Attualità | Coronavirus

La triste bellezza dell’Italia dopo il Coronavirus

Poco traffico, aria buona, strade pulite, servizio accurato nei ristoranti e negli alberghi: l'inedita sensazione di viaggiare nel nostro Paese.

di Germano D'Acquisto

Turisti in bicicletta il 31 luglio 2020 a Roma (foto di Diana Bagnoli/Getty Images)

Spesso, forse per addolcire la pillola, si dice che a ogni evento negativo ne corrisponde sempre uno positivo. È un adagio firmato dal club degli inguaribili ottimisti che coinvolge ogni tipo di jattura. Dalla crisi economica, che pare abbia risvegliato le coscienze contro il consumismo selvaggio, allo tsunami giapponese, che ha permesso di ricostruire strade e palazzi in modo ancor più sicuro; dal crollo del Ponte Morandi, che ha condotto alla realizzazione di un ponte più robusto e in tempi rapidissimi, fino al nono scudetto consecutivo della Juve, che verosimilmente porterà gli avversari a rafforzare una volta per tutte le proprie squadre. Anche il Covid non è sfuggito a questa regola, forse un po’ forzata ma, si sa, in tempi come questi, ci si attacca a tutto.

A parte la consistente diminuzione di smog nell’ossigeno che ogni giorno respiriamo (per l’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche, durante la quarantena il livello di emissioni di biossido di azoto dovute ai trasporti ha segnato una battuta d’arresto clamorosa), avete provato a viaggiare dopo la riapertura? Avete per caso passeggiato per le vie del centro dopo il pesantissimo lockdown primaverile? E, se appartenete alla categoria dei più fortunati, siete già stati in un albergo o un ristorante? Se la risposta è sì, avrete senz’altro notato che nel 99% dei casi si è trattato di un’esperienza sorprendente. Poco traffico, strade pulite, zero ressa, aria buona. Mentre nei vari negozi o ristoranti o alberghi, il servizio non è mai stato tanto accurato come ora. E ciò vale anche per i musei e le gallerie d’arte, per i mezzi di trasporto privati e per quelli pubblici.

Se da un lato la paura del virus e le previsioni terrificanti legate all’andamento del nostro PIL hanno portato a una radicale diminuzione di presenze, dall’altro hanno spinto gli esercenti a concentrarsi su quei pochi privilegiati (o coraggiosi) che hanno potuto permettersi di continuare a frequentare locali, centri commerciali e boutique, offrendo loro un servizio sempre più attento. Ancor migliore di quando il Virus letale non esisteva o era solo il titolo di un film catastrofista con Dustin Hoffman e Morgan Freeman.

Recita uno dei luoghi comuni più gettonati, che il mese migliore per godersi una spiaggia o una città d’arte è quasi sempre giugno o settembre, dove la calca è lontana, il mare più pulito e l’offerta migliore. Ecco, muoversi in queste settimane è un po’ come farlo in quel periodo: la stagione estiva che stiamo vivendo è una sorta di giugno dilatato tre mesi. Molti esercenti, terrorizzati dal non poter arrivare a fine mese, hanno deciso di puntare tutto sulla qualità. Hanno attivato servizi di web check-in e check-out in modalità “contactless”, altri occasioni vantaggiose. È proprio di qualche settimana fa la notizia di camere offerte da alcuni hotel di Rimini a prezzi stracciati. Strutture a tre o addirittura quattro stelle che offrivano una notte anche a meno di 20 euro a testa, colazione compresa. «Non ho dubbi. Il miglior periodo per viaggiare è questo: mai trovata una qualità del servizio così alta….», diceva giorni fa un attempato turista davanti a un hotel del centro di Milano. E in effetti a ben guardare è proprio così: la paura verso il futuro, i bilanci in profondo rosso hanno portato a un innalzamento della qualità dell’offerta.

