzi e tre furgoni; ad Amsterdam funziona come a Londra mentre in Irlanda la vendo a un altro distributore». È una naturale conseguenza del successo ma anche una reazione alla situazione economica e politica: «Abbiamo aperto ad Amsterdam dopo Brexit, perché potrebbe comportare un grosso danno sia per i dazi alle importazioni sia per l’allungamento dei tempi alla dogana: considerati i giorni di scadenza dei nostri prodotti, uno o due giorni potrebbero essere un guaio».

Bianca La Bufala

Produrre
Della situazione potrebbe invece approfittarne, in quanto azienda britannica, La Latteria, aper­ta nel 2016 da Simona di Vietri, che dopo una carriera in finanza si è stabilita a Londra con il marito e due figli. Prendendo spunto dal cugino Enrico Carretta, che dalla Basilicata aveva aper­to un caseificio di successo a Milano, decise di fare lo stesso ma all’estero. Invitò il cugino nella sua casa a Londra, passò un giorno con lui a fare mozzarelle e poi organizzò una festa con gli ami­ci: se ne andarono entusiasti e lei capì che si po­teva fare. Volendo supervisionare la qualità del latte, si mise a cercare i fornitori giusti: ottenerne la fiducia è stata la cosa più difficile. «Gli allevatori non hanno un sistema di distribuzione e hanno contratti rigidi con gli acquirenti, spesso grosse catene di supermercati, che arrivano con i loro camion, ritirano il latte e se ne vanno, impo­nendo i prezzi. Gli allevatori non hanno latte in più e sono legati da penalty gigantesche. Quando andavo a parlarci mi guardavano diffidenti, di­cevano che sarei dovuta andare io a prendermi il latte e pensavano che non l’avrei fatto. Noi ci siamo comprati due furgoni refrigerati e ora ci riforniamo da tre produttori nel Surrey e nel Kent per circa 12mila litri di latte a settimana».

Anche La Latteria lavora soltanto su ordini fatti online: «Arrivano entro il primo pomerig­gio, la produzione, fatta da due casari italiani con 15 anni di esperienza, avviene entro sera e di mattina c’è la consegna, in magazzino non teniamo niente». I clienti sono soprattutto ristoranti, come l’InterContinental di Theo Randall a Mayfair, e il catering; dei 21 prodotti – nodini fior di latte, scamorzine affumicate, ricotta e primo sale – «il più venduto è la burrata». Di Vietri assicura che «la differenza con la mozzarella italiana c’è ma non in peggio: la qualità del latte inglese è fantastica, qui gli animali passano più tempo all’aria aperta e mangiano più foraggio; il latte inglese è più cremoso e ha un gusto più intenso». Il futuro non è una grossa preoccupazione, Brexit potrebbe aumentare il costo del confezionamento, importato, ma anche «danneggiare gli avversari, che importano tutto». È anche vero che «molte aziende, banche e multinazionali stanno lasciando Londra», portando con sé molte delle persone che si siedono agli eleganti ristoranti che rifornisce.

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