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La Svezia ha fatto uno spot per invitare tutti gli introversi del mondo a fare le vacanze in Svezia, promettendo che lì nessuno li disturberà mai per nessuna ragione Tanto che l'Agenzia Nazionale del Turismo svedese ha fatto uno spot rivolto esclusivamente a loro.
L’associazione delle biblioteche americane ha stilato una lista dei libri più censurati di questo millennio e dentro ci sono dei titoli piuttosto sorprendenti Accanto alle prevedibili Harper Lee e Maya Angelou ci sono anche graphic novel, libri per bambini, Sarah J. Maas e Gossip Girl.
Il sindaco di Saint-Denis Bally Bagayoko è sceso in piazza con gli studenti francesi e li ha protetti dalle cariche della polizia Ma non è un caso isolato, il suo: vista la violenta repressione, sono tanti gli adulti che stanno proteggendo, con il loro corpo, i manifestanti.
Una ricerca internazionale ha dimostrato che c’è un sensibile aumento dei tumori in età giovanile In questo aumento c'entrano obesità, alimentazione scorretta, poca attività fisica, alcol, fumo e inquinamento, ma anche l'aumento di prevenzione ed esami specialistici.
C’è una base della RAF in Inghilterra che potrebbe come non potrebbe essere sotto attacco dell’Iran Dalla scorsa settimana stanno succedendo strani fatti attorno alla base di Fairford. Adesso, ad aggiungere stranezza a stranezza, c'è anche un'insolita decisione degli Usa.
A vent’anni dall’uscita ci sarà una nuova edizione di King Kong Theory, il manifesto del femminismo brutto, sporco e cattivo di Virginie Despentes Lo riporta in Italia Fandango, esattamente venti anni dopo la scandalosissima uscita in Francia.
Persino i petrolieri ammettono apertamente che con le scorte di petrolio siamo messi malissimo Lo ha detto Amin Nasser, Ceo di Aramco. Che ha definito le attuali scorte «spaventosamente scarse».
Una ricerca ha dimostrato che più alberi vengono abbattuti e meno colorate diventano le ali delle farfalle Lo studio ha analizzato un pezzo della foresta Amazzonica, provando che quando gli alberi vengono tagliati spariscono per prime le farfalle più colorate e restano quelle marroni.

Tutti gli orfani di Bill Cosby

Si apre un nuovo processo per molestie sessuali: il crollo definitivo di un attore che è stato quasi uno di famiglia anche per molti europei.

03 Aprile 2018

Bill Cosby è cambiato dai tempi in cui lo vedevo tutti i giorni sulla Tv a tubo catodico dei miei genitori: ora ha la barba poco curata, i capelli bianchi rasati e qualche macchia sulla pelle, un occhio vitreo e l’altro semichiuso, il passo incerto, un broncio schifato perennemente appeso su quel volto che negli anni Ottanta sprizzava intelligenza e ironia diabolica. Nella maggior parte dei suoi coetanei questi mutamenti sarebbero interpretati come semplici segni dello scorrere del tempo – Cosby lo scorso 12 Luglio ha compiuto 80 anni – ma, secondo l’adagio lombrosiano, la fisionomia delle persone riflette le loro tendenze morali e i comportamenti che ne conseguono, così guardando la smorfia sul volto di Bill Cosby la maggior parte della gente vede un uomo consumato dai suoi peccati.

Il 2 aprile è cominciata la selezione della giuria per un processo in cui Cosby è accusato di aver drogato e molestato sessualmente nel 2004 Andrea Costand, che allora era direttrice della squadra di basket femminile di Temple University. Il caso, portato in tribunale da Costand nel 2005, era stato inizialmente chiuso con un patteggiamento economico, ma è tornato alla ribalta nel corso degli anni, dopo che più di cinquanta donne, i cui casi sono ormai caduti in prescrizione, hanno rivelato di aver ricevuto lo stesso trattamento da Cosby nel corso di cinque decadi. Lui stesso, in una deposizione del 2005, ha ammesso di aver somministrato alcolici e il farmaco Quaaludes ad alcune di loro con l’intento di avere un rapporto sessuale, ma sostiene di averlo fatto con il loro consenso.

Per alcuni – come Kanye West, che l’ha urlato su Twitter nel Febbraio 2016 – Cosby è innocente. Come il caso di OJ Simpson – tornato all’onore delle cronache grazie a una recente serie di Netflix – anche quello di Cosby, l’attore nero più rappresentativo della storia della televisione americana, alimenta tensioni razziali mai sopite, che a partire dal 2013, con il movimento Black Lives Matter, hanno rinnovato il dibattito sulla disparità di trattamento che bianchi e neri ricevono dal sistema giudiziario degli Stati Uniti. C’è poi chi, come la moglie di Cosby, pensa che le accusatrici siano solo alla ricerca di fama e denaro facile. Una prima seduta del processo che ha avuto luogo lo scorso luglio è stata annullata a causa di una giuria sospesa.

