Il 23 settembre Maricarmen Abascal è stata portata fuori in barella dalla sua casa di Madrid, sfrattata dal fondo di investimento che ne è proprietario. Ne è nata una protesta che ha costretto il governo Sanchez a intervenire.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando
Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Mercoledì 30 settembre, poco dopo le sei e mezza del mattino, i mezzi incaricati da Conad Centro Nord sono entrati nell’area di via Emilia Ospizio, a Reggio Emilia, mentre agenti in assetto antisommossa, Digos e Carabinieri tenevano lontani i manifestanti. All’alba al presidio c’erano una decina di persone, diventate una sessantina in mattinata. Entro sera il sottobosco era stato quasi del tutto raso al suolo, insieme a una parte consistente degli alberi. Alcuni membri dell’Assemblea Bosco Ospizio, il coordinamento di cittadini e associazioni ambientaliste che dal 2024 si oppone al progetto, sono entrati nel cantiere per rallentare le operazioni di abbattimento e sono stati portati fuori di peso. Due operai sono finiti in ospedale, punti dalle api di un nido che stava su uno degli alberi abbattuti. Le insegnanti della scuola materna confinante non erano state avvisate e hanno dovuto tenere in aula i 78 bambini.
L’area, circa quattro ettari e mezzo lungo la via Emilia, apparteneva a Rete, l’azienda pubblica reggiana per i servizi agli anziani, e ospitava la vecchia casa di riposo del quartiere. La casa di riposo ha chiuso nel 2005 ed è stata demolita poco dopo, per fare posto a un progetto residenziale che la crisi immobiliare ha fermato. Nel febbraio 2015 Conad ha acquistato il terreno e lo stesso anno ha fatto tagliare senza autorizzazione 93 alberi, un taglio poi sanzionato dal Corpo Forestale. Intanto frassini, querce, aceri, platani, tigli e olmi avevano occupato gli spazi dell’ex complesso, insieme ad arbusti e zone umide. Il programma di riqualificazione prevede non solo la costruzione del supermercato Conad ma anche quella di un edificio che ospiterà la Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. Il 13 febbraio 2026 il Comune ha rilasciato tre permessi di costruzione, per le urbanizzazioni, per l’edificio dei servizi e per il punto vendita. Il progetto riduce gli abbattimenti da 154 a 98 e prevede circa 1.350 nuovi alberi dentro e fuori il comparto. Il 21 luglio il Tar di Parma ha respinto la richiesta di sospensiva di Legambiente e di alcuni cittadini, scrivendo che nell’area «non risulta individuabile alcun bosco urbano».
La mobilitazione era partita nel 2024 con una petizione che ha superato le 42 mila firme. A gennaio 2025 l’Assemblea ha presentato un piano alternativo per collocare altrove i servizi pubblici. Il 25 febbraio nove cittadini hanno fermato lo sfalcio preliminare e sono stati denunciati per violenza privata, invasione aggravata e danneggiamento. Il presidio permanente è cominciato il 3 agosto 2026, quando i manifestanti hanno respinto le ruspe per due mattine di fila. Nello stesso mese l’Assemblea ha portato a Conad e al Comune una proposta più articolata: gestione condivisa dell’area con l’Università di Modena e Reggio Emila e le associazioni, oppure trasferimento dei diritti edificatori su un terreno già impermeabilizzato e dei servizi promessi nei padiglioni già esistenti dell’ex Ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia. Nell’incontro del 28 agosto Conad ha escluso di ridurre la parte da cementificare. Il presidio, in ogni caso, prosegue ed Extinction Rebellion ha lanciato un boicottaggio della catena. L’8 ottobre il giudice amministrativo discuterà la sospensione dei lavori chiesta dall’Assemblea. Resta una questione che va oltre Ospizio. La nuova sede della biblioteca, il polo sociale e la Casa della Salute arriveranno dentro un’operazione commerciale privata. I 1.100 metri quadrati di biblioteca e polo territoriale sono standard urbanistici che Conad deve cedere per poter costruire. Secondo il rogito consultato da Reggiosera, per altri 300 metri quadrati di servizi sociali il Comune pagherà un affitto di 45 mila euro l’anno, mentre il canone degli spazi della Casa della Salute che andranno all’Ausl deve ancora essere concordato.
Legare i nuovi spazi pubblici a un intervento privato è diventata per molte amministrazioni una delle poche strade percorribili, a fronte di una sempre minore disponibilità di fondi necessari per finanziare progetti di questo tipo, di vera riqualificazione urbana volta a migliorare la vita degli abitanti di quartieri trascurati. La storia di Bosco Ospizio, in sostanza, si può riassumere così: oggi, per avere una biblioteca, nella maggior parte dei casi bisogna prendere anche il supermercato.