Il "politico" che sfida Farage a Clacton-on-Sea ci ricorda di non sottovalutare il potere della satira, che sembra essere l’ultima arma a disposizione del Paese che, più di tutti, ha sempre saputo ridere di sé stesso.
Un generale iraniano ha detto che l’Iran si bombarderà da solo pur di non farsi invadere e occupare dagli Usa
Lo ha dichiarato alla tv di Stato iraniana il generale di brigata Mohammad Akrami-Nia, secondo il quale «questa è la logica della guerra».
L’esercito iraniano lo ha detto senza mezzi termini: l’Iran preferirebbe bombardarsi da solo piuttosto che permettere alle forze americane di invadere e occupare il suo territorio. Il Pentagono sta infatti preparando diverse opzioni per operazioni di terra in Iran, operazioni che, seppur al momento non prevedano una vera e propria invasione, potrebbero coinvolgere migliaia di soldati e durare settimane, secondo quanto riportato dal Washington Post, che cita funzionari statunitensi anonimi, e ripreso da Euronews.
La risposta iraniana è da ricercare nella «logica della guerra» del generale di brigata Mohammad Akrami-Nia, che alla tv di Stato ha dichiarato esplicitamente che «se gli americani dovessero occupare il nostro territorio, allora noi bombarderemo il nostro territorio». La dichiarazione arriva mentre il Comando Centrale degli Stati Uniti ha segnato il decimo giorno consecutivo di attacchi contro obiettivi iraniani. La Casa Bianca ha detto che il Pentagono sta lavorando per dare al Presidente «il massimo margine di manovra», ma che «questo non significa che il Presidente abbia già preso una decisione». Trump dovrebbe decidere nei prossimi giorni come procedere. Nel frattempo dall’inizio della guerra a fine febbraio sono stati uccisi quindici militari statunitensi. Trump ha scritto su Truth Social: «Ogni volta che l’Iran uccide un soldato americano, pagherà per quell’omicidio molte volte».
L’ex ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki, ora deputato, ha detto che l’Iran dovrebbe andare oltre gli attacchi alle basi americane nella regione e prendere in considerazione la cattura di soldati americani. «Sono da tempo a favore di una guerra terrestre. Dovremmo impadronirci di una delle basi statunitensi nella regione, catturare le truppe e condurle nel nostro Paese». Il deputato Ahmad Bakhshayesh Ardestani ha aggiunto che se gli Stati Uniti dovessero occupare l’isola di Kharg, nello Stretto di Hormuz, Teheran potrebbe rispondere colpendo Kuwait e Bahrein. E ha spiegato la logica militare della minaccia: «I missili iraniani da Semnan, Zahedan, Isfahan e altre località possono raggiungere Kharg. Occupare l’isola la trasformerebbe in un bersaglio per l’Iran».
Quello che rende questo momento diverso da quelli vissuto nei precedenti dieci giorni non è l’intensità degli attacchi, ma il fatto che entrambe le parti stiano iniziando a parlare pubblicamente di conflitto a terra. L’idea di un’operazione di terra statunitense in Iran viene discussa apertamente al Pentagono e l’idea di una cattura di soldati americani è discussa apertamente nel Parlamento iraniano. Il Kuwait ospita le forze americane ed è già stato colpito duramente nell’ultima ondata di attacchi iraniani. L’unità speciale Saberin dell’IRGC ha una vasta esperienza di combattimento nei paesi confinanti. Ogni attacco produce una risposta, ogni risposta produce una minaccia più grande, ogni minaccia ora potrebbe produrre nuovi sul terreno.