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23:22 venerdì 31 luglio 2026
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.

Elogio di Peter Crouch

L'ultima doppietta sabato, contro lo Swansea. Breve profilo di un attaccante di razza, ma unico nel suo genere.

02 Ottobre 2012

A inizio carriera era per tutti un freak. Glielo urlavano, a ogni piè sospinto sul prato, i tifosi avversari. Deforme, bizzarro, anomalo. Due metri e zero uno che hanno rappresentato – e continuano a rappresentare – una tremenda arma sul campo da calcio, ma una zavorra fuori, anche solo sugli spalti. E anche i cori dei suoi supporters non mancano, mai, di sottolineare l’evidenza. Dall’Aston Villa (“He’s tall / hes’l lean / he’s a freaking goal machine”) al Liverpool (“He’s big / he’s red / his feet stick out of the bed”). Perfino i complimenti diventavano cliché, nascondevano un retrogusto amaro. Roba tipo “ha dei buoni piedi, NONOSTANTE quell’altezza”. “Fa dei bei goal, ANCHE SE è così sgraziato”.

Non si può chiedere grazia ed eleganza a un gigante. Non bisognerebbe nemmeno aspettarsela. E d’altronde nessuno ha mai detto che un calciatore debba essere un ballerino. Ed è vero che nei cliché c’è un fondo di verità. Impressiona sì, la levità con cui rovesciò duecento centimetri in sforbiciata contro Bolton o Galatasaray (non semplice rovesciata). Impressiona la coordinazione – busto in avanti, braccia larghe a mantenere l’equilibrio – con cui impattò di collo pieno uno spiovente per indirizzarlo, dopo trenta metri di volo, sotto il sette. Lo stesso goal che ha fatto Fabrizio Miccoli, per intenderci, Crouch l’aveva fatto sei mesi prima, contro il Manchester City. Stessa velocità di esecuzione, stessa precisione.

Fuori dall’Inghilterra, Crouchy ha cominciato a farsi conoscere con il trasferimento dal Southampton al Liverpool, nel luglio 2005. Troppo facili le critiche, gli sfottò ridanciani e livorosi, per uno spilungone ventiquattrenne che alla prima grande occasione passa 19 partite senza segnare. Più di ventiquattro ore di gioco. La fame si placa contro il Wigan a dicembre, con una doppietta. Saranno tredici le reti della stagione. Tredici su 43 partite, perché Peter Crouch, nato a Macclesfield e cresciuto (davvero) a Singapore, sfida le apparenze anche in questo: non è una punta “vecchia maniera”, uno che tre ne tocca e due ne segna. Sa giocare palla, fare assist, sa dribblare. A marzo 2006 arriva il primo goal in nazionale, alla quarta presenza. A breve distanza, il 30 maggio, si ripete contro l’Ungheria. Esulta, con quella danza che farà il giro del mondo. Nasce la robot dance di Peter Crouch. E si ripete, per tre volte, nella successiva amichevole contro la Giamaica, fallendo pure il rigore del poker.


29-09-2012 – Stoke City 2-0 Swansea City di f100000879525754

Il Liverpool l’ha scaricato dopo tre anni e tanti goal memorabili, lui è tornato al Portsmouth, al Tottenham, ora allo Stoke. In nazionale non lo chiamano più dal 2010, lui che ha una delle più alte ratio tra partite giocate e goal segnati nella storia dell’Inghilterra (42 / 22). Un po’ colpa di Capello, un po’ di Hodgson. L’ha detto il suo attuale allenatore Tony Pulis dopo l’ultima prestazione. «Roy [Hodgson] ha grande esperienza e l’ultima cosa che vorrei fare è dirgli chi deve convocare. Peter non può fare altro che giocare bene e segnare. Ma l’avete visto oggi [sabato]. Era immarcabile». Fosse arrivato sulla panchina dei Three Lions Redknapp, uno che Crouch l’ha allenato a più riprese, forse sarebbe stato diverso. E Peter ormai dice di non riporre nemmeno tante speranze in un suo futuro ritorno con l’Inghilterra.

Eppure il primo anno a Stoke-on-Trent l’ex Liverpool ha segnato 14 volte in 38 partite. Eppure quest’anno ne ha già realizzati cinque in sette presenza. Compresa la doppietta di sabato allo Swansea. Pensare che il suo nuovo compagno di attacco nei Potters è, come lui, uno dei più spietati killer nella storia della nazionale inglese. Uno che ha fatto 40 goal in 89 partite. Anche lui, non convocato dal 2008. Si chiama Michael Owen. Una lucidatura, un po’ di antiruggine; forse solo un’iniezione di fiducia, e la più forte macchina offensiva degli ultimi vent’anni di Inghilterra potrebbe scoprirsi, un po’ a sorpresa, lassù nello Stafforshire.

Per la cronaca: Owen e Crouch hanno fatto coppia 16 volte, in nazionale. Hanno segnato 16 volte.

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