Qualità che coinvolge non solo alberghi, bar e ristoranti, ma anche le città nel loro insieme. Avete presente Roma, Firenze o Venezia in agosto? Bene, dimenticatevene. La crisi che sta mettendo in ginocchio il Paese ha svuotato i centri storici dalle orde dei turisti, rendendoli oggettivamente più vivibili e puliti. I mezzi pubblici non sono congestionati e il traffico diminuito. Una cartina di tornasole sono ancora una volta i ristoranti: gli staff delle taverne di Trastevere o delle pizzerie del Vomero, solitamente abituati a gestire gli avventori come dentro una batteria di polli, offrono oggi un’attenzione inedita, con proposte create ad hoc per conquistare cuore (e palato).

Anche la qualità dell’offerta dei resort di lusso, già alta e già riservata a pochi eletti, si è rivelata ancora più elevata. Un esempio per tutti? Il ristorante stellato Mistral, guidato dallo chef Ettore Bocchia, guru della cucina molecolare, che in questa stagione (e solo in questa) offre un menù speciale per un massimo di dieci coperti. Per un locale, soggetto a liste d’attesa infinite, è un’occasione unica. Pare vi siano state sere in cui i coperti prenotati erano solo due: praticamente è come se Bocchia avesse cucinato solo per voi. Un privilegio per pochissimi: chi se lo può permettere, prenda nota. Lo stesso Grand Hotel Villa Serbelloni di Bellagio, gioiello 5 stelle lusso, incastonato fra i due rami del Lago di Como, in cui si trova il Mistral, ha visto operare per molte giornate di giugno e luglio un’ottantina di membri dello staff a fronte di una trentina di ospiti. Quasi tre addetti ogni cliente. «Lo abbiamo fatto per una questione di prestigio…», dicono.

E ancora. I tassisti, categoria da sempre un po’ lunatica, assuefatti allo zero assoluto di presenze della quarantena, oggi sono si mostrano cordiali, sorridenti e addirittura permettono a tutti i clienti di poter pagare con la carta di credito! Anche i treni in queste ultime settimane sono stati meno affollati e hanno offerto ai passeggeri una delle chimere dei viaggi a media e lunga percorrenza: e cioè la possibilità a tutti di allungare le gambe e non avere nessuno accanto, non foss’altr per le regole legate al distanziamento sociale (decadute proprio in queste ultime ore).

Vantaggi anche per chi ama l’arte. La sontuosa mostra di Raffaello alle Scuderie del Quirinale, a Roma, è imperdibile. Ma in un periodo normale sarebbe stata presa d’assalto dai turisti elettrizzati dal nome del grande artista di Urbino. Le regole anti Covid, che a pochi passi dalla residenza del Presidente della Repubblica sono rigidissime, hanno imposto visite a tempo per le varie sale ma gruppi limitati di visitatori. Meno gente = meno caos. Per non parlare della Cappella Sistina ai Musei Vaticani, che in questo periodo è possibile visitare senza fare file chilometriche (un po’ un evergreen sotto il Cupolone), perdendosi fra le meraviglie del Giudizio universale e della Nascita di Adamo.

Per il turismo, il 2020 sarà ricordato come l’annus horribilis: quest’anno un terzo degli italiani non andrà in vacanza per paura del virus e un altro terzo perché non se lo potrà permettere. Mai si era sperimentato un simile crollo, nemmeno dopo l’11 settembre. Nemmeno dopo la crisi finanziaria del 2009. Secondo l’Organizzazione mondiale del turismo (Unwto) il Covid-19 ha provocato perdite pari a 320 miliardi di dollari in tutto il pianeta. Mentre le prospettive più buie paventano perdite di posti di lavoro intorno alle 100 milioni di unità.

Eppure da questo dramma, si può anche trarre una lezione. Parlando della fragile Venezia, mai stata così bella come in questi mesi, Sergio Pascolo, urbanista, allievo di Vittorio Gregotti, ha parlato sia di occasione imperdibile per ripensare il futuro che di “rinascimento sostenibile”. Tali tesi, che privilegiano la qualità dei servizi, una migliore distribuzione dei flussi turistici e una strategia integrata per mitigare gli effetti dell’overtourism, possono essere tranquillamente estese a tutta la nostra Penisola. La qualità dei servizi offerti in questi ultimi mesi, barcamenandosi fra bilanci in profondo rosso e voglia di tornare a vivere, lo conferma. Solo così ci si rialzerà, quando tutto questo sarà finito. Solo in questo modo si rivedrà la luce.

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