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17:23 lunedì 24 agosto 2026
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen Joy of Joys, questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.

AP e Reuters spiegano ai loro giornalisti come twittare

16 Novembre 2011

Dopo la guerra che ha visto scontrarsi blog e giornali tradizionali, ecco quella tra Twitter e agenzie di stampa. Il successo sempre maggiore del sito di microblogging infatti sta minando il business delle news agency, alle prese con un nemico simile, che ai “lanci d’agenzia” sostituisce i tweet da 140 caratteri o meno, e che pare muoversi con maggiore velocità. In parole povere: i tweet stanno rifilando notevoli “buchi” alle agenzie.

Non stiamo parlando solo di citizen journalism: questi “buchi” non sono opera di persone comuni che grazie alle nuove tecnologie riescono ad arrivare sulle news prima dei giornalisti, pur non essendolo. No, sono gli stessi giornalistici delle agenzie a rifilarli. Un fenomeno sempre più preoccupante che ha raggiunto punte sensibili nella giornata di ieri, nelle ore in cui è avvenuto lo sgombero di Zuccotti Park e della folla di Occupy Wall Street, voluto dal sindaco di New York Bloomberg.

Il fatto: alcuni dipendenti dell’Associated Press (AP) hanno seguito il corso con duplice veste: quella di giornalista-reporter e quella di tweeter, finendo per dare molte breaking news in anteprima sul social network, snobbando il proprio datore di lavoro. Il punto è che una volta su Twitter la notizia è divenuta di dominio pubblico e ha perso il marchio “AP” che avrebbe avuto se i reporter avessero agito pensando prima all’agenzia e poi ai loro follower.

Ciò ha spinto l’Associated Press a ricordare ai suoi dipendenti il proprio dovere e la gerarchia di pubblicazione a cui si devono attenere, e lo ha fatto tramite una e-mail aziendale che ha ricordato le linee-guida dell’agenzia, tra cui: «Non anticipare una notizia che non è stata ancora pubblicata dall’agenzia, qualunque sia il suo formato». Il manuale dell’agenzia, segnala il Daily Intel, è stato anche aggiornato con una precisazione al passo con i tempi: «I retweet, come i tweet, non devono essere scritti in modo da sembrare che stiate esprimendo la vostra opinione sui fatti del giorno».

L’obiettivo di AP (ma anche di Reuters) sembrerebbe quindi di arginare l’utilizzo di Twitter concesso ai suoi giornalisti per evitare che sempre più persone seguano gli eventi della giornata gratuitamente e facilmente, cliccando follow sui giornalisti e reporter che preferiscono, bypassando così le agenzie.

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