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Il mandato di arresto contro Sinwar e Netanyahu è merito anche di Amal Clooney

La decisione di emettere dei mandati di arresto per i leader di Hamas Yahya Sinwar, Ismail Haniyeh e Mohammed Deif e per il Primo ministro e il ministro della Difesa israeliani Benjamin Netanyahu è stata presa dalla Corte internazionale di giustizia dopo che un comitato di esperti ha analizzato tutte le prove raccolte e le accuse formulate dalla Corte. Una commissione di esperti dei quali faceva parte anche Amal Clooney, forse la più nota avvocata specializzata in diritti umani del mondo. A raccontarlo è stata la stessa Clooney in un comunicato stampa diffuso lunedì 20 maggio, dopo che la Corte internazionale di giustizia aveva reso ufficiali e pubbliche le sue decisioni. Nel comunicato, Clooney ha spiegato di aver accettato di unirsi a questa commissione perché ritiene che non ci sia niente di più importante, per una persona che fa il suo mestiere, che proteggere le vite dei civili che vivono in zone di guerra. È quello che ha sempre fatto nella sua vita: in passato ha rappresentato nelle aule di giustizia di tutto il mondo le vittime dei crimini commessi durante le guerre in Armenia, Darfur, Iraq, Myanmar e Siria.

Assieme a Clooney nella commissione c’erano altre sette persone che hanno lavorato al caso da gennaio. Si tratta ovviamente di esperti e professionisti del diritto internazionale ai quali è stata fatta una richiesta in particolare: valutare la correttezza dei mandati d’arresto spiccati nei confronti dei leader di Hamas e di quelli del governo israeliano. Soprattutto, alla commissione è stato chiesto di accertarsi del fatto che i crimini commessi da una parte e dall’altra in Palestina (non dal 7 ottobre a oggi ma dal giugno 2014 in poi) in poi fossero di competenza della Corte internazionale di giustizia. In questa competenza rientrano il genocidio, i crimini di guerra e quelli contro l’umanità. In un editoriale pubblicato sul Financial Times e firmato da tutti i membri della commissione, si legge che i tre leader di Hamas sono accusati di aver commesso crimini quali presa di ostaggi, omicidio e violenze sessuali. Netanyahu e Gallant, invece, dovrebbero rispondere di accuse, tra le altre, di aver provocato una carestia e averla usata come arma di guerra, omicidio, persecuzione e sterminio. Il mandato di arresto adesso dovrà essere convalidato da una commissione di giudici della Corte.

Amal Clooney, nella sua pubblica dichiarazione, ha detto che «la legislazione che protegge i civili in zone di guerra risale a più di cento anni fa e si applica in tutti i Paesi del mondo a prescindere dalle ragioni scatenanti di un conflitto. In quanto avvocata specializzata in diritti umani, non accetterò mai il fatto che la vita di un bambino possa valere meno di quella di un altro bambino. Non accetto che ci sia nessun conflitto al di sopra della legge, e nessun colpevole al di sopra della legge. Spero che la giustizia prevalga in una zona del mondo che ha già sofferto abbastanza». Nelle scorse settimane Clooney, libanese, era stata molto criticata da coloro che cambiano il mondo con un post alla volta per non essersi mai pronunciata pubblicamente su quanto sta succedendo nella Striscia di Gaza. Probabilmente, Amal Clooney era troppo impegnata a fare tutto ciò che è in suo potere per fermare il massacro: rispondere alle accuse e insinuazioni di internet non rientrava tra le sue priorità.