Hype ↓
08:48 venerdì 7 agosto 2026
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.

Animal Collective, una storia

A Milano, al concerto di apertura di C2C, le icone dell'indie alternative degli anni Zero. Un ritratto di gruppo.

07 Aprile 2016

Se negli ultimi giorni dello scorso novembre vi foste trovati di passaggio al Baltimore-Washington International Airport, sareste stati tra i fortunati ad aver ascoltato in anteprima mondiale “FloriDada”, primo estratto dall’ultimo album degli Animal Collective, che giovedì 7 aprile si esibiranno ai Magazzini Generali di Milano nell’ambito del festival Club To Club. La notizia ha fato il giro dei siti di informazione musicale, per rimbalzare via Instagram ed essere poi confermata da Avey Tare, al secolo David Portner, membro fondatore del collettivo che proprio da Baltimora, vent’anni fa, ha cominciato la sua carriera discografica.

Painting With, uscito lo scorso febbraio, è il decimo album di una delle meno inquadrabili band rock degli ultimi anni. È già sbagliato chiamarli band, per dire. Sono un collettivo, che ha scelto l’appellativo di “Animal” per ragioni tutto sommato divertenti («Perché Animal? Perché è l’unica parola ad avere una remota connessione con quello che era il nostro suono e poi, certo, perché amiamo i nostri amici animali»). La loro formazione è variabile, si va dai due membri ( Noah “Panda Bear” Lennox e Avey Tare) dell’esordio di Spirit They’re Gone, Spirit They’ve Vanished, ai tre (con l’aggiunta di Brian “Geologist” Weitz, l’unico che non ha mai cantato) dell’ultimo album e del loro disco di maggior successo Merriweather Post Pavillon, passando per una serie di fortunate release, Sung Tongs, a formazione completa e comprendente Josh “Deakin” Dibb, che non ha potuto prendere parte alla produzione di Painting With perché impegnato dal suo esordio da solista che ha visto la luce proprio in questi giorni, dopo una campagna Kickstarter conclusasi sette anni fa.

animal_collective

Si è sempre fatto un gran parlare degli Animal Collective, di quel gruppo di amici che  del liceo che non litigano per forza come tante rock band, che ha saputo reggere l’urto di diventare grandi (umanamente prima che artisticamente) seppur non del tutto, conservando quel briciolo, o forse qualcosa in più, di strafottenza hippie. In una recensione di qualche mese fa sul Guardian, Alexis Petridis manifesta il dilemma: sono i tipi che si ostinano a credere che i ’60 non siano mai finiti, o dei pionieri del suono capaci di ricreare una pastorale psichedelica del Ventunesimo secolo? La sua soluzione è «so and so», una cosa non deve rigettare per forza l’altra anche se poi dalle loro interviste la prima teoria sembra essere sconfessata. Una volta hanno detto «sappiamo che far musica psichedelica (per quanto non abbiamo ancora capito cosa voglia dire) ci espone al rischio di essere considerati “trippy”, ma non vogliamo che la nostra diventi il tipo di musica che ti ascolti quando sei fatto di acidi». Uno stile musicale inoltre, che seppur difficilmente classificabile, ha preso a essere molto riconoscibile. Panda Bear una volta disse che il loro suono non doveva essere per forza di tutti, ma doveva essere loro. Un suono polarizzante quindi che avrebbe trasmesso la cifra di cosa fossero gli Animal Collective.

A dire il vero le cose un po’ cambiano in Painting With, le tracce mutano, diventando più brevi, più Ramones, un «concentrato di energia canalizzata in una maniera ben precisa», un album più immediato, più spontaneo. Fa almeno sorridere che invece questo sia l’unico album che hanno realizzato, o almeno concepito, a distanza, ora che Panda Bear vive a Lisbona, Tare a Los Angels, Geologist a Washington e Deakin a Baltimora. Poi certo, si sono incontrati e la realizzazione è durata molto poco, dopo essere stata molto chiacchierata. Hanno raccontato a Pitchfork di aver «parlato con gli uomini delle caverne prima di entrare in studio» e, una volta lì, hanno richiesto una piccola piscinetta gonfiabile e proiettato continui visual dei dinosauri, oltre che passato diverso tempo a discutere di quale fosse il migliore, tra i dinosauri. Il disco che ne è venuto fuori è il più “pop” che abbiano mai realizzato, quello in cui, più di tutti gli altri, si avverte l’influenza dei Beatles di «tutta la carriera, non c’è un momento specifico».

La formazione fluida, i loro massicci spostamenti, le carriere da solisti intraprese ancora prima che fossero effettivamente realtà sono alcuni dei principali snodi attorno a cui la gira la loro storia. Nel 2010 si presentarono al Sundace Film Festival  con ODDSAC, un girato di circa 50 minuti diretto da Danny Perez che avrebbe dovuto rappresentare «quello che la gente immaginerebbe chiudendo gli occhi e ascoltando la musica degli AC». Le reazioni furono meno entusiaste forse di quello che il gruppo si sarebbe aspettate. In un sub-reddit interamente dedicato agli AC, lo scorso anno si leggeva ancora di gente spaventata dalla stranezza del girato. Che tuttavia ben si identifica (anche in quanto “visual album”) con l’idea totalizzante di arte che i AC hanno cercato di sviluppare in tutta la loro carriera.

domino_PandaBear

La visualizzazione della propria musica è sempre stata una loro prerogativa. La sorella di Avey Tare, Abby Portner è stata per tantissimi anni la mente dietro artwork, visual on stage e campagne promozionali del collettivo. In alcuni suoi schizzi si ritrovano esattamente i concept dietro le cover di Centipede Hz, il disco tribale degli AC. Si sono serviti invece del lavoro di illusione ottica motoria dello psicologo Akiyoshi Kitaoka per realizzare l’iconica cover di Merriwheter (rifinita poi da  Robert Carmichael). L’ultimo esempio sta nelle tre cover che hanno accompagnato Painting With, e nell’innovativo lancio del secondo singolo del disco  “Lying in the Grass”, che si poteva ascoltare solo utilizzando la loro app che permetteva di disegnare cose completamente a caso su una tela a schermo dell’iPhone.

Quelle installazioni le ritroviamo anche nei loro ultimi live (qui quello a Portsmouth di febbraio), che sono poi la dimensione dove meglio funzionano, ora che vanno in tour in tre, anche se al nuovo album ha contribuito anche Colin Stetson, polistrumentista che ha collaborato un po’ con tutto il mondo del rock. L’immaginario di una esibizione degli AC di oggi si discosta da quello di ODDSAC, si veste di una psichedelia meno inquietante. Come se il tempo si fosse fermato per quei quattro ragazzi che avevano cominciato a far musica nella cameretta di Josh Dibb a Baltimora, in quella Baltimora bianca e medio-borghese che così poco ci ricorda quella cattiva di The Wire. Si trovano cresciuti, dopo aver messo su famiglia, e sono diventati storia del rock sperimentale di questa generazione. C’è però ancora tempo e spazio per guardare tutti insieme un film in streaming sul portatile di qualcuno, discutere di dinosauri e mettere i piedi a mollo in una piscina di plastica gonfiabile.

Programma Club To Club di Giovedì 7 aprile, Magazzini Generali (Milano)
21.30 GFOTY
22.30 ANIMAL COLLECTIVE
00.00 MIKAEL SEIFU
01.00 DJ MARFOX
02.00 DJ NIGGA FOX
03.00 LOTIC
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