È successo venerdì 2 ottobre, a Flushing Meadows. Sanders si era pure proposto per cantare un paio di canzoni, ma poi ci ha ripensato.
Una raver ha lanciato una petizione per vietare i pantaloni di Hello Kitty ai rave
«I rave non sono pigiama party. I pantaloni del pigiama servono per dormire», ha scritto Samantha Scott su Change.org, in una petizione che finora non ha riscosso grande successo.
C’è un famoso tiktok in cui si vede un ragazzo che balla a un rave indossando solo un pantalone rosa con sopra stampate centinaia di facce di Hello Kitty. «Nobody cares what you wear to the rave. Just go», si legge nella frase scritta in sovrimpressione. È vero, e d’altronde la cultura dei free party si è sempre fondata sui regola riassunta dall’acronimo PLUR: Peace, Love, Unity, Respect, cioè sull’inclusione, sulla libertà sessuale e sulla possibilità di esprimersi senza giudizi e pregiudizi.
Ma ogni regola ha la sua eccezione, e in questo caso l’eccezione ha un nome, un cognome e un profilo su Change.org. Samantha Scott si autodefinisce una raver, ma una raver diversa da tutte le altre, una raver che ci tiene moltissima a una libertà fondamentale su tutte: quella di giudicare gli altri per come si vestono. Ci tiene talmente tanto a questa libertà, Scott, che ha deciso di trasformarla in una crociata personale e pubblica: su Change.org ha pubblicato una petizione intitolata Ban Hello Kitty Pants In The Rave, con tanto di segnale di divieto apposto sull’adorabile musetto di Hello Kitty. Nel testo della petizione, Samantha scrive, con il tono prevedibilmente delizioso di chi passa il suo tempo a giudicare i pantaloni altrui: «I rave non sono pigiama party. I pantaloni del pigiama servono per dormire. Presentarsi con un pigiama non è libera espressione di sé, è pigrizia. Quei pantaloni dicono solo che ti sei vestito al buio».
Per ora, la battaglia di Scott contro i pigiamini felini si sta dimostrando un fallimento: la petizione ha raccolto appena 15 firme, sotto il contatore campeggia un mestissimo invito “raggiungiamo le 25 firme”, che pare un traguardo ampiamente al di là della portata. Noi la nostra risposta alla petizione di Scott la formuliamo così: segnaliamo l’esistenza degli Hello Kitty Rave, una serie di feste nate proprio per unire la musica elettronica alla micia di Sanrio, dove probabilmente nessuno vi dirà che vi siete vestiti al buio, neanche se vi presentate con un total look Hello Kitty.