Quale che sarà il verdetto finale, però, la figura pubblica di Cosby è compromessa. In un sondaggio del broadcaster statunitense MSNBC, il 60% dei partecipanti ha dichiarato che la sua opinione della star di The Cosby Show – il titolo della sitcom, tradotto in I Robinson in Italia – è cambiata per sempre. Negli ultimi due anni, sia Netflix che NBC hanno cancellato dalla programmazione gli show che lo avrebbero visto come autore e protagonista. L’università del Missouri ha ritirato la laurea ad honorem che gli aveva conferito nel 1999. Ben’s Chili Bowl, un ristorante a Washington DC che Cosby aveva contribuito a rendere famoso, ha cancellato la sua immagine dal murale che lo vedeva ritratto insieme a Barack Obama, Mohammed Ali, Prince e altri idoli della comunità afroamericana. Cosby si è rivelato essere alla peggio un mostro, alla meglio un lussurioso, un traditore, un profittatore. Nella morale puritana americana – così solerte nel distinguere i buoni dai cattivi, così ansiosa di distribuire punizioni esemplari ai secondi – la sua identità precedente è virtualmente rimossa, per consegnarlo a un limbo di vergogna che lo accompagnerà fino alla morte. Bill Cosby non è e non sarà mai più il Papà d’America.

Ma cosa ne sarà di lui per noi europei? Per chi, come il sottoscritto, è cresciuto in Italia negli anni Ottanta, Cosby dell’America è stato lo zio più che il padre. E come ogni zio d’America che si rispetti, ha incarnato lo stile di vita e i valori fondanti di quell’impero culturale a cui tutti noi, bambini delle province, ci rivolgevamo con un misto di ammirazione, immaginazione e senso d’inadeguatezza, in una sorta di apoteosi del Piano Marshall portata a compimento dalle reti di Berlusconi.

Cliff (Bill Cosby) che scopre l’orecchino di Theo, Cliff che tenta di sedurre Clair (Phylicia Rashad) con una cena messicana, Cliff che ospita un pigiama party per le amiche di Rudy (Keshia Knight Pulliam): nella brownstone dei Robinson non c’era solo intrattenimento, ma un mondo migliore, fatto di successo, opportunità, progresso, benessere. Niente a che vedere con il grigio condominio di provincia in cui crescevo, fra giornate fotocopia che mi sembravano destinate inevitabilmente a un finale insipido. Un mondo, soprattutto, in cui i neri erano come i bianchi. I Robinson erano uno spot per l’America del successo e della multirazzialità, e Bill Cosby ne era il testimonial.

Non attraversavano l’Atlantico per raggiungere i nostri divani le critiche che già allora negli Stati Uniti venivano indirizzate allo show, di cui Cosby era il demiurgo oltre che la star. A partire da Eddie Murphy, nel corso degli anni intellettuali e celebrity della classe nera hanno accusato Cosby di predicare dentro e fuori dal set un modello di rispettabilità che per molti neri era semplicemente irraggiungibile, come già notato da Laura Antonella Carli in un eccellente articolo sui trent’anni della serie. Cliff e Clair erano un ginecologo e un’avvocatessa, proprietari di una casa a Brooklyn, una condizione sociale decisamente non rappresentativa della famiglia afroamericana media negli Stati Uniti degli anni Ottanta. L’idillio perbenista – riproposto qualche anno dopo dalla famiglia Banks de Il Principe di Bel Air – rischiava di spostare l’attenzione da problemi reali come la povertà e il razzismo.

Il moralismo al burro di noccioline di Cosby (a partire da questa scena in cui Cliff consiglia a Theo di offrire qualcosa di ‘poco alcolico’ a due amiche con cui sta per uscire) sembra ancora più assurdo oggi che abbiamo scoperto che tra un episodio e l’altro Cosby drogava le donne da cui era attratto per avere rapporti sessuali con loro. Non solo, mina anche le basi del mito americano così come coltivato dagli europei della mia generazione. Senza murales da cancellare o lauree da revocare, a noi nipoti di Cosby non è concessa alcuna via di fuga, ma solo il dubbio atroce di esserci fatti fregare, lavare il cervello. Lo zio simpatico in realtà era un mostro.

Forse non è un caso che la notizia che Cosby sarebbe stato processato per molestie sia arrivata nel maggio 2016, quando Donald Trump diventava di fatto il candidato repubblicano per le elezioni presidenziali, che poi avrebbe vinto. Anche Trump è diventato una celebrity negli anni Ottanta attraverso la televisione, interpretando se stesso – un miliardario senza scrupoli, un cattivo interessato solo ai soldi – in apparizioni cameo per Il Principe di Bel Air, Mamma Ho Perso l’Aereo e altre decine di sitcom, programmi e film, compreso WrestleMania, un altro dei programmi che guardavo inebetito sul divano con la disapprovazione dei miei genitori. Con Cosby alla sbarra e Trump presidente inverosimile dei suprematisti bianchi, l’immaginario televisivo della mia infanzia sembra instradato verso un finale triste e senza redenzione, dove il cattivo trionfa e il buono si rivela cattivo pure lui. Forse è semplicemente arrivato il momento di risvegliarsi dal sogno americano e ammettere che quella brownstone che lo rappresentava aveva i topi sotto, come molte case di Brooklyn.

Foto Getty
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