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14:55 giovedì 4 giugno 2026
Per la prima volta al mondo, una cittadina in California ha votato per impedire totalmente e permanentemente la costruzione di data center È successo a Monterey Park, dove l'86 per cento dei cittadini ha votato per vietare per sempre la costruzione di data center.
A Oxford sta per aprire la prima libreria che vende esclusivamente romantasy Si chiama Bad Girl Books e l'ha aperta Starlin Marot, che prima di diventare libraia faceva la tiktoker. La booktoker, per la precisione. Di romantasy, ovviamente.
L’ultima moda tra i miliardari è comprarsi lo scheletro di un dinosauro Vengono battuti per milioni di dollari dalle più prestigiose case d'asta del mondo e acquistati da miliardari che si sono un po' stufati delle "normali" opere d'arte.
Sempre più giovani si dedicano al solomaxxing, cioè rimanere single perché per trovare un partner servono troppo tempo e troppi soldi Essere single non per scelta sentimentale o filosofica, ma perché le relazioni hanno un costo che il reddito medio non copre più.
Per festeggiare il centesimo compleanno il brand islandese 66°North si è inventato una delle campagne più riuscite degli ultimi anni Cento persone, nate ognuna in uno degli anni trascorsi dal 1926 a oggi, fotografate con addosso i loro vecchi capi 66°North, quelli a cui sono più affezionati.
Nelle praterie della Mongolia è stata costruita una galleria d’arte che sembra un’astronave precipitata sulla Terra Si chiama Praire Ark, l'ha disegnata lo studio architettonico cinese Büro Ziyu Zhuang ispirandosi alla saga di Alien di Ridley Scott.
Un tizio ha trovato per caso una demo unica di Is This It degli Strokes che la band aveva registrato e poi buttato È una prima versione dell'album, prodotta da Gil Norton, che Casablancas e compagni bocciarono e cestinarono. E che ora è miracolosamente riapparsa.
Secondo una ricerca scientifica gli uffici open space fanno male al cervello, fanno stancare di più e lavorare peggio A quanto pare ci voleva una ricerca per capire che rumore continuo, confusione incessante e assenza di spazio personale non fanno bene al cervello.

È uscito il World Press Freedom e l’Italia per la prima volta è in “zona arancione”

03 Maggio 2024

L’avevamo già capito dopo le polemiche legate al 25 aprile, ma adesso abbiamo la prova ufficiale. Il World Press Freedom Index 2024 di Reporters sans frontières, pubblicato oggi,  mostra che l’Italia è retrocessa di 5 posizioni rispetto all’indice del 2023, scivolando al 46esimo posto e diventando l’unico paese dell’Europa occidentale a entrare nella “zona arancione”, cioè quella ritenuta «problematica», nella quale si trovano già Ungheria e Polonia.

L’Indice mondiale della libertà di stampa comprende cinque colori: verde, giallo, arancione chiaro, arancione scuro, rosso. In verde ci sono i paesi «in una buona situazione»: al primo posto c’è la Norvegia, seguita da Danimarca, Svezia e Olanda. Il giallo, assegnato a gran parte dei paesi dell’Unione europea, corrisponde alle «situazioni soddisfacenti». In pratica, quindi, l’Europa è tutta gialla, con sprazzi di verde. Soltanto un Paese presenta un colore diverso, ed è l’Italia, colorata con l’arancione delle situazioni «problematiche».

La situazione politica italiana viene descritta così: «La maggior parte dei giornalisti italiani gode di un clima di libertà. Ma a volte cedono all’autocensura, sia per conformarsi alla linea editoriale della loro testata giornalistica, sia per evitare una causa per diffamazione o altre forme di azione legale. Ciò può essere aggravato per i giornalisti di cronaca nera e giudiziaria dalla “legge bavaglio” sostenuta dalla coalizione di governo del primo ministro Giorgia Meloni, che proibisce la pubblicazione di un’ordinanza di custodia cautelare prima della fine dell’udienza preliminare.

Un capitolo dell’analisi di Reporters sans frontières è dedicato a «Unione europea e orbanizzazione» (arancione è anche l’Ungheria di Orbán) e rileva la presenza di «forze politiche che provano a restringere il campo di azione del giornalismo indipendente». Una dinamica pericolosa «incarnata da personaggi come Orbán e Fico», che da adesso comprende pure «l’Italia di Meloni».

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