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Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.
La crisi climatica sta causando un nuovo tipo di gentrificazione e stavolta la vittima non sarà la città ma la provincia Lo dimostra una ricerca della Universitat Autònoma de Barcelona: aree con più verde, meno popolate e lontane dal centro stanno diventando le più appetibili. E costose.
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.

Regista, sceneggiatore, piccolo genio, 25enne

Chi è Xavier Dolan? Non lo conoscevamo nemmeno noi anche se pochi fortunati ne parlavano benissimo da tempo. È un giovanissimo talento del cinema, autore di Mommy, uno dei film migliori dell'anno.

10 Dicembre 2014

Lo scorso giovedì è uscito nelle nostre sale quello che, per chi scrive, è molto probabilmente il più bel film dell’anno. Si intitola Mommy ed è la quinta prova da regista di Xavier Dolan. Ho avuto la fortuna di vederlo in un’anteprima stampa milanese addirittura in lingua originale. Anzi, è stata proprio la scelta della lingua originale a convincermi a recarmi al cinema. “Addirittura. Bisogna addirittura convincerti ad andare a vedere i film in anteprima alle proiezioni stampa! Ma quanto sei antipatico?”. Lo so, hai ragione Piccola Vocina Interiore, ma c’è anche una spiegazione. Mommy dura 134 minuti, la proiezione era la sera tardi e il giorno dopo avevo un impegno lavorativo prima delle otto del mattino, un orario per me durissimo e poi… “Ma guarda che non gliene frega nulla a nessuno del fatto che alle otto del mattino solitamente dormi, eh?”. No, lo so, ho capito. Ma il problema principale è che ero un po’ spaventato dal film in questione. Vi spiego perché. All’incirca un anno fa mi capitò di leggere da qualche parte il nome di Xavier Dolan. Era una piccola recensione di qualche riga riferita al suo Laurence Anyways. Se non ricordo male era postata sulla propria pagina Facebook da uno di quelli di cui apprezzo i gusti cinematografici. Scopro dunque, quasi per caso, l’esistenza di questo incredibile personaggio.

Canadese, nato nel 1989 (e qui vi si dovrebbero spezzare i nervi) non solo è un regista ma anche sceneggiatore, attore, doppiatore e produttore. Sì, non ho sbagliato a scrivere: ha 25 anni e fa tutto lui. Scopro anche che Laurence Anyways è il suo quarto film e che in Francia non si parla praticamente d’altro che di lui. Spuntano lentamente altri adepti al culto di Xavier Dolan. Ogni tanto qualcuno riesce a vedere qualche sua pellicola in giro per i Festival e se ne innamora perdutamente. Comincio a preoccuparmi: dov’ero io quando gli altri scoprivano il genio? Come ho fatto ad essere così distratto? Chi scrive di cinema non può permettersi di perdersi un fenomeno del genere. Parte del nostro lavoro consiste proprio in quello: nello scoprire prima degli altri i nuovi talenti. E invece ero decisamente in ritardo. Decido a quel punto di prendermi il mio tempo: “Ormai è fatta, mi sono perso un treno. A questo punto voglio appoggiarmi alla scusa della filologia. Appena sarà possibile, mi vedrò tutti i film di Dolan in rigoroso ordine cronologico!”. Per questo motivo titubavo all’idea di partire con il suo quinto film. Però c’era la questione della lingua originale e anche una grande voglia di innamorarmi di un regista, di un film. Per cui, in barba alla mia voglia di ordine cronologico, sono andato a vedere Mommy. E ho fatto benissimo.

Alla sua età pensavo solo a colorarmi i capelli di viola. Dolan invece firma un film sconvolgente, soprattutto per la maturità del tema trattato e la decisione e la chiarezza con cui decide di metterlo in scena.

Da quel giorno fondamentalmente non penso ad altro. Mi sconvolge l’idea che questo sia un ragazzo di soli 25 anni. A quell’età – io ma spero anche molti di voi – pensavo quasi esclusivamente a colorarmi i capelli di viola o a comprare dei CD di discutibili gruppi metal. Lui invece firma un film sconvolgente, soprattutto per la maturità del tema trattato e la decisione e la chiarezza con cui decide di metterlo in scena. Certo, parliamo di un film sanguigno, fortissimo, emotivo. Un film da cui è facile farsi ingannare e parlare di piccoli errori dovuti alla giovane età, i classici “difetti che diventano pregi”. Niente di più sbagliato. Risulta chiaro che Dolan ha perfettamente in mente il modo con cui vuole raccontare il suo film. Sa come dirigere gli attori, come scrivere una sceneggiatura complessa e articolata ma con dialoghi fluidi e naturali, è capace di costruire un set, di dare un’aria al suo film, di usare il rallentì, la colonna sonora e pure di giocare con i formati della pellicola. E tutto questo – come se già non fosse sufficiente – lo fa con disinvoltura, come se fosse una cosa normale e non artificiale. Questo sempre grazie alla sua età, all’istinto naturale che ha verso il cinema. E perché a quell’età, su temi così universali, si ha (quasi) sempre ragione. Si ha uno sguardo “puro”, non contaminato o appesantito da sovrastrutture. C’è l’urgenza di dire quello che si vuole dire, ma messa a regola in una forma che sembra perfetta e ragionata. E che vi porterà quasi certamente alle lacrime (sempre che voi abbiate un cuore).

Forse è inutile stare qui a raccontarvi di cosa parla Mommy, che vi dica che c’è un presupposto da fantascienza distopica, che c’è un figlio, sua madre e una vicina di casa. Qualcosa forse già sapete se avete visto il (brutto) trailer o se ne avete letto in giro. Forse siete come me e non avete mai visto un film di Dolan. O forse ancora siete tra i primi che hanno scoperto il talento di questo regista e magari avete a casa tutti i suoi lavori in Blu-ray. Il consiglio che però mi sento di darvi è comunque uno e uno solo: andate a vederlo subito al cinema. Al momento ci sono pochi registi al mondo stimolanti, emozionanti come Dolan. Una nota finale: ringrazio ancora Antonio Aventino che ha organizzato la proiezione stampa del film in lingua originale. Doppiare un film del genere, annullando di fatto la forza della parlata da cafone candese (quale magnifica scoperta!), limando le sovrapposizioni naturali di dialogo che ci sono e che aumentano il senso di realtà e di vicinanza con i protagonisti, è – mi dispiace dirlo – un danno micidiale.
 

Immagine: Xavier Dolan all’ultimo Festival di Cannes (Vittorio Zunino Celotto / Getty Images)